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10 ottobre 2018. Ballaró, cuore antico di Palermo. Già dal nome si capisce che qui è passato tutto il Mediterraneo da secoli. Non poteva esserci altro luogo dove presentare alla città il progetto di Mediterranea e della nave Mare Jonio, la prima imbarcazione battente bandiera italiana che solca il mare a sud della Sicilia per una missione di monitoraggio, testimonianza, salvataggio e denuncia della situazione lungo la rotta del Mediterraneo Centrale.

Una follia necessaria, come raccontano gli uomini e le donne che hanno deciso di mettersi in mare, per riprendere parola e rompere un muro di silenzio e cattiveria che sembra essere l’elemento dominante di questi tempi bui.

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È proprio per riprendere parola che una vasta rete di associazioni ha deciso, semplicemente, che non bastavano più sit-in e manifestazioni ma che occorreva fare. Dare un contributo in prima persona nella battaglia navale che si combatte ogni giorno a pochi chilometri dalle nostre coste.

Così in pochi mesi, con passione e professionalità, l’idea è diventata azione. Un comitato di garanti, la disponibilità di banca etica, un fido di 700mila euro, la creazione di un equipaggio. E infine il mare.

Una volta salpata, la nave ha provocato una serie di effetti immediati fra cui attivismo nuovo della guardia costiera maltese, fine delle segnalazioni sulle imbarcazioni in difficoltà e dei soccorsi. Tutti gli attori governativi sono attualmente impegnati nel nascondere alla vista di Mediterranea quanto sta avvenendo, confermando quanta paura faccia la verità a governi e stati che hanno deciso semplicemente di volgere lo sguardo dall’altra parte rispetto alla tragedia continua che avviene in Libia e davanti alle coste di quel paese che qualcuno si ostina a considerare “porto sicuro” nonostante testimonianze, rapporti internazionali e prove concrete di trattamenti inumani, torture e stupri in veri e propri lager.

Mediterranea è, a tutti gli effetti, un pezzo di Italia. Un’Italia che ha deciso di non voltare le spalle alla sua storia e all’umanità. E così quella imbarcazione non salva solo uomini e donne che provano a scappare da mille orrori, ma salva anche noi. Salva l’onore di questo paese che vive un momento incerto e terribile ma che è ancora capace di agire e impegnarsi.

In pochi giorni oltre 100mila euro sono stati raccolti con una grande campagna di fundraising, ed è questa la migliore risposta a chi dice che non c’è più speranza.

Di Sergio Lima

Qui maggiori informazioni sul progetto e il link per le donazioni a sostegno della missione
Qui il diario di bordo di Valerio Nicolosi per TPI

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