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“Questa è la rovina dell’umanità. Il massacro continua e il mondo sta a guardare”.

Nel giorno della ricorrenza in cui si ricordano le donne – e vorrei sottolineare TUTTE le donne – credo sia doveroso ricordare anche chi donna non diventerà mai a causa delle barbarie e degli incessanti massacri nella quasi totale immobilità del mondo.

Bambine. Piccole anime pieni di sogni, speranze, giochi. Giochi finiti troppo presto o per molte di loro mai iniziati, perché l’unica realtà che hanno conosciuto è stata sempre e solo la guerra. Per ogni nostra bambola equivale uno sparo, per ogni nostra candelina soffiata su una torta equivale l’affannosa ricerca di cibo e acqua, per ogni nostra pedalata in bicicletta equivale una corsa dentro un angusto rifugio, per ogni nostro giocattolo equivale l’assordante eco di una bomba. Per ogni desiderio di diventare donna equivale il silenzio di sogni che non possono più esistere.

La Siria è uno dei luoghi del mondo per cui dovremmo essere tormentati da un indecifrato senso di vergogna, perché lì finisce del tutto l’umanità. In quella terra siamo stati sepolti tutti. Lì sono morti sogni, si sono spenti i sorrisi, lì non esiste più un tempo e uno spazio, perché lì è stato profanato qualunque valore su cui dovrebbe basarsi la nostra esistenza.

Siria 1

Ph. Francesco Malavolta

La donna che sarei potuta essere, la donna che sarei potuta diventare… se solo mi aveste lasciato vivere.

Questo è quello che direbbe Ibtissam, un nome che in arabo che significa sorriso, quel sorriso che qualcuno le ha tolto barbaramente. Aveva un anno e pochi mesi ed è morta dopo una lunga agonia dovuta alla malnutrizione. L’ha uccisa l’assedio e l’isolamento forzato a cui sono costrette diverse città della Siria, diventando l’ennesima vittima di una politica genocida, colpevole del massacro di un intero popolo.

Questo è quello che direbbero anche tutte le bambine di cui non sapremo mai i nomi e di cui non conosceremo mai le storie così atrocemente brevi.

Che siano morte a causa di un bombardamento o sotto tortura sono 24.746 le donne uccise in Siria da marzo 2011 alla fine del 2017, di cui 13.344 donne e 11.402 bambine. Questi i numeri ufficiali denunciati nel rapporto di SNHR, acronimo per syrian network for human rights, con un rapporto che denuncia i crimini di guerra che, dal 2011 in Siria, hanno visto vittime migliaia di donne e bambine.  Il regime siriano, secondo il rapporto, è stato colpevole dell’84,53% delle morti totali, di cui 11.292 donne e 9.627 bambine. “Molti  dei casi di omicidio che abbiamo registrato – dichiara il SNHR – erano madri che sono state uccise insieme alle loro figlie, figli, oppure donne incinte”. Sempre secondo il rapporto sono ancora almeno 8.289 le donne arrestate arbitrariamente o scomparse. E la domanda delle famiglie è sempre la stessa: “saranno ancora vive?” Molti familiari affermano che sia meglio sapere morto un figlio e poterlo seppellire, piuttosto che rimanere tutta la vita a chiedersi se questo stia soffrendo.

Il quadro che drammaticamente ne viene fuori appartiene a cifre inaccettabili e atroci: oltre 400.000 decessi negli ultimi 5 anni. Stremati da un conflitto che dura da 7 anni, in Siria i bambini continuano ad essere le prime vittime innocenti del conflitto mentre le donne  vengono usate come strategia per terrorizzare, minacciare e piegare il popolo.

Fare male alle donne in Siria è stato un modo per fare indietreggiare oltre che loro, anche tutti quei mariti, padri e figli che si vogliono opporre al regime. Madiha, una ragazza arrestata ha, infatti, raccontato: “Ho visto una bambina di 7 anni all’interno della prigione, l’avevano arrestata per fare pressione sul padre perché si arrendesse”.

Siria 2

Ph. Francesco Malavolta

E poi c’è l’area di Ghouta che come racconta Firas Abdullah, un giornalista locale, “è un inferno dove i civili aspettano il loro turno per morire. Ogni giorno, sanno che qualcuno di loro verrà ucciso. Un olocausto che sta accadendo davanti agli occhi del mondo”.  La Commissione dell’Onu sui crimini di guerra in Siria pubblica in queste ore un rapporto che contiene le prove di almeno tre nuovi attacchi chimici operati dal regime di Bashar al Assad nella Ghouta orientale. Lo stesso documento contiene una denuncia dell’Unicef sulle disperate condizioni in cui si trovano i bambini in quelle aree del Paese. Secondo l’agenzia Onu per l’infanzia è, infatti, diventata routine per i minori vivere sottoterra, nei rifugi improvvisati contro i bombardamenti dei caccia di Damasco e di Mosca.

Il soccorritore Mohammed Adam conferma: «Al momento non esiste un rifugio sicuro per nessun bambino. I cacciabombardieri stanno prendendo di mira anche le nostre ambulanze e non sappiamo cosa fare. Siamo posti davanti a un dilemma: tentare comunque di trasportare i feriti o salvare il nostro personale, senza il quale non ci sarebbe alcun soccorso».

Nel giorno in cui si ricordano le donne è doveroso urlare tutti quei nomi che non vedranno mai un futuro, i nomi di quelle bambine che non diventeranno mai adulte. Donne che sarebbero potute essere, donne che sarebbero potute diventare… se solo le avessero lasciate vivere.

Di Claudia La Ferla

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