La colpa di chiamarsi donna

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Articolo 10
Nessuno deve essere perseguito per le sue opinioni, anche quelle fondamentali. La donna ha il diritto di salire sul patibolo; ella deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna, purché le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

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Ph. Michelangelo Mignosa

Sguardi sognanti verso un futuro ancora incerto. Occhi di donne desiderosi di guardare nuove terre e di vivere un tempo che sia finalmente radicato a termini quali “diritto” e “libertà”. Ma le terre al di qua del mare non sono luoghi dorati in grado di realizzare sogni e tanto meno capaci di mantenere le aspettative. Penso a corpi di donne bruciati, martoriati, gettati in un fosso, sfregiati con l’acido e infinite volte graffiati e percossi con la violenza delle parole. Esiste ancora una colpa nel cui nome brute mani “puniscono”:  la colpa di chiamarsi donna. Come un peccato originale che ci si porta sulle spalle è difficile conquistare credibilità, responsabilità, professionalità, perché l’amara verità è che spesso, per una donna, il termine CONQUISTA pesa più di un macigno. Quasi come fosse una lotta per l’appropriazione indebita di qualcosa che non le appartiene, una donna deve dimostrare di potercela fare, di essere intelligente, di poter ricoprire un ruolo e soprattutto di non essere stata “progettata” rimanere incastrata dentro una categoria prestabilita. Una donna può essere tutto ciò che vuole. Continua a leggere

Discriminazione orizzontale

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Art 7 – Per nessuna donna si farà eccezione: la donna è accusata, arrestata, e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a tale Legge rigorosa.

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Photo Copyright – Francesco Malavolta

Penso agli stati islamici in cui vige la legge del Corano, la Shari’a, e penso ai cosiddetti stati laici, come l’Italia: paese in cui importanti conquiste civili, come il diritto all’aborto, vengono costantemente attaccate da fondamentalisti religiosi che si rifanno a un testo vecchio di centinaia di anni.

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Il Secondo Sesso

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Art 5 – Le leggi della natura e della ragione vietano tutte le azioni nocive alla società: tutto quello che non è vietato da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare quello che tali leggi non ordinano.

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Photo Copyright – Francesco Malavolta

… egli era un bidello; io ero una donna. Questo era il prato del collegio; il sentiero era quello. Su questo prato potevano passeggiare soltanto i professori e gli universitari; il mio posto era la ghiaia […] apparve un signore modesto, argentato, gentilissimo, il quale mentre mi scacciava rimpiangeva a voce bassa la deplorevole circostanza che le signore potessero visitare la biblioteca soltanto se accompagnate da un professore del collegio, oppure munite di una lettera di presentazione – Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé (Milano, Il Saggiatore, 1963)

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Spose di guerra

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Articolo III Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.

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Di mattina i bambini giocano e studiano con l’infermiera Noor. Malak di 7 anni e Yania di 10 vengono entrambe dallo Yemen: le ustioni sul loro corpo sono dovute alle esplosioni provocate dalla guerra in corso nel loro paese. Photo Copyright: Alessio Mamo, Wounds without Borders

Ragazze e bambine in situazioni di crisi umanitarie o catastrofi ambientali sono vittime due volte. Non solo subiscono gli effetti della guerra o della catastrofe ambientale in questione, ma diventano enormemente più fragili ed esposte alla violenza.

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Guerra alle bambine

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Articolo I La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Wounds Without Borders

Anhar, 5 anni, e Aisha, 7 anni, vengono entrambe dallo Yemen e spesso durante il giorno giocano sul letto della madre di Ahnar al 4′ piano del ospedale di MSF ad Amman. Photo Copyright: Alessio Mamo, Wounds without Borders

Nel 2015 in Yemen è scoppiata una guerra fra le forze leali al governo del Presidente Abdrabbuh Mansour Hadi riconosciuto dalla comunità internazionale e la fazione dei ribelli Houthi. I risultati del conflitto sono visibili sul corpo di queste bambine private di ogni residuo di infanzia, sfigurate e devastate fisicamente ed emotivamente da una violenza le cui cause a loro restano ignote.

Nascere in un paese sconvolto dalla guerra e quasi totalmente dimenticato significa essere sfregiata o uccisa nel silenzio e nell’indifferenza. Significa portare sul corpo e nell’anima il peso della sfortuna geografica. Significa non poter mai conoscere il significato di libertà, giustizia ed uguaglianza.

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I Giorni delle Donne, 2017

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Per il secondo anno consecutivo abbiamo deciso di dedicare alla giornata delle Donne una programmazione che partirà dalla Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina e a cui ha voluto partecipare in apertura anche MB, il nostro ultimo Figlio della Fortuna.

Nei prossimi giorni rifletteremo sulla differenza fra i diritti elencati nel testo in esame e la triste realtà dei fatti che invece contraddice quegli stessi diritti. MB voleva capire chi fosse Antigone e perché avessimo deciso di dedicare a lei il nome del Collettivo Antigone. Di seguito quello che MB ha imparato.

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*Photo Copyright: Michelangelo Mignosa

Antigone è la protagonista di una tragedia del poeta tragico greco Sofocle vissuto nel V secolo a.C. Antigone è nata dal matrimonio fra Giocasta e Edipo che, senza saperlo, aveva commesso due fatti terribili: aveva ucciso il padre Laio e sposato la sua stessa madre Giocasta.

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Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina

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Janusz Korwin-Mikke, padre di tre figlie, è l’europarlamentare polacco di estrema destra che pochi giorni fa, in aula, ha dichiarato “E’ giusto che le donne guadagnino meno di me, perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti… Quindi devono guadagnare di meno, è così e basta”.

Rispondiamo all’europarlamentare con un testo redatto nel 1791 da Olympe de Gouges, drammatuga francese.

La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina è una correzione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino che rivendica l’uguaglianza mediante il riconoscimento per le donne del diritto di voto, di accedere alle cariche pubbliche, del diritto di proprietà, del diritto alla libertà professionale.
Redatta due anni dopo il 1789, la Dichiarazione di de Gouges critica la Rivoluzione di aver escluso le donne dai principi di libertà e uguaglianza per cui anch’esse si erano battute.
La Dichiarazione del 1791 venne presentata all’Assemblée Nationale per essere approvata, esigendo l’assimilazione legale, politica e sociale delle donne; il testo si compone di diciassette articoli preceduti da una breve introduzione e seguiti da una postfazione e da un’illuminata forma di contratto sociale tra l’Uomo e la Donna.

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La Terra non ha frontiere

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Augusta, 2 Marzo 2017

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*Photo Copyright: Michelangelo Mignosa

Ci sono luoghi bistrattati e spesso dimenticati, luoghi che sembrano essere colpiti da un sortilegio che li condanna a rimanere nel buio. Ma su quei luoghi quando arriva la luce, brilla più forte.

Il 2 Marzo ad Augusta presso il wine bar Lebowski sono entrati 13 raggi di luce. 13 Figli della Fortuna si sono ritrovati in un luogo ospitale per partecipare ad un incontro col Collettivo Antigone. 12 di questi Figli della Fortuna sono minori non accompagnati ospiti di una casa famiglia dove ogni giorno -un gesto dopo l’altro- cercano di costruire la loro nuova vita e di ricucire le speranze stralciate da un mondo crudele che ha dimenticato la bellezza dei sogni.

Ma è proprio da un sogno che nasce il progetto del Collettivo Antigone: un sogno condiviso di Amore e Fratellanza universale. Un sogno di ribellione e resistenza con le sole armi che conosciamo: parole e cultura.

Augusta da anni è in prima linea nell’accoglienza di chi arriva dopo un viaggio infernale che nessuna parola umana riuscirà mai a descrivere fino in fondo. Il porto di Augusta è stato per molti il luogo della rinascita, la banchina della salvezza e sotto il suo cielo in tanti hanno sognato una nuova vita finalmente al riparo dalla violenza.

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La mia infanzia a Serrekunda

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Sono cresciuto a Serrekunda in un tempo in cui tutti si guardavano come fratelli. Giocavamo fuori per le strade a costruire tane e fare altalene sull’albero. Ci sporcavamo, non mangiavamo al ristorante, ma abbiamo sempre mangiato cibi preparati in casa dai genitori.

Giocavo a tici tack e nascondino. Non c’erano le bottiglie d’acqua, ma bevevamo sempre l’acqua del rubinetto o direttamente da una pentola usando tutti gli stessi bicchieri. Non avevamo bisogno di inviti o di chiamare prima di andare a trovare gli amici. Non c’erano cose come cellulari e dispositivi elettronici. Non avevamo paura di nulla.

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Diritti umani: un’eredità a rischio

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Dal 20 al 24 Febbraio abbiamo raccontato, ognuna a modo suo, lo scarto pericoloso fra la sfera dei diritti garantiti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, che rappresenta una conquista fondamentale della Rivoluzione Francese, e la realtà. Abbiamo preso gli articoli, uno ad uno, per contrapporli a situazioni in aperta violazione delle garanzie previste e per riflettere su queste stesse violazioni.

Nessuna di noi vorrebbe essere uno spaccapietre del Nepal o uno scarto fra gli scarti dei dannati dell’India di Alessio Mamo. Nessuna di noi vorrebbe essere detenuta o arrestata arbitrariamente o osservare il mondo da dietro una recinto di filo spinato come la bimba ritratta da Riccardo Pareggiani a Idomeni. Nessuna inoltre vorrebbe essere il migrante in bianco appena salvato ed immortalato da Michelangelo Mignosa il cui sguardo silenzioso ci interroga su domande scomode quanto impellenti. Vorremmo noi essere al suo posto? Vorremmo diventare numeri fra i numeri, bianco fra il bianco, niente fra il niente? Infine nessuna di noi vorrebbe essere costretta a dormire fra cocci taglienti in qualche angolo di rotta balcanica documentato da Francesco Malavolta.

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