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Migliaia di civili sono intrappolati nel sud-est della Siria, dove persistono i combattimenti tra Isis e forze curdo-siriane sostenute dagli Usa. È questo l’allarme lanciato dall’Onu, secondo cui nella zona di Hajin, vicino al confine con l’Iraq, vi sono molte donne e bambini tra le persone che hanno urgente bisogno di aiuto umanitario. L’allarme più straziante arriva, infatti, dall’Unicef: 15 bambini sono morti nelle ultime settimane a causa del freddo e della mancanza di cure mediche, 13 di loro avevano meno di un anno. Otto di loro sono morti nel campo di Rukban per le temperature rigide, mentre altri sette sono morti nella fuga dal bastione jihadista di Hajin. Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini che si trovano in campi improvvisati, dove le organizzazioni internazionali non arrivano. La situazione è drammatica anche nel vicino Libano con 66 campi in piena emergenza – si tratta delle foto delle tende di Arsal girate sul web negli ultimi giorni per creare una fake news sui terremotati del Centro Italia – anche se è in Siria che lo scenario diventa davvero devastante a causa dell’isolamento in cui sono costretti a vivere da anni gli sfollati.

In un solo un mese almeno 8 bambini, la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un’ora, sono morti, spiega in una nota Geert Cappelaere, direttore regionale dell’Unicef in Medioriente e in Nord Africa, aggiungendo che senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria. Gli ultimi aiuti umanitari, portati da convogli dell’Onu solo dopo un estenuante negoziato, sono entrati all’inizio di novembre. I rifugiati vivono in mezzo al nulla, abbandonati a se stessi tanto che qualche giorno fa una donna ha tentato il suicidio dandosi fuoco con i figli per la disperazione. Lo scenario è desolante e disumano: tende portate via da vento e pioggia e pochi averi distrutti dall’acqua.

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Ph. Francesco Malavolta

Le vite dei bambini – denuncia l’Unicef – continuano ad essere stroncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. A Rukban, dove l’80% delle circa 45.000 persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie. Allo stesso tempo – spiega ancora l’Unicef – nella Siria orientale le dure violenze ad Hajin, nell’area di Deir-Ez-Zor, hanno causato lo sfollamento di circa 10.000 persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un’influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo protetto fuori dalle aree di scontro e di facilitare l’accesso all’assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria. I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte.

I civili in fuga dagli scontri e dai raid USA ancora in atto nonostante l’annuncio del ritiro, arrivano ad Hajin, nel governatorato di Deir Ezzor, nei campi a nord gestiti dai curdi, a piedi sotto la pioggia torrenziale e la neve. Ci impiegano giorni a raggiungere un riparo, sfiniti e denutriti. Oppure arrivano nella provincia di Idlib, dall’altra parte, a ovest dove, secondo quanto denuncia l’Unhcr, almeno 11.000 bambini e le loro famiglie si sono ritrovati senza riparo a causa delle piogge che hanno colpito la zona e le temperature scese sotto lo zero. Le tende sono distrutte e non ci sono più coperte disponibili. Il numero di persone che si sono spostate a Idlib nel corso dell’anno è enorme – dice Caroline Anning di Save the Children – e c’è il rischio che altre ne arrivino. Arrivano, però, dove di aiuti ce ne sono ben pochi: mancano strutture mediche e la tempesta ha reso irraggiungibili molte aree della provincia.

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Ph. Francesco Malavolta

Dall’inizio del conflitto sono morti migliaia di bambini, non solo per le armi, ma anche per malattie e malnutrizione in campi profughi come quelli colpiti dall’alluvione durante i giorni di Natale. Le tende dei campi di Idlib e Aleppo, infatti, sono state spazzate via dalla pioggia e dal fango nel più drammatico allagamento dall’inizio della guerra. In alcune zone l’acqua arrivava alle ginocchia sommergendo tutto ciò che i rifugiati possedevano. Anziani e bambini sono stati portati via a braccia pur di strapparli alla morte.

In Siria, tra gennaio e settembre, le Nazioni Unite hanno verificato l’uccisione di 870 bambini, il più alto numero di sempre nei primi 9 mesi di ogni anno da quando il conflitto è scoppiato.

La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate – Geert Cappelaere.

Di Claudia La Ferla