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Questa immagine senza data mostra il cancello principale del campo di concentramento nazista Auschwitz I, in Polonia, che fu liberato dai russi nel gennaio 1945. La scritta sul cancello riporta la frase: “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi). (Foto non accreditata/AP)

Sam Grundman ci ha lasciati un anno fa a 97 anni. Sam era cugino di primo grado di mia madre, ma per me era semplicemente “zio Sam”. Era uno dei sopravvissuti all’Olocausto, aveva vissuto anni di schiavitù come manovale in una fabbrica per la produzione di munizioni. Senza essere ucciso, aveva subito gli orrori, la crudeltà, la fame e le sofferenze inflitti dai ad arte nazisti. Aveva perso i genitori, un fratello, tre sorelle e dozzine di altri parenti più stretti. Mi ha raccontato gli ultimi giorni di vita dei miei nonni e di altri parenti che furono inviati a Treblinka con la sua famiglia.

Nessuno scritto, film o documentario potrebbe farmi capire l’Olocausto e avere un impatto così forte su di me come ascoltare Sam raccontarmi la sua esperienza. Dalla prima volta, quando ero un adolescente, all’ultima volta a settanta anni, il suo racconto era invariato nei dettagli. Non molto tempo fa gli ho chiesto come potesse ricordare, persino a 90 anni, ogni singolo aspetto di quello che gli era accaduto. La sua risposta mi ha lasciato a bocca aperta. “È quello a cui penso quando vado a letto e quando mi sveglio”.

Le parole “Mai Dimenticare” vengono spesso usate quando si parla di Shoah. Cosa ricordo io? Ricordo i dettagli che Sam mi ha raccontato colpendo la parte più profonda del mio cuore. Mi hanno riempito di rabbia, tristezza e odio, contemporaneamente. Mi hanno anche riempito di stupore facendomi domandare come Sam e gli altri sopravvissuti della mia famiglia potessero continuare ad avere la forza di vivere. Come potessero lasciarsi alle spalle quelle terribili esperienze senza però voler dimenticarle?

Settantadue anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ci sono solo poche persone che possono ancora raccontare le loro terribili esperienze. Avremo ancora la forza di ricordare quando gli ultimi testimoni di queste sofferenze ci avranno lasciato? Posso trasmettere le parole di Sam ed avere sui miei discendenti lo stesso impatto che Sam ha avuto su di me?

So cos’è Auschwitz da quando sono nato. La moglie di Sam è tra i sopravvissuti che ho conosciuto con i numeri tatuati sull’avambraccio. Eppure, solo durante un recente viaggio all’estero, quando ho messo piede a Auschwitz dove tante persone hanno fatto i loro ultimi passi, l’enormità di quello che è successo mi ha colpito in pieno.

È sconcertante come dalla Seconda Guerra Mondiale, nonostante l’esistenza dei testimoni oculari delle atrocità naziste e di Auschwitz, visitabile da tutti, si sia continuato a perpetrare in numerosi genocidi. Assistiamo persino alla rinascita dell’antisemitismo. Tutto ciò avviene malgrado l’esistenza di musei dedicati all’Olocausto, campi di concentramento preservati, miriadi di libri scritti e film che descrivono gli eventi, i crimini e le sofferenze dell’Olocausto.

Questa immagine datata 29 agosto 2015 mostra un uomo che, dopo aver attraversando il Mediterraneo in cerca di libertà e dignità, al suo arrivo a Messina, in Italia, viene sottoposto alle procedure di registrazione. Foto Copyright Michelangelo Mignosa

Sam leggeva il The New York Times, dalla prima all’ultima pagina, ogni giorno fino a pochi giorni prima di morire alla fine del novembre 2016, settimane dopo le elezioni presidenziali. Parlando con la figlia sottolineò come gli eventi di quel momento ricordassero quelli che precedettero l’Olocausto.

Questo spinge a chiedersi se dire “Mai Dimenticare” sia sufficiente per arrivare ad un vero “Mai Più”.

Larry Bach è un imprenditore in pensione e vive a Altamonte Springs (USA).

Articolo di Larry Bach pubblicato il 18 Gennaio 2018 su Orlandosentinel

Traduzione di F. Colantuoni

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