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Ci fu un periodo, nel 1980, in cui si verificarono grosse morie di pesci nella Rada di Augusta. Arrivarono anche gli ispettori del Ministero della salute e venne fuori da più medici, in una riunione ospedaliera, che si stava assistendo a un notevole incremento di malattie tumorali. Il pretore Augusto Condorelli avviò un’inchiesta e io mi interessai sia del rilevamento dei casi di malformazione con un registro collegato all’Università la Cattolica di Roma, sia di fare uno studio su tutte le cause di morte a partire dal 1951, ovvero il periodo pre-industriale, fino al 1980. I risultati per quanto riguarda i tumori furono eclatanti: nel quinquennio 1951-1955 ad Augusta moriva per tumore l’8,9% della popolazione, nel quinquennio 1976-1980 la percentuale era salita al 29,9%. Faccio un esempio: il tumore al polmone, che era quello in maggiore crescita, soprattutto nei maschi, passava da una incidenza del 9% nel primo quinquennio al 36,6% dell’ultimo. Più di sei volte. L’inquinamento era spaventoso, letteralmente fuori controllo, non si faceva nulla per migliorare gli impianti e per non inquinare.

A quel tempo c’erano, lungo 10 Km di territorio, tre raffinerie, tre centrali elettriche, un cementificio, un inceneritore portuale. Industrie che dal punto di vista chimico producevano veleno inquinando il territorio e avviandolo verso il disastro ambientale.

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Ho fatto uno studio che è durato fino al 1981, anno in cui hanno trasferito il Pretore Condorelli a Verona. Successivamente a me è stato inibito pure di controllare i registri di morte per continuare a fare la statistiche sulle cause di morte. Insieme a Legambiente nel 1989 abbiamo fatto una denuncia a tutti i direttori delle industrie così, una volta denunciati, io ho ottenuto l’incarico di perito e ho potuto riavere accesso ai registri e continuare altri 10 anni di statistiche. Non esistono bonifiche o situazioni migliorative, i tumori ad Augusta sono tra le percentuali più alte d’Italia nel registro dei tumori e che ci sia un rapporto di causa-effetto con l’inquinamento non c’è dubbio. Nei maschi, per esempio, ci sono circa 608 nuovi casi all’anno ogni 100.000 abitanti, basta scendere in paesi poco più a sud di circa 30 Km che questo 608 diventa 322, la stessa cosa se ci si  sposta poco più a nord. Nelle donne, invece, il valore è di circa 434 nuovi casi all’anno, se ci si sposta poco più a sud il valore scende a 225. Tutto questo non fa che generare grossi dubbi su un indiscutibile rapporto di causa-effetto. Anche le malformazioni sono aumentate negli ultimi tempi in cui ero primario dell’ospedale di Augusta, arrivando a toccare il 5,8% rispetto al 2,16 della Sicilia Orientale e al 2,12 della Sicilia Occidentale. Quando io parlo del 5,8% parlo dei casi che nascono con malformazioni, non parlo dei casi totali di malformazioni perché, per esempio, una recente indagine affidata alla ASL dalla Procura di Siracusa ha messo in evidenza che i casi di aborto ad Augusta sono aumentati di 4 volte rispetto alla media nazionale; una media che è doppia rispetto ai dati relativi all’intera provincia. Un terzo delle interruzioni di gravidanza è dovuta a malformazioni del sistema nervoso centrale del feto. È indiscussa la connessione tra inquinamento e malformazione del sistema nervoso centrale; il motivo di questa disfunzione è, infatti, l’altissimo inquinamento di mercurio e piombo presente in quest’area. Gli studi che ho fatto sui capelli mostrano che siamo pieni di metalli pesanti. Non solo i bambini, finanche il pesce pescato nei nostri mari mostra delle malformazioni con la colonna vertebrale a X o con delle pinne supplementari. I valori del mercurio nelle donne ad Augusta sono gli stessi delle donne di Minamata in Giappone, la media lì è di 0,17 e qui di 0,16. Ad Augusta, a differenza di Minamata, non c’è stata alcuna presa di responsabilità.

Le autorità amministrative italiane hanno imposto alle imprese della Rada di Augusta di disinquinare i siti ma queste hanno fatto ricorso al TAR. Il TAR della Sicilia ha rinviato la decisione alla Corte di Giustizia europea che si è espressa il 9 marzo 2010. Secondo la normativa europea c’è una responsabilità civile, anche se le autorità competenti hanno solo “indizi plausibili” di un nesso di causalità fra attività industriali e inquinamento. La Corte europea di giustizia ha chiarito che gli operatori del polo petrolchimico Augusta-Priolo-Melilli possono essere considerati civilmente responsabili dell’inquinamento del territorio perché gli indizi plausibili sono, per esempio, la vicinanza degli impianti alla zona inquinata e la corrispondenza tra sostanze inquinanti ritrovate e i componenti usati nella produzione.

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Io sono stato e sarò sempre un ambientalista, verde fino al midollo delle ossa. Ho fatto 30 anni di battaglie e spesso mi sono trovato solo o con qualche amico alle spalle. Ci sono troppi interessi a livello politico e troppi poteri, quindi non mi ascoltano, neanche mi ricevono se chiedo degli incontri. Io credo che in Italia non ci sia un altro sito studiato quanto “il triangolo della morte” dal punto di vista dei danni che sono stati arrecati all’ambiente e alla salute. Abbiamo dati che partono dal 1951; i dati che vengono fuori adesso dal Ministero della Sanità, noi li conoscevamo già nell’81, dati che sono stati tra l’altro sempre contestati perché, per esempio, quando denunciavo l’incremento elevatissimo del tumore al polmone nei maschi, perché sono maggiormente gli uomini a essere impiegati nelle industrie, veniva data la colpa al fumo delle sigarette. Ma come può semplicemente il fumo fare quadruplicare i dati dei morti per cancro al polmone? Tra l’altro era evidentissimo che ci fossero dei problemi legati soprattutto alla contaminazione della catena alimentare: aumentavano i tumori del fegato, i tumori del pancreas, i tumori del colon e aumentavano anche i tumori che allora non erano molto conosciuti, ovvero quelli dell’encefalo. Tutti i dati che io ho raccolto negli anni, sono stati sempre contestati. Io sono stato accusato di essere un pediatra che non sapeva svolgere il suo mestiere perché non capiva niente e quello che denunciavo erano tutte mie invenzioni. Nell’81 i dati che avevo raccolto li portai a Roma e mi venne detto che loro non erano a conoscenza dei fatti, pertanto mi fu assicurato che gli studi sarebbero continuati. Così è stato: nel 2001 e nel 2002 sono stati pubblicati dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Oggi i dati sono peggiorativi, sistematicamente peggiorativi. Dopo il 2001 non venivo più attaccato e questi dati non venivano più contestati e pensavo che grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità avessero cominciato a capire, invece negli ultimi anni, manipolando gli stessi dati vengo attaccato io e quindi la stessa O.M.S. perché quando io dico che l’incidenza di tumore nei maschi nella zona del triangolo industriale è di 608,4 all’anno per 100.000 abitanti, mi viene risposto che nei registri italiani la media è 550 ed è una grossa menzogna, vuol dire voler alterare i dati, perché in Italia i registri tumori sono a macchia di leopardo, sono fatti dove ci sono i problemi. È chiaro che la media di questi registri è molto alta. I dati vanno confrontati con il resto del territorio. L’inquinamento del territorio è causato anche dal fenomeno delle “ricadute” perché per 300 giorni l’anno la direzione dei venti è nord-sud, non solo, le fonti di approvvigionamento dell’acqua sono a monte dei serbatoi e i serbatoi sono dei veri e propri cola brodo. Ci sono dei serbatoi che sono a fondo unico, non a doppio fondo e perdono, tanto che ad alcuni cittadini viene fuori la benzina dal pozzo, oppure, cosa che pochi sanno, nel 1994 è stata fatta un’opera di bonifica in un pozzo a Priolo dove sono venuti fuori 2.963 metri cubi di gasolio.

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Mi ricordo com’era la Rada di Augusta prima del petrolchimico: quando non c’erano le industrie era un paese meraviglioso, c’era la marina, l’aviazione con gli idrovolanti che atterravano in mare. La costa che le industrie hanno occupato era una zona archeologica vastissima, era una città greca chiamata Megara Iblea distrutta dai romani. È un’area piena di resti archeologici di cui adesso è rimasto solo un buco pieno di resti che giace in mezzo alle industrie. L’arrivo dell’industrializzazione non è stato un vantaggio. Ci era stato presentato come un sogno di progresso e di benessere ma se fossimo andati verso uno sviluppo turistico, al quale auspicavo quando ero ragazzo, quando ero un liceale, oggi sarebbe ancora una zona meravigliosa.

Questo contributo è frutto dell’unione di interviste poste al Dott. Giacinto Franco e non vuole essere un ricordo alla sua memoria ma la testimonianza di come viva in chi prosegue il suo cammino. Amo l’idea che il suo pugno possa ancora scrivere parole ricche di forza e concetti pregni di denuncia come solo lui era in grado di fare. Il 28 di ogni mese Padre Palmiro Prisutto celebra una messa in memoria delle vittime del cancro ad Augusta e il modo più efficace per essere presenti in questo giorno non solo di memoria ma anche di lotta, è attraverso le parole immortali di chi di questa lotta ne ha fatta una missione di vita: il Dott. Giacinto Franco primario del reparto pediatrico dell’ospedale di Augusta. Volutamente si suole usare il termine “vittime” perché come ricorda l’instancabile Padre Prisutto nella sua battaglia a favore del diritto alla vita e a difesa dell’ambiente, “se dovessi morire di cancro sarebbe omicidio”.

Foto prese dal web.

Di Claudia La Ferla

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