شكرا!

Ieri ho imparato la mia prima parola in arabo: una parola breve, che sembrava semplice ma che non riuscivo proprio a pronunciare correttamente. “Shokran”. Vuol dire “grazie”.

Ogni volta che torno a casa dopo essere stata al centro, mi sento sempre un po’ più felice, ma ieri mi sentivo più “ricca”.

Quando vado, parlo sempre con loro in italiano e in inglese, ma ieri mi hanno voluto fare questo regalo. Dopo aver risposto correttamente a una mia domanda, ho esclamato “bravissimi” e loro mi hanno risposto in una maniera incomprensibile, che a me, in realtà sembrava, un po’ una parolaccia. Vedendo la mia faccia strana, sono subito scoppiati a ridere e mi hanno spiegato che mi stavano ringraziando in arabo. Quando ho provato a ripetere quello che mi avevano detto, si sono invertiti i ruoli: io ero diventata l’alunna curiosa che voleva imparare e loro i maestri attenti e desiderosi di trasmettermi qualcosa. E come si impegnavano! Io non riuscivo a ripetere una parola così piccola e loro in pochissimi mesi hanno già imparato il passato prossimo, l’imperfetto e persino il futuro. Tornando a casa pensavo alla loro forza, alla loro determinazione e alla loro voglia di integrarsi in una città completamente nuova. Quello che ogni volta mi sorprende è la loro voglia di imparare.

“Subito dopo aver imparato l’italiano, voglio fare lezioni di informatica”, mi ha detto l’altro giorno uno di loro.

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Stare con loro per una o due orette mi dà sempre una carica in più. Arrivata a casa, inizio a parlare e a parlare e non finisco più. Racconto alla mia famiglia di chi si prepara al Ramadan, di chi quel giorno non è venuto o di chi mi sembrava triste o stanco; delle loro facce arrabbiate a causa delle tante eccezioni grammaticali ma anche dei loro sorrisi quando capiscono le regole; degli abbracci, delle loro curiosità, delle loro continue domande sull’università, sui miei studi e sugli esami. Ogni volta mi aprono una piccola finestrella sul loro mondo e mi permettono di dare una sbirciata.

Abbiamo lo stesso sangue rosso, sogni e speranze molto simili, due braccia, due gambe e due occhi. Eppure siamo diversi. Ma diverso, non vuol dire brutto, incompatibile o cattivo. Diversità è ricchezza. Io ti racconto qualcosa di me, tu mi racconti qualcosa di te ed entrambi siamo più ricchi.

di Aurora Di Grande

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