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Erano diversi giorni che radio, televisione, giornali e social media parlavano delle violenze subite da numerose attrici straniere da parte del famigerato produttore americano. Non ne avevo parlato con nessuno né avuto tempo e voglia di leggere dichiarazioni sugli eventi e sulle vittime. Poi un’attrice italiana ha raccontato di essere stata anche lei una delle sue prede scatenandosi contro un mondo di “te lo sei cercato” e “ma che ti aspettavi”. E io continuavo a chiedermi, come avrei reagito? Avrei reagito? Sarei scappata, mi ripetevo. Cosciente del fatto che non tutti la pensano come me, una sera tarda, mi ritrovo a parlare con 3 amiche, donne di origini diverse, con esperienze diverse ma stessa grinta e intelligenza e passione per la vita, con cui posso parlare di tutto perché ogni esperienza è conoscenza e ogni pensiero ascoltato è capito anche se non necessariamente condiviso.  Non si giudica, si parla, non ci sono vincitori né vinti, sono così le donne. Questo mi ha dato la serenità di trattare quell’argomento che mi aveva perseguitato per giorni e che avevo evitato per paura, perché è un tema difficile e richiede tatto.

Spiego che da donna non riuscivo a capire come non sia scattato nelle vittime l’istinto di sopravvivenza che è innato e particolarmente acuto nel sesso femminile. “Io avrei girato le spalle e sarei scappata oppure l’avrei mandato semplicemente a fare in culo. E pazienza se la carriera finisce lì!”
Per dare supporto alle mie parole condivido quasi con leggerezza una storia che mi è accaduta diversi anni fa, “Mi è successo tante volte, una sera alla fine di una cena di lavoro il capo mi ha detto “adesso però me lo succhi, lo so che lo vuoi” ovviamente ce l’ho mandato. Ma è capitato a tutte, no? Non mi dite che a voi non è mai successo?!”

Foto presa dal web

Guardo i loro volti stupiti e disgustati. La risposta è un secco NO seguito da un breve silenzio.
In quel momento capisco che ne sto parlando come se fosse normale e mi chiedo come sia potuto succedere che la vita mi abbia insegnato che è “normale” essere costanti bersagli del desiderio del sesso opposto.
Allo stesso tempo però mi ritengo fortunata, perché a me il famoso vaffanculo è bastato per salvarmi da queste situazioni che prima giudicavo “spiacevoli” ma che da quella sera vedo per quello che sono, ignobili, ingiustificabili e inaccettabili.

Non siamo tutte uguali, non si può mai predire come reagiremo in quel preciso momento. L’aria si gela, il respiro si ferma, il corpo non reagisce ma subisce. Si trema.

Ma perché non l’hanno detto prima?! viene da pensare. Avrebbero potuto evitare che tante altre donne subissero tali abusi. Invece no, sbaglio. Mi viene giustamente fatto notare che nel 2017 abbiamo assistito ad una gogna mediatica verso qualsiasi donna vittima di violenze e non, figuriamoci cosa sarebbe successo se avessero parlato 20 o 30 anni fa.

Quindi non solo la situazione non è cambiata, non è neanche migliorata.

È duro accettarlo. Mi arrabbio, con tono agitato dico che bisogna insegnare alle nuove generazioni di donne ad uscire da una stanza se non sono a loro agio, devono capire che purtroppo siamo considerate prede e come tali dobbiamo essere in grado di difenderci. Non c’è altra soluzione. Siamo noi che dobbiamo fare la differenza. È assolutamente inutile sperare nell’aiuto dei predatori. Facciamocene una ragione.

Di F. Colantuoni

 

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