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La Repubblica del Gambia si trova in Africa occidentale ed è uno dei più piccoli stati del continente. È circondata dal Senegal salvo il breve tratto in cui il fiume Gambia sfocia nell’Oceano Atlantico.
La sua capitale è Banjul, sulla riva sud del Gambia, ma i maggiori centri sono la vicina Serekunda, anch’essa affacciata sull’Atlantico e Brikama, poco più lontana dall’oceano.

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Fonte immagine Google Maps

La storia del Gambia affonda le sue radici nel commercio degli schiavi: per questo motivo, prima i portoghesi e poi gli inglesi, avevano bisogno di una colonia sul fiume spiegando, inoltre, la singolarità della forma dei confini di questo stato che sono tracciati a contorno dell’omonimo fiume che nasce nel vicino Senegal.

L’economia del Gambia è fondata sull’agricoltura e, in minima parte, anche pesca e turismo contribuiscono allo sviluppo del paese anche se circa un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
Il PIL (nominale) pro capite del Gambia (dato aggiornato al 2012), è pari a 497 dollari.

Alla fine del XVI secolo il Portogallo cedette i diritti di commercio sul Gambia a dei mercanti inglesi; da allora il paese ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito solo nel 1965, anno in cui entrò a far parte del Commonwealth.
Il paese è abitato da una grande varietà di gruppi etnici tra cui la religione maggiormente praticata è l’Islam. Il restante 10% della popolazione è cristiano. Dopo l’indipendenza il paese ha conosciuto un lungo periodo di relativa tranquillità, considerata la quasi assenza di scontri tra i diversi gruppi etnici e la grande tolleranza religiosa per cui, nonostante la stragrande maggioranza della popolazione sia musulmana, il paese riconosce come ufficiali le festività cristiane come quelle islamiche.

La stabilità politica venne meno trent’anni dopo l’indipendenza quando, nel luglio del 1994, un colpo di stato consegnò il potere nelle mani di Yahya Jammeh, secondo presidente del Gambia e capo del partito “Alleanza Patriottica per il Riorientamento e la Costruzione”. Nel 1996 Jammeh fu poi eletto con l’appoggio del proprio partito ma, nonostante l’elezione formalmente democratica, iniziò ad adottare una politica in contrasto con la difesa dei Diritti Umani facendo imprigionare e uccidere i propri oppositori ed espellendo i giornalisti stranieri.

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Yahya Jammeh ospite alla Casa Bianca nel 2014. Fonte -> https://www.ibtimes.co.in/gambian-president-yahya-jammeh-threatens-slit-throats-gay-men-country-632175

La dittatura di Jammeh, il quale afferma di avere poteri taumaturgici che guariscono dall’infertilità e dall’AIDS, è stata descritta dal relatore delle Nazioni Unite nel suo rapporto sul Gambia del 2014, come un regime che ricorre all’uso della tortura mediante pestaggi, scariche elettriche e soffocamento o annegamento in acqua bollente. Tra le numerose sparizioni forzate ci sarebbe anche un bambino.
Nello stesso 2014 entra in vigore una legge che prevede l’ergastolo per il reato di “omosessualità aggravata”, viene inoltre disposta la ripresa delle esecuzioni, annunciando l’ampliamento del numero dei reati per cui è prevista la pena di morte tra i quali il reato di “rendersi irreperibili” che, nel caso di un respingimento e di un conseguente rimpatrio, consegnerebbe alle autorità chi prova a fuggire.

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Jammeh ospite all’Eliseo nel 2013. Fonte -> http://uk.businessinsider.com/the-story-of-njaga-jagne-2015-1?IR=T

Nel 2013 Jammeh ritira il Gambia dal Commonwealth e, due anni più tardi, nel 2015 stabilisce che l’arabo debba sostituire l’inglese negli organismi statali e nell’ambito dell’istruzione pubblica nonostante l’arabo non sia la lingua madre di nessuna delle etnie gambiane. La decisione è probabilmente collegata agli investimenti di Libano, Giordania e Siria (prima della guerra) nei settori nevralgici dell’economia gambiana.

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Jammeh con Ma Ying-jeou, presidente della Repubblica di Cina dal 2008 al 2016. Fonte -> http://africanarguments.org/2016/01/28/why-does-jammeh-want-to-make-the-gambia-an-islamic-republic/

In seguito alle elezioni del dicembre 2016, Adama Barrow, un imprenditore e membro del Partito Democratico Unito rientrato in Gambia dalla Gran Bretagna dove viveva da molti anni, viene dichiarato vincitore delle presidenziali.
Jammeh ha prima dichiarato che si sarebbe ritirato a seguito della sconfitta ma ha poi considerato nulli i risultati chiedendo una seconda turnata elettorale e innescando una crisi costituzionale oltre che provocando l’intromissione da parte di una coalizione vicina all’ECOWAS.
Il 20 gennaio 2017, Jammeh ha annunciato che si sarebbe ritirato lasciando il paese e un mese dopo, il Gambia ha iniziato le procedure per la riammissione al Commonwealth.

Adama Barrow è diventato leader del suo partito nel 2016, dopo l’arresto del suo predecessore.
La sua campagna elettorale ha puntato molto l’attenzione sulla volontà di costruire un “Nuovo Gambia” ma è ancora presto per fare previsioni dopo ventidue anni di regime, basti ricordare che l’omosessualità in Gambia è ancora un reato.
Le prime iniziative del nuovo presidente, oltre al rientro tra i paesi del Commonwealth, riguardano una riforma dell’Agenzia Nazionale di Intelligence (NIA) e l’istituzione di una commissione per la riforma costituzionale, l’abolizione della pena di morte e l’istituzione di una commissione che provveda alle riparazioni nei confronti delle vittime della dittatura.
Purtroppo nel paese, nonostante sia formalmente vietata, l’infibulazione è ancora diffusa mentre l’aborto resta un reato.

Jammeh è partito per l’esilio in Guinea Equatoriale portando con sé l’1% del PIL nazionale in forma di denaro, automobili e svariati beni di lusso.

 

Approfondimenti:

Rapporto annuale  Poverty and Shared Prosperity (2016) della Banca Mondiale -> https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/25078/9781464809583.pdf

Rapporto annuale di Amnesty International -> https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2017-2018/africa/gambia/

Di Cristina Monasteri

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