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Fra le tante citazioni che si possono scegliere per ricordare la data del 27 gennaio in occasione della quale si commemora il ricordo dello sterminio degli ebrei durante il nazismo, questa ci sembra la più significativa ed attuale. Laicamente parlando, essa ci dice una grande verità e allo stesso tempo indica una strada da percorrere per l’agire quotidiano. La grande verità è che tutti gli uomini e tutte le donne sono fratelli e sorelle e, se si accetta questa verità secondo cui ogni uomo va riconosciuto come essere umano degno di rispetto e solidarietà, allora ne discende che ogni atto di violenza o anche solo di semplice indifferenza verso gli altri può diventare un gesto che umilia non solo l’umanità altrui, ma anche la propria.

Certamente quello migratorio è un fenomeno gigantesco che presenta difficoltà immani, che crea paura e spesso ostilità. Certamente non esistono soluzioni adeguate, almeno nel breve periodo, considerato l’atteggiamento spesso latitante o comunque insufficiente delle istituzioni ad ogni livello.

Tuttavia, pur riconoscendo la complessità oggettiva delle attuali migrazioni con milioni di disperati colpevoli solo di essere alla ricerca di una vita migliore, possiamo trarre la conclusione che la loro sorte non ci riguarda e che nulla possiamo fare? Rispondere sì sarebbe sicuramente la cosa più semplice, ma anche quella più egoista.

Probabilmente ci sentiremmo più coinvolti, non solo come comunità, ma anche come singoli, se avessimo piena coscienza del fatto che oggi come allora l’umanità tutta si trova davanti a un bivio fra progresso e regresso, fra umanesimo e anti-umanesimo, fra civiltà e barbarie.

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Photo Copyright: Francesco Malavolta

La crisi umanitaria che coinvolge milioni di persone vulnerabili e disperate sta mettendo a nudo la fragilità dei valori su cui si fonda la “nostra civiltà” in una crisi globale che non risparmia nessun essere umano. Nel libro “Modus vivendi. Inferno e utopia nel mondo liquido”, Bauman -teorico della società liquida- scrive: “La democrazia e la libertà non possono più essere completamente e veramente garantite in un paese o in un gruppo di paesi; la loro mancata difesa, in un mondo saturo di ingiustizia e abitato da miliardi di esseri umani a cui è negata la dignità, finirà inevitabilmente per corrompere gli stessi valori che esse sono chiamate a difendere. Il futuro della democrazia e della libertà o sarà garantito su scala planetaria o non lo sarà affatto”.

In questa terza edizione dei Giorni della Memoria, noi del Collettivo Antigone ci impegniamo ancora una volta a ricordare come la barbarie sia barbarie sempre e come le vittime dell’ingiustizia meritino in ogni luogo e tempo la giusta protezione. Più volte, abbiamo parlato di Olocausto del Mare per suscitare una riflessione forte sul tema delle attuali migrazioni forzate e per ricordare che i diritti umani vanno sempre monitorati e difesi. Nessuna epoca è al riparo da nuovi fascismi, nessuno di noi è mai veramente al sicuro, soprattutto se coltiviamo indifferenza e noncuranza. Più di ogni altra volta, quest’anno supereremo le differenze di contesto storico e osserveremo da vicino come “Mai più” è solo una formula vuota e rimastica, se si sceglie di tacere di fronte all’ingiustizia. Nei prossimi giorni parleremo di memoria attiva, fattiva e attuale portando esempi concreti per dimostrare che la violenza è sempre e solo violenza e non può MAI essere giustificata.

Nessuno si salva da solo. O ci salveremo insieme, o non si salverà nessuno.

Collettivo Antigone, I Giorni della Memoria, 2018