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8 cadaveri recuperati, fra cui i corpi senza vita di 6 donne.

86 persone tratte in salvo dopo ore di disperazione nell’anticamera della morte, aggrappate ai tubolari del gommone che avrebbe dovuto portarle in salvo, ma che ha iniziato a imbarcare acqua.

25 presunti dispersi che potrebbero essere molti di più visto che, dalle prime ricostruzioni, potrebbero essere state imbarcate fino a 150 persone su quel gommone.

Mentre la comunità di fedeli cristiani celebrava l’Epifania, ricordando i Tre Magi in visita al neonato Gesù partorito in un giaciglio di fortuna dentro una stalla durante la fuga della sua famiglia perseguitata, in mare si moriva. Mentre politici e istituzioni si compiacciono per la diminuzione degli sbarchi e per le motovedette fornite alla Guardia Costiera Libica, la gente muore annegando nel mare della nostra noncuranza.

Nel 2017 si sono registrati 3116 decessi di migranti lungo la rotta del Mediterraneo che rimane la più letale al mondo, stando ai dati ufficiali. È infatti impossibile ricostruire il numero esatto delle persone che perdono la vita durante il pericoloso viaggio verso la loro terra promessa: sulle rotte migratorie attraverso l’Africa, nei campi di detenzione libici, a bordo di imbarcazioni fatiscenti le persone muoiono senza lasciare traccia.

naufragio 2018

Photo Copyright: Francesco Malavolta / Novembre 2016, Mar Mediterraneo

Nonostante il notevole calo rispetto ai decessi del 2016, quando si è avuto un picco di oltre 5000 morti in mare, la situazione non è affatto migliorata: sono infatti diminuite le morti, ma anche gli sbarchi e in proporzione meno persone hanno lasciato la Libia. Ciò significa che il vero risultato ottenuto dai nuovi accordi con la Libia è l’escalation di abusi e violenze commesse impunemente in una terra di nessuno in cui si perde la vita per un’inezia. Inoltre, se le persone non lasciano la Libia, significa che sono bloccate nell’arcipelago dei campi di detenzione dove in molti casi nessuna organizzazione umanitaria può accedere. Se fra maggio e giugno si stimava che ci fossero circa 800mila migranti bloccati in Libia, dobbiamo chiederci che fine abbiano fatto. Né gli arrivi sulle coste italiane o i corridoi umanitari verso l’Europa, né le evacuazioni dal paese o i ritorni volontari effettuati da UNHCR e OIM sono sufficienti a rendere conto del destino di chi è intrappolato nel paese.

Il 2017 è stato l’anno in cui la vergogna ha toccato una nuova vetta: un razzismo rampante e incontrastato continua ad avvelenare i pozzi; gruppi di estrema destra scendono in piazza, commettendo impunemente anche atti di violenza e intimidazioni; la solidarietà diventa un’onta e un crimine. Dall’estate 2017, dopo mesi di macchina del fango ai danni delle ONG impegnate nelle missioni SAR definite “taxi del mare” e accusate di legami coi trafficanti libici, il mare ha cominciato a svuotarsi e la Guardia Costiera Libica ha preteso di estendere la propria area di ricerca e soccorso, riportando indietro le imbarcazioni intercettate e riconsegnando le persone salvate all’atroce realtà della prigionia, della schiavitù e dello sfruttamento. Il 2017 ha dimostrato che siamo disposti a tutto pur di nascondere la verità, che i diritti umani sono facilmente barattabili col nostro quieto vivere e una deliberata cecità verso i più vulnerabili e che nessuna conquista di civiltà è mai al sicuro per sempre.

E il 2018 ha atteso solo 6 giorni per metterci di fronte all’ennesimo naufragio e ricominciare conteggi e statistiche per provare a definire un fenomeno che sta connotando la nostra epoca e che ci farà vergognare per sempre. L’Europa, dopo aver depredato un intero continente e aver lasciato un’eredità di conflitti sanguinari e schiavitù, è così codarda da pensare di poter eludere le migrazioni coi suoi politici inetti che speculano sulla pelle degli ultimi per nascondere la propria incapacità a trovare soluzioni concrete, mentre i suoi cittadini cedono a xenofobia e razzismo fomentati da ignoranza e falsità.

Eppure, con quelle persone annega anche la parte migliore dell’Europa e dei suoi valori fondanti e ogni vita spezzata è una imperdonabile sconfitta per l’umanità intera.

Di Maria Grazia Patania

*Oggi 8 gennaio 2018 sono arrivati a Catania sia i sopravvissuti che i cadaveri di chi non ce l’ha fatta. Auguriamo ai primi di trovare un’accoglienza degna di questo nome e ai secondi di trovare la pace che cercavano invano sulla terra.u

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