Lo scorso 7 novembre, il Decreto Immigrazione e Sicurezza è stato approvato dal Senato, nonostante sia un documento osceno e sfortunatamente conforme all’approccio dell’attuale governo sulla questione migratoria. Eliminata ogni residua traccia di empatia, sta saltando anche l’impianto giuridico costruito nel tempo: con un colpo di spugna si cancella ogni conquista di civiltà.

Forse non c’è molto da stupirsi visto che il veleno propagandistico cui ci hanno abituate dal 2016 ha criminalizzato ogni forma di solidarietà, scardinando anche il salvataggio in mare. Una pratica millenaria, vecchia quanto l’uomo, radicata nel nostro DNA, centrale nel Diritto Consuetudinario e codificata in convenzioni e trattati internazionali, è stata messa in discussione da miserabili politicanti fino a capovolgere l’ordine delle cose: salvare vite è diventato reato, rispettare gli esseri umani qualcosa di cui vergognarsi.

Da due anni vivo la frontiera ogni giorno qui, ad Augusta, nella città che per anni è stata primo porto di sbarco in Europa, e so con certezza cosa accadrà. La malavita farà banchetto di questi sventurati a cui non riusciamo a trovare un posto nel mondo. Saranno i criminali ad “accogliere” coloro che noi rifiutiamo: alla mafia non importano il colore della pelle, la provenienza, la religione o i documenti in regola. Basta che ti fai spremere e sfruttare come una bestia da soma, zitto, tragicamente assuefatto all’ingiustizia. Eccola la democrazia dello sfruttamento e del caporalato.

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La protezione umanitaria è quella maggiormente presa di mira: quella protezione che riconosceva il sacrosanto diritto ad essere tutelato non solo se scappi dalla guerra, ma anche se sei stato vittima di torture, tratta, trattamenti disumani o se esiste un fondato rischio che possa esserlo.

Ai miei ragazzi arrivati 2014 la concessero… Non ricordo nessuno la cui domanda fu respinta e da quel momento loro sono rinati seppur fra mille difficoltà. Quel pezzo di carta ha segnato la linea fra diritto e terra di nessuno, ha significato “Esisto. Ci sono. Dovete pre/occuparvi di me”.

Ma a quelli di quest’anno cosa succederà?

Con l’abrogazione della norma per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, si potrà concedere un permesso di soggiorno per protezione speciale qualora le Commissioni valutino l’esistenza di un rischio concreto di tortura o persecuzione. Come se di solito, si intraprendessero questi viaggi infernali per capriccio o vacanza.

Sono giorni strani: si parla di famiglia, di donne, di vita da procreare come fossimo nel Medioevo, ma si continua a oltraggiare l’esistenza stessa dei migranti. Li chiamo così io, senza distinzione giuridica: migrano, si muovono. Sono stata migrante anche io quando sono andata in Germania senza parlare una parola di tedesco o conoscere il lavoro. Ho rubato il lavoro a una donna tedesca nel 2013 perché il mio capo si mise in testa che io ero il suo  investimento. Era un tempo in cui sentivo di valere niente, non trovavo lavoro in Italia e nemmeno ricevevo risposta quando inviavo una candidatura. Ma a Bonn mi rifeci una vita e da quel momento cambiò ogni cosa.

Ecco, io non riesco a capire in cosa sarei diversa io dai miei figli del mare. Perché a me vengono date opportunità e a Sarju, Omar, Osman, Aboubakar no. Io appartengo al mondo, non mi importa la nazionalità e non accetterò risposte basate sul mio essere cittadina italiana o europea per giustificare lo status quo.

È sbagliato, è perverso, è ingiusto.

Io non posso rassegnarmi a sapere che i ragazzi che ho seguito con le migliori speranze finiranno nei campi a spaccarsi la schiena per il pomodoro che rende famosa la Sicilia nel mondo, per le patate che posso acquistare a prezzi sempre più bassi, per le arance che svenderemo in nome della competitività capitalista. Non ci sto.

Io li ho visti quei ragazzi, quegli uomini. Ho visto le loro mani lente scacciare le mosche che li braccavano nel caldo estivo, sono entrata nelle loro misere baracche, ho mangiato le patate fritte che preparavano per cena e abbiamo parlato. Come uomini e donna. Come pari. Come umani. E loro sono me, e io sono loro.

Quella non è vita. È un triste appannaggio dell’esistenza stessa, un qualcosa mosso dal battito e dal respiro che però ha quasi del tutto smarrito il senso della vita a causa di abusi e vessazioni.

Mi chiedo se chi parla a sproposito abbia idea di cosa significhi essere loro. Mi chiedo se conosca il terrore della morte, la tortura, la violenza più becera, la malinconia della terra natale, la mancanza irreparabile di luoghi che non rivedrai mai più. Chi ci governa e ci aizza contro questi ultimi che forse non saranno mai primi è umano come me? Non so.

E tutti gli altri, i cittadini e le cittadine di questo Paese, sono ciechi? Sono stupidi? Sono solo drammaticamente egoisti? Come si fa a non capire che il futuro è uno solo per tutti? Come si fa a ignorare che i diritti sono diritti, non privilegi? Che se li togli a qualcuno li perderai anche tu?

Mentre insegnavo italiano a questi figli dimenticati di donne lontane, mentre portavo la minestra calda ad alcuni di loro buttati in strada come cani nel dileggio di chi difende il decoro urbano, mentre tenevo le loro mani dal dentista, ho capito che io sono loro. Anche se non ho mai conosciuto la fame, il freddo, la paura, la brutalità e la violenza. Anche se la vita è stata oltremodo generosa con me, se avessi solo il mio corpo come bene posseduto, venderei quello. Lo venderei al miglior offerente pur di non sentire i morsi della fame o la vergogna di non poter aiutare la mia famiglia che ha puntato tutto su di me come si fa con la lotteria.

Stiamo costringendo migliaia di persone all’irregolarità, le priviamo della dignità di esseri umani, le costringiamo a vivere ai margini della società e fingiamo di sorprenderci se cadono nella trappola della delinquenza. Ma che alternative hanno? Senza imparare la lingua o ricevere formazione professionale, senza nemmeno potersi mettere in regola, non hanno scelta ed è proprio questa la strategia: creare una insopportabile tensione sociale che si autoalimenti fra degrado, povertà ed esclusione.

Io mi rifiuto di abitare con rassegnazione un mondo brutale che elimina i diritti di persone vulnerabili per trasformarle in capri espiatori dei nostri fallimenti e per darle in pasto alla criminalità organizzata. Oltre la propaganda, ci sono gli esseri umani. Sempre.

di Maria Grazia Patania

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