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“Perché sotto i nostri piedi c’è la terra e per salvare la terra bisogna cambiare il passo”

Il 23 febbraio è stato il quattordicesimo anniversario della campagna “M’illumino di meno” che simbolicamente spegne i principali monumenti italiani ed europei per ricordare la necessità di tutelare l’ambiente e, dunque, il pianeta su cui viviamo. Quando è stata ideata, grazie a Caterpillar e Radio2 che continuano a promuoverla, c’era ancora poca consapevolezza rispetto a questi temi che oggi sono divenuti urgenti. Nel decalogo elaborato quest’anno ci sono gesti semplici, ma non scontati, fra cui spegnere le luci quando non servono, usare la bicicletta o andare a piedi dove possibile, usare sempre il coperchio sulla pentola mentre si cucina, non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici, ridurre gli spifferi e le fughe d’aria, non aprire subito le finestre se coi riscaldamenti si ha caldo. L’obiettivo è ridurre gli sprechi ambientali e frenare il riscaldamento globale, principale fattore che determina il cambiamento climatico che oggi è responsabile di un numero sempre maggiore di persone in fuga dalle proprie terre divenute invivibili. Fra le particolarità di quest’anno, l’idea di raggiungere simbolicamente la luna con 555 milioni di passi donati da tutti i partecipanti, calpestando amorevolmente la terra.

Anche Augusta ha aderito all’iniziativa e lo ha fatto unendo varie realtà attive sul territorio dalla Croce Rossa, all’associazione Intercultura insieme al centro per minori soli non accompagnati “Albachiara” e all’artista di strada Andrea D’Amico. Fra le varie attività in programma, la sera ci si è ritrovati in piazza per assistere allo spettacolo di balli, canti e giochi pirotecnici messi in scena dagli ospiti del centro provenienti da vari paesi africani e non solo. Molti dei ragazzi, in arrivo principalmente da Mali, Guinea Conakry, Gambia e Costa D’Avorio, sono giunti ad Augusta dopo viaggi disperati e osservarli danzare e cantare con gioia restituisce speranza. Sono state lette frasi a tutela dell’ambiente in tutte le lingue dei presenti grazie al contributo degli studenti di Intercultura e per il tempo dell’esibizione si poteva dimenticare l’esistenza di confini, frontiere e fili spinati. Quel pezzo di Africa nella piazza del paese ha reso vivo il centro storico, nonostante il freddo pungente. Nei canti e nelle danze riecheggiava la nostalgia della propria terra, la gioia della salvezza e la speranza di avere un futuro di pace. Idealmente, se ciascun ragazzo donasse ogni singolo passo compiuto per arrivare ad Augusta, la luna la raggiungeremmo davvero.

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Alcuni degli ospiti del centro per minori stranieri non accompagnati “Albachiara” di Augusta

Il cambiamento climatico non è più un pericolo che incombe o una realtà evitabile, bensì una evidenza con cui ci confrontiamo ogni giorno. Se per alcuni, può tradursi in una piacevole primavera o estate prolungata che ad esempio consente qui in Sicilia di stare a maniche corte a dicembre, per altri diventa un incubo di siccità e carestia. Le drammatiche conseguenze del cambiamento climatico si traducono in masse di persone costrette a migrare non da guerre o conflitti, ma dal fatto che le terre si inaridiscono al punto da divenire sterili. Milioni di persone sono in cammino perché hanno fame e sete; milioni di persone diventano sfollati interni prima di oltrepassare il confine con un altro paese.

Per la prima volta nel 1985 si è parlato di rifugiati ambientali per definire una “persona sfollata per cause ambientali fra cui perdita di terreni coltivabili , degrado del suolo e catastrofi naturali”. Tuttavia, ancora oggi mancano tutele specifiche per chi rientra in questa fattispecie. Nonostante vari studi abbiano messo in evidenza la correlazione negativa fra degrado ambientale e perdita della democrazia, che sembrano andare di pari passo, la comunità internazionale è troppo pigra per rivisitare le convezioni esistenti in modo da ampliare il numero di persone tutelate degnamente. Il risultato è che in troppi rimangono in condizioni di massima indigenza, sopravvivendo a stento in mancanza di una specifica protezione.

Proprio Augusta per la sua storia recente e attuale unisce questi due aspetti: l’inquinamento ambientale che miete giornalmente vittime inseguendo un falso mito di progresso e la migrazione in quanto fondamentale porto di approdo per le persone salvate in mare. L’augurio è dunque che il 23 febbraio 2018 sia iniziato un nuovo cammino per questa città, un cammino che unisca vecchi e nuovi abitanti con un unico obiettivo: tutelare l’ambiente e accogliere al meglio chi arriva sulle nostre coste. Solo così potremo salvare il pianeta, solo riducendo il passo e camminando insieme.

Dobbiamo camminare come se stessimo baciando la terra per lasciare orme di pace e serenità

Di Maria Grazia Patania

Questo articolo è stato pubblicato da La Civetta di Minerva