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«Si capisce», rispose. «I morti da poco sono più vicini a noi, e appunto per questo gli vogliamo più bene. Gli etruschi, vedi, è tanto tempo che sono morti» – e di nuovo stava raccontando una favola –, «che è come se non siano mai vissuti, come se siano sempre stati morti».

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini.

 

Due anni fa riflettevamo (qui ) sul lavoro di Giorgio Boatti in merito ai docenti che dissero “no” al fascismo, rifiutando di giurare la propria fedeltà al regime.
Oggi, ancora e sempre, torniamo a riflettere sul significato di memoria.

Memoria, sostantivo femminile. In generale, la capacità, comune a molti organismi, di conservare traccia più o meno completa e duratura degli stimoli esterni sperimentati e delle relative risposte […] l’atto e il modo con cui la mente ritiene o rievoca non in generale, ma singole e determinate immagini, nozioni, persone, avvenimenti […] il ricordo, la reputazione, il concetto che una persona lascia di sé, la sua presenza nello spirito dei sopravvissuti o dei posteri […] onorare il ricordo di persone o anche di fatti  […] Annotazione, appunto, destinato a documentare un fatto, a impedire che sia dimenticato o non ricordato con esattezza…

All’ombra della dilagante sciatteria intellettuale che pervade ogni livello della nostra vita, mi chiedo come si possa reagire agli slogan agghiaccianti che mescolano la brutalità e il pressapochismo moderni alla cialtroneria del passato (vi invito all’approfondimento su wumingfoundation).

Il “manifesto della razza”, pubblicato nel 1938 da Il Giornale d’Italia con il titolo “Il fascismo e i problemi della razza” è il prodromo della pubblicazione delle leggi razziali che, a scanso di equivoci è il caso di puntualizzarlo, furono firmate da Vittorio Emanuele III Re e Imperatore per “Grazia di Dio e per volontà della Nazione”.
Riteniamo sia importante approfondire questo aspetto al fine di responsabilizzarci di fronte all’Olocausto del Mare che ci trova assolutamente ciechi.
Siamo noi gli Indifferenti, adesso?

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Photo Copyright: Valentina Tamborra. Un gruppo di donne a riposo durante una massacrante giornata nella discarica di Dandora in cui ci si guadagna da vivere frugando tra i rifiuti.
Sullo sfondo, una Nairobi lontana, moderna e industriale come tutte le grandi città in corsa con il progresso e contemporaneamente destinate a rimanere immobili nel tempo, con i loro poveri. 

 

Il “manifesto” venne redatto e firmato, con il sostegno del Min. Cul. Pop., da studiosi fascisti e razzisti che ricoprivano ruoli didattici all’interno delle Università italiane.

Lino Businco, assistente alla cattedra di patologia generale presso l’Università di Roma.

Lidio Cipriani, rettore dell’Istituto di antropologia e docente di antropologia all’Università di Firenze. Arrestato nel 1945 per essere uno dei firmatari del “manifesto”, fu liberato sette mesi dopo e trascorse la sua vita tra Firenze e l’estero, dove continuò a tenere conferenze fino agli inizi degli anni Sessanta (morì nel ’62).

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria all’ Università di Bologna e presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, assistente di pediatria presso l’Università di Milano

Guido Landra, docente di antropologia all’Università di Roma, fu responsabile dell’Ufficio per gli studi sulla razza e nel 1938 si recò presso il campo di concentramento di Sachsenhausen per studiare i tratti razziali dei detenuti. Nel 1936 pubblico “Sulla morfologia del capello presso alcune popolazioni africane” cui seguì, nello stesso anno, “Una ricerca sistematica sugli ibridi di cinesi ed europee”.

Marcello Ricci, assistente alla cattedra di zoologia presso l’Università di Roma

Franco Savorgnan, docente di demografia presso l’Università di Roma e presidente dell’Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, docente di fisiologia all’Università di Roma, fu direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e primo firmatario del “manifesto”. Escluso dall’Accademia dei Lincei dopo la guerra, riuscì comunque a ottenere una cattedra di fisiologia a Roma e tornò a dirigere l’Istituto Nazionale della Nutrizione. Morì a Roma, nel 1971.

Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma. Fino alla fine degli anni Sessanta fu consigliere della Società Entomologica Italiana mentre, a partire dagli anni Cinquanta, fu Socio dell’Accademia nazionale delle Scienze.

La riabilitazione postbellica di questi personaggi non stupisce se pensiamo al costante (e quasi istantaneo), tentativo di alleggerire le colpe del fascismo scaricando la responsabilità su un’unica scelta sbagliata. L’alleanza con Hitler, svuotata di qualsiasi significato concreto dai “buonisti di regime”, rappresenta il primo tentativo di ammettere che nel fascismo ci sia stato qualcosa di buono. Questa perversione, insieme alla totale spersonalizzazione dell’Altro e alla incapacità (o non volontà), di essere intellettualmente onesti, porta ad affermazioni come le ultime provenienti da quello che definirei il partito dell’aberrazione:

Nel 2013 eravamo già costretti a subire interventi di infimo livello:

poi, due anni più tardi:

Sottolineare la lontananza temporale tra l’Olocausto e gli anni Duemila, esprimere l’idea che si tratti di concetti superati e perpetrare la menzogna relativa all’opinabilità del razzismo e del fascismo sono, ancora una volta, frutto di una operazione disonesta e pericolosa.

Riportiamo, di seguito, i punti elaborati dalle sopraffine menti fasciste e razziste dell’epoca affinché sia chiaro di cosa parliamo quando ci diciamo indignati dalle affermazioni che principiano con la assurda locuzione “io non sono razzista ma…” la quale è diventata vessillo di una forma di non-pensiero trasversale.
Ogni punto di questa vetusta e aberrante elaborazione pseudoscientifica, verrà affiancato da un consiglio alla lettura, da citazioni  o riflessioni che a parer nostro, meritano attenzione.

LE RAZZE UMANE ESISTONO. – La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica materiale percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori ma soltanto che esistono razze umane differenti.

Luigi Luca Cavalli-Sforza è un genetista italiano, professore emerito all’Università di Stanford che ha pubblicato “Geni, Popoli, Lingue” con Adelphi, nel 1996. Il volume riporta le lezioni tenute presso il Collège de France nelle quali il professore delinea i principali elementi della più ampia “Storia e geografia dei geni umani”: una ricerca di mezzo secolo, condotta con altri scienziati e attraverso la quale viene precisato il rapporto tra geni e cultura, chiarendo una volta per tutte l’erroneità del concetto di razza. 

 

ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. – Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero

W. B. Yeats, premio Nobel per la Letteratura nel 1923

 

IL CONCETTO DI RAZZA E’ CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso è quindi basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc … non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

William Saroyan è stato uno scrittore armeno-statunitense che ha pubblicato il suo primo racconto (in armeno), nel 1933. Saroyan, che rifiutò un Pulizer, ha combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale sul fronte europeo come soldato semplice. In Italia è conosciuto grazie alla traduzione di Elio Vittorini di una raccolta di racconti edita nel 1941 con il titolo “Che ve ne sembra dell’America?”. Il romanzo di cui vorremmo suggerire la lettura è “La commedia Umana” nel quale Saroyan descrive con la sua poetica disarmante la vita degli immigrati.
Io mi sforzo di far sì che i miei ragazzi si comportino con onore. Di come appaiono in superficie non me ne importa nulla. Non mi faccio impressionare né dalle buone né dalle cattive maniere, l’importante è quel che c’è dietro. Che sia ricco o povero, brillante o impacciato, genio o semplicione, per me fa lo stesso, quel che conta è la sua umanità.”

 

LA POPOLAZIONE DELL’ITALIA ATTUALE E’ DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTA’ E’ ARIANA. – Questa popolazione e civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti pre-ariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

Gli Ariani o Indoariani sono stati un antico popolo nomade che si sarebbe sviluppato tra il III e il II millennio a. C. La migrazione di questo popolo si colloca a cavallo tra la media e la tarda età del Bronzo. Gli Ariani appartengono al ceppo linguistico indoeuropeo che si è diffuso in Italia a partire dall’età del ferro. Prima di allora si erano sviluppate in Italia, tra le varie, la cultura appenninica e la civiltà nuragica. A partire dall’età del ferro, la nostra penisola ha ospitato numerose colonizzazioni (Fenici, Greci) e l’Impero Romano che ha integrato centinaia di popolazioni le quali hanno continuato a ritenersi “romane” anche parecchio tempo dopo la caduta dell’ultimo imperatore. 

 

E’ UNA LEGGENDA L’APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. – Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa; i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nell’assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da un millennio.

Durante il Medioevo la penisola italiana ha ospitato Ostrogoti, Bizantini, Longobardi, Normanni… 
Gli Ostrogoti sono una tribù germanica. 
I Bizantini, di cultura ellenistica, sono gli abitanti dell’Impero Romano d’Oriente.
I Longobardi sono una popolazione germanica proveniente dalla penisola scandinava.
I Normanni sono un popolo vichingo di origine scandinava o danese.

 

ESISTE ORMAI UNA PURA “RAZZA ITALIANA“. – Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione, ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

“Di Pura Razza Italiana” degli storici Mario Avagliano  e Marco Palmieri, edito da Baldini e Castoldi nel 2003, è una ricostruzione storica di quello che è accaduto in Italia dopo l’emanazione delle leggi razziali. 

 

E’ TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. – Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per, i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiú il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell’inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell’eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Einaudi, Torino, 2014 

 

E’ NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE TRA I MEDITERRANEI D’EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL’ALTRA. – Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

Per secoli la storia di questo continente è rimasta anonima. Nello spazio di trecento anni i mercanti hanno deportato milioni di schiavi: chi può citare il nome di una sola vittima? Per secoli si è combattuto contro l’invasione bianca: chi può citare il nome di un solo combattente? Quali nomi evocano le sofferenze delle generazioni nere, quali nomi commemorano il coraggio delle tribù massacrate?

Ryszard Kapuściński

GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. – Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea.

Primo Levi

 

I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un corpo comune e differiscono solo per alcuni caratteri mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

L’Europa ha sì inventato la guerra totale, ma ha concepito il pacifismo e la condanna cristiana della guerra; ha creato il nazionalismo ma anche l’idea federalista; ha inventato l’individualismo anarchico ma anche lo spirito dei Comuni, i sindacati, le cooperative. Tutto dunque concorre a designarla come adatta a fomentare gli anticorpi capaci di immunizzare l’umanità contro quei virus che soltanto essa ha propagato.

Denis de Rougemont

R-Esistiamo!

Di Cristina Monasteri


*George Orwell, 1984, Milano, Mondadori, 2000.

N.d.A. il testo del “manifesto della razza” è tratto dal sito dell’ANPI 

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