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“[..] “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 37-40))

E’ la festa della famiglia, dei regali, della gioia, della serenità: è Natale. Gesù rinasce dopo più di duemila anni: si fa di nuovo carne e torna nel mondo. Il bambino che nasce nella povertà, in una mangiatoia, scaldato da un bue e un asinello, rappresenta il vero significato di questa festa.

Maria e Giuseppe erano stati costretti a viaggiare a causa del censimento indetto da Cesare Augusto, nonostante le precarie condizioni della donna. Non erano riusciti a trovare un posto in cui stare. Così il Salvatore nasce in condizioni misere, semplici, ma viene adorato da tutti: ricchi e poveri, donne e uomini, senza distinzioni di razza, di sesso o di religione.

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*Photo Copyright: Francesco Malavolta

Poi, dall’estremo Oriente, ecco arrivare i re Magi: sapienti, scienziati, uomini importanti, che partono dal lontano Oriente per adorare colui che è nato. Erano di tre età diverse: un giovane, un adulto e un anziano. Rappresentano i popoli del mondo (allora conosciuto) che recano omaggio a Cristo.

E se Gesù oggi venisse dall’Africa o dal Medio-Oriente? Ci comporteremmo come i magi e lo andremmo a visitare? Ci comporteremmo come i pastori e lo andremmo ad adorare? O sarebbe semplicemente uno dei tanti sbarcati nei nostri porti, e lo lasceremmo nell’indifferenza? Non preferiremmo acquistare gli ultimi sudati regali piuttosto che andare a trovare un bambino che per noi non conta nulla? Che magari puzza, che forse ha qualche malattia, che comunque non devo sempre pensare io a tutto.

Eppure l’evangelista Matteo chiude il capitolo 25 con una forma “alternativa” del comandamento dell’amore: il re dice che ogni volta che ci prendiamo cura, amiamo o aiutiamo un fratello è come se facessimo queste cose a lui.

Io credo sia questo il vero messaggio d’amore del Natale: il bambino Gesù torna tra noi e ci ricorda che l’amore deve essere il vero protagonista di questa festa. E come direbbe Francesco, autore di questo scatto, “Buon Miracolo a tutti”!

di Aurora Di Grande