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Il Collettivo Antigone si unisce all’appello già lanciato dall’ARCI  e sottoscritto da altre organizzazioni per un’immediata mobilitazione al fine di evitare un nuovo vergognoso stallo della Sea Watch, del suo equipaggio e delle persone a bordo scampate a un naufragio.

Come Collettivo Antigone, chiediamo che Augusta non rimanga in silenzio. Esprimiamo enorme preoccupazione per le condizioni psicofisiche di chi -dopo un viaggio infernale- è costretto a stazionare proprio a un passo da “casa nostra”, interrogando la nostra umanità con domande che nulla hanno a che fare con la politica.

Augusta ha il dovere di confermarsi città di pace, porto di speranza e simbolo indiscusso di solidarietà, ottemperando agli obblighi imposti dal Diritto Internazionale e a universali imperativi morali. È il momento di scegliere fra Antigone e Creonte, fra i diritti umani mai negoziabili e il mutevole opportunismo politico.

Certe di rappresentare una parte della cittadinanza che non rimane indifferente di fronte alla sofferenza di chi fugge da guerre e povertà estrema, chiediamo di conoscere la posizione dell’amministrazione in carica nella Città di Augusta.

Alle persone salvate in mare verrà garantito un luogo sicuro a prescindere dalla loro nazionalità, dal loro status o dalle circostanze in cui vengono trovate”, RESOLUTION MSC.167(78) (adopted on 20 May 2004) GUIDELINES ON THE TREATMENT OF PERSONS RESCUED AT SEA

Col sostegno di Cento Passi Augusta e Fondazione Famiglia Giuseppe Catalano Onlus