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Ho conosciuto recentemente questa scrittrice. Quasi casualmente mi sono trovata con un suo libro fra le mani e mi sono chiesta come poter parlare di questa donna, una scrittice fondamentale per il messaggio che ci lascia: un messaggio di umanità che oltrepassa ogni barbarie e che trionfa fra il fango e l’ingiustizia. Non svelo subito la sua identità e vi chiedo di accettare la sfida alla cieca per non venir meno all’intento che sta dietro questo articolo. L’idea è di abbandonarci alla lettura di alcuni estratti di suoi scritti che abbineremo a scatti del fotoreporter Francesco Malavolta il quale ci aiuterà a concretizzare le parole di questa donna con foto per lo più inedite. Solo fra qualche articolo, sveleremo di chi si tratti. Per ora sappiate che è stata una indesiderata, una clandestina, una immigrata illegale, una che non meritava la vita che in effetti poi le è stata strappata. Potrebbe essere palestinese o siriana, somala o eritrea. Tuttavia, anche se non conosciamo da dove viene, conosciamo bene la realtà che descrive. Mi piacerebbe che chiunque leggesse, pensasse a che enorme ed incolmabile perdita avremmo avuto se non si fossero salvate nemmeno le sue parole. Ogni volta che ascoltiamo la notizia di un naufragio, di qualcuno che perde la vita perché vittima della nostra incuria, immaginate il genio e il talento che stiamo sprecando. Fra le onde di un mare che salva o condanna si smarriscono anche il Rinascimento, il Romanticismo, l’Illuminismo che non conosceremo mai.

E’ contro quelle come lei, ad esempio, che si voterà domenica in Ungheria pertanto mi è sembrato giusto far sentire la sua voce e far capire ancora una volta di cosa parliamo quando discutiamo di “profughi, migranti e clandestini”.

*Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani, ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso prometterti nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi*

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*Una volta ho scritto in uno dei miei diari: Vorrei proprio tastare i contorni di questo tempo con la punta delle dita. Ero seduta alla mia scrivania allora e non sapevo bene come accostarmi alla vita perché non l’avevo ancora toccata dentro di me. Ho imparato a farlo mentre ero seduta qui. Poi, d’un tratto, sono stata scaraventata in un centro del dolore umano… e là ho improvvisamente cominciato a leggere questo tempo come un insieme compiuto, e non solo questo tempo. Avevo imparato a leggere in me stessa, così ero in grado di leggere anche negli altri. Ho amato tanto la vita quand’ero seduta a questa scrivania ed ero circondata dai miei scrittori, dai miei poeti e dai miei fiori. E là, tra le tende popolate da uomini schiacciati e perseguitati, ho trovato conferma di questo amore*

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*Sento allora di essere un tutt’uno con la vita. Inoltre: non sono io individualmente a volere o a dovere fare questo o quello, ma che la vita è grande e buona e attraente ed eterna, e se tu dai tanta importanza a te stessa, ti agiti e fai chiasso, allora ti sfugge quella grande, potente ed eterna che è appunto la vita. E’ proprio in questi momenti che… un piccolo pezzo di eternità scende su di me con un largo colpo d’ala*

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*Ci vorrebbe un grande poeta, le cronachine giornalistiche non bastano più. Tutta l’Europa sta diventando pian piano un unico, grande campo di prigionia. Tutta l’Europa finirà per disporre di simili, amare esperienze. Sarà monotono se noi ci riferiremo scambievolmente i fatti nudi e crudi – le famiglie lacerate, le proprietà sottratte, le libertà perdute. E anche a proposito di filo spinato e di pasticcio di patate non si possono fare dei resoconti molto pittoreschi a chi è rimasto fuori: mi domando del resto se ne rimarranno fuori, posto che la storia insista ancora a lungo a percorrere i sentieri intrapresi*

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*Quando dal mondo saranno spariti i fili spinati verrai a vedere la mia camera, è così bella e tranquilla. Io trascorro delle mezze nottate alla scrivania, a leggere e a scrivere vicino alla piccola lampada. Ho qui circa 1500 pagine di diario dell’anno scorso e ora me le rileggo. Che ricca vita mi viene incontro da ogni pagina*

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Selezione foto e testi di Maria Grazia Patania

Photo Copyright: Francesco Malavolta

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