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Cheick Fantamady Camara è stato un regista e attore guineano scomparso, purtroppo, il 7 gennaio del 2017. Nato nel 1960 a Conakry, Camara ha iniziato la sua carriera da  autodidatta per poi dedicarsi alla regia dopo aver frequentato un corso di sceneggiatura all’INA e uno di regia all’Ecole Nationale Louis Lumière. Gira nel 2000 Konorofili, il suo primo cortometraggio, seguito nel 2004 da Bé Kunko. Nel 2007 gira, invece,  Il va pleuvoir sur Conakry (Pioverà su Conakry), suo primo lungometraggioche gli vale il Prix Ousmane Sembène nel 2008 a Khouribga, in Marocco e il premio del pubblico RFI al Fespaco 2007. Un importante Festival quest’ultimo, dedicato alle eccellenze del cinema africano, istituito nel 1969 e organizzato ogni due anni a Ouagadougou (Burkina Faso), che si è affermato come vetrina essenziale per molti giovani professionisti. Oltre a premiare i migliori film, attori e registi, il Fespaco è anche sede di necessari dibattiti e riflessioni su tematiche legate all’attualità africana, promuovendo il cinema come strumento per risvegliare la coscienza dei popoli africani.

La pellicola Il va pleuvoir sur Conakry è una co-produzione tra Guinea, Burkina Faso e Francia e porta sul grande schermo la storia d’amore tra un giornalista e una programmatrice di computer all’interno di un intricato panorama politico-religioso. Bibi, vignettista satirico e la sua compagna Kesso, aspettano un figlio ma il padre di Bibi, imam del villaggio, non accetta che questo bambino nasca fuori del matrimonio, imponendo al figlio, come vuole la tradizione, di recarsi in Arabia. Bibi non vuole, però, piegarsi agli antichi costumi e sceglie di ribellarsi. Il film si pone come denuncia degli intricati legami che uniscono stato e religione all’interno di un gioco di potere che mira a mantenere lo status quo e a frenare lo sviluppo. Ciò che ne consegue è l’evidente paralisi di moltissimi villaggi africani. Il va pleuvoir sur Conakry, presentato al Festival di Cannes del 2007, è stata una pellicola molto apprezzata anche all’interno delle numerose manifestazioni cinematografiche a cui ha partecipato, vincendo tra l’altro il premio del pubblico al Festival del Cinama Africano di Verona.

Cheick-FantamadyCheick Fantamady Camara

Senza ombra di dubbio, però, per Cheick Fantamady Camara la notorietà arriva nel 2014 con la sua seconda opera:  Morbayassa. Si può considerare un film difficile dal punto di vista produttivo per due ragioni: i tempi lunghi e il budget che stentava ad arrivare.  Le riprese sono, infatti, iniziate già nel 2010 e Camara è stato costretto ad autoprodurlo parzialmente con  i ricavi della pellicola precedente, Il va pleuvoir sur Conakry. Anche questo film ha concorso al Fespaco, ottenendo nel 2015 il premio Paul Robeson e permettendo al regista di ritagliarsi di diritto un posto all’interno della cinematografia africana. Morbayassa racconta la storia di Bella, una giovane donna della Guinea che lavora a Dakar in un cabaret gestito da mafiosi di Kèba, i quali la costringono a prostituirsi. La sola speranza di abbandonare quel posto e salvarsi è quella di guadagnare abbastanza soldi per poter scappare e andare cercare sua figlia. Quando era solo una ragazzina, infatti, l’aveva dovuta abbandonare, poco dopo il parto, in un orfanotrofio. Una sera incontra un collaboratore delle Nazioni Unite suo connazionale, Yelo, il quale, innamoratosi di lei, la spinge a fuggire da Kèba. Bella, inizia così una nuova vita che la porta a riappropriarsi del suo nome di nascita, Koumba, e la conduce lungo un epico viaggio di redenzione dalla Guinea a Parigi alla ricerca di sua figlia, adottata da una coppia dell’alta borghesia parigina.

Il titolo Morbayassa fa riferimento ad una leggenda che affonda le sue radici nella magia e nel rito. Con questo termine si indica una danza gioisa mandinga la cui etimologia del vocabolo deriva dall’unione dei nomi di una coppia: Mori (marito) e Yassa (moglie). Il rituale viene eseguito dalle donne che hanno avuto problemi durante il parto o che si sono ricongiunte a un figlio dopo una lunga separazione. Il regista, per questo film, trae ispirazione da un racconto personale ma compie una operazione molto efficace: innesta la modernità del suo pensiero di denuncia politico-culturale nella tradizione della religione animista e del culto feticista.

Danse-Morbayassa-Guine72Scena tratta dal film. Danza Morbayassa

Il film delinea l’affresco di una donna coraggiosa che sfugge al proprio destino per ricongiungersi alla figlia perduta e si pone come celebrazione di un punto di vista ben specifico: quello delle donne ma anche quello dell’Africa. In Morbayassa sono, infatti, le donne a portare avanti l’azione, costringendo gli uomini a un ruolo subordinato e quasi del tutto complementare e secondario. Il ruolo della protagonista è affidato alla cantante maliana Fatoumata Diawara, alla quale va il merito di aver saputo interpretare un personaggio di spessore, articolato su più livelli e costruito secondo diverse sfumature: prostituta, madre, donna. Proprio alla protagonista è affidata la necessità di riscatto e la possibilità di cambiamento in quanto con la forza che contraddistingue moltissime delle figure femminili all’interno della cinematografia africana, è una donna che lotta per la sua libertà e in nome di un amore indissolubile: quello tra una madre e sua figlia. Liberandosi dalle catene del passato, diventa simbolo della lotta per un futuro diverso e soprattutto, in un senso più ampio, metafora di un’Africa che non si arrende e rivendica la possibilità di liberarsi dalla schiavitù della fame, della povertà, della morte, della guerra. Precisa lo stesso Cheick Fantamady Camara: “l’Africa è il solo continente che ha un vissuto atroce, è la preda degli avvoltoi ma essa rifiuta di morire”.

Come Il va pleuvoir sur Conakr, anche Morbayassa è un film di denuncia e lo si può ben comprendere in battute come “noi facciamo lo stesso mestiere: voi alle Nazioni Unite siete i papponi dei capi di Stato”, oppure “l’Africa è una cosa, gli Africani sono un’altra cosa!”, facendo riferimento all’ipocrisia occidentale ma anche all’immobilità dell’Onu davanti a molte questioni sferrando, così, un attacco alle istituzioni internazionali. Ma non è tutto, Cheick Fantamady Camara prende di mira anche le istituzioni africane facendo diretti riferimenti alla loro corruzione e all’incapacità di portare il popolo ad un degno sviluppo.

Come diceva spesso lo stesso Camara: “Il cinema non ha mai cambiato nessuno, ma aiuta a pensare”.

Di Claudia La Ferla

Foto prese dal Web.

 

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