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Esattamente un anno fa il progetto del Collettivo Antigone veniva presentato per la prima volta nella città in cui ha avuto origine, Augusta, supportato da testimonianze ed una mostra fotografica che univa gli scatti di chi ci aveva accompagnate nel percorso fatto fino a quel momento. Contemporaneamente siamo venute a conoscenza della campagna per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo che abbiamo deciso di sostenere viste le affinità con la natura e le tematiche del Collettivo.

Punta Izzo è una vasta area che percorre il Golfo di Augusta e col suo promontorio e la sua lussureggiante natura regala un magnifico spettacolo grazie all’azzurro del mare che incontra l’orizzonte e alla scogliera interrotta dal verde della vegetazione. Nonostante il riconoscimento del suo valore dal punto di vista storico, naturalistico e paesaggistico che la rende particolarmente degna di tutela, Punta Izzo è da moltissimo tempo usata come area logistico-addestrativa oltre che ludico-ricreativa dalla Marina Militare, la cui presenza caratterizza tutto il territorio di Augusta. Questa presenza implica alcuni elementi, fra cui il fatto che alla cittadinanza venga preclusa o fortemente limitata la fruizione di un’area che le appartiene e che andrebbe tutelata, oltre all’identificazione della stessa area con gli ambienti militari. La presenza di un poligono di tiro, inoltre, rafforza la caratterizzazione di questo luogo: dismesso ufficialmente dal 1983, non è mai stata effettuata una seria bonifica del terreno e si prospetta una sua riapertura. Si tornerebbe, dunque, ad esercitarsi alla guerra in un mondo che ha disperatamente bisogno di pace.

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Le ragioni per cui vogliamo sostenere la causa della smilitarizzazione e della tutela di Punta Izzo sono molteplici. Le tematiche ambientali ci sono sempre state a cuore, tanto da aver creato una sezione specifica del progetto strettamente connessa alla questione del petrolchimico che avvelena da anni la zona circostante il polo industriale. Proprio l’ambiente oggi più che mai è divenuto l’elemento determinante di molte migrazioni: il cambiamento climatico sta alterando l’ambiente in modo irreversibile, costringendo milioni di persone a lasciare la propria casa perché viverci è diventato impossibile. Sempre più persone muoiono letteralmente di fame e di sete, le altre migrano in cerca della salvezza. I risultati sono davanti ai nostri occhi: guerre, conflitti, persecuzioni e catastrofi ambientali costringono a viaggi spesso mortali, i cui sopravvissuti sbarcano sulle nostre coste con terribili traumi fisici e psicologici.

Augusta nel 2016 e nel 2017 è stata il primo porto di sbarco per le persone salvate in mare, eppure la questione migratoria continua a rimanere nell’ombra quando non viene usata per strumentalizzazioni politiche. I migranti rimangono fantasmi sullo sfondo delle nostre vite quotidiane e, al di là delle iniziative di alcune scuole o parrocchie, la sensibilizzazione della cittadinanza è praticamente nulla. Essendo le migrazioni il punto di partenza del Collettivo Antigone e vista l’innegabile connessione fra alterazioni ambientali, guerre e flussi migratori, abbiamo voluto sostenere una causa dall’innegabile valore pratico oltre che simbolico.

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Simbolicamente, infatti, l‘impegno per ottenere la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo incarna la volontà di un popolo, della società civile a riprendersi i propri spazi per farne luoghi di pace, di scambio culturale e di valorizzazione territoriale. Significa assumersi la responsabilità di immaginare un futuro diverso da quello che abbiamo ora e diventare artefici del destino che si sceglie e si costruisce insieme. Significa rifiutare la retorica della pace ottenuta con le armi reiterando la guerra, recuperare l’identità e la memoria di un luogo che custodisce la nostra storia, proteggere la natura in un territorio devastato da scelte irresponsabili dettate da un falso mito del progresso. Un territorio in cui la resilienza della natura che resiste andrebbe incentivata e protetta, non ulteriormente mortificata.

Ma, soprattutto, significa incentivare un ruolo attivo della comunità che, consapevole dell’inestimabile valore della propria terra, si impegna concretamente a difenderla, recuperando una memoria che guarda al futuro e apre le braccia per accogliere i suoi nuovi abitanti. Come ribadito dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, infatti, “il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”.

Per questo, tutt* noi ci auguriamo che a Punta Izzo nel prossimo futuro si possa tornare ad ascoltare il canto della sirena Lighea resa immortale da Tomasi di Lampedusa invece del rumore degli spari di chi si esercita per fare la guerra.

Qui l’evento facebook

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