Tag

, , , , , , , ,

Quando ero piccolo piccolo ed i miei genitori erano ancora con me mi ripetevano sempre “ricorda, i bambini buoni non dicono bugie, la verità vince sempre”. Ed io quelle parole le sento ancora chiare e forti nella mia testa. Io le bugie non le ho mai dette, non ne sono mai stato capace. Mi si vede in faccia quando nascondo qualcosa, rido, alzo gli occhi al cielo, mi mordo il labbro. Sono un pessimo bugiardo e questa cosa mi ha creato non pochi problemi.
Un giorno mi sono svegliato e mamma e papà non c’erano più, capii che dovevo crescere in fretta. Fortunatamente papà mi aveva insegnato a lavorare la terra e badare agli animali così riuscii a fare qualche lavoretto per un allevatore della zona.
Un giorno mi chiese di portare al pascolo le sue pecore. Mi sentivo già grande e, nella sfortuna, anche un po’ fortunato. Sì, ero rimasto solo e avevo dovuto lasciare la scuola ma avevo nonna e mia sorella e tanti zii che si prendevano cura di me.
Andai nel bosco con le pecore, la giornata era calda ed io mi godevo la pace ed i suoni degli alberi e degli animali. Mi sedetti a contemplare quel mondo bellissimo che mi circondava. Le pecore pascolavano tranquille ed io ero sereno. Poi il “capo” mi chiese di accendere un fuoco per preparare qualcosa da mangiare insieme mentre lui si allontanava per parlare con delle persone di cose da grandi.
Mi adoperai subito a cercare delle pietre e dei pezzetti di legno e dopo pochi minuti accesi un bel fuoco. Aprii la borsa, presi due patate e le misi a cuocere. Faceva caldo, l’erba era secca ed il terreno arido ma il paesaggio era comunque molto bello.
Andava tutto bene finché non si alzò il vento e qualcosa di inaspettato accadde. Il fuoco divampò e si estese su tutta la collinetta dove mi trovavo insieme alle pecore. Cercai di radunarle per portale via, correvo, urlavo, le chiamavo, invocavo aiuto ma ero solo, troppo isolato per essere sentito da qualcuno. Il fuoco divorò tutto quello che trovò sulla sua strada, inclusi quei poveri animali che presi dal panico non mi ascoltavano più. Piangevo ed urlavo, avevo tantissima paura, iniziai a correre con tutte le mie forze per trovare un riparo sicuro. Il “capo” vide il fuoco ed iniziò a cercarmi. Disse a tutti che mi avrebbe ucciso appena mi avrebbe trovato. Non scherzava.
Corsi a casa terrorizzato e raccontai tutto. Mia sorella allora mise insieme i pochi soldi che avevamo in famiglia e mi disse di scappare, di andare in Senegal dagli zii finché le cose non si fossero calmate. Io non volevo partire, volevo parlare con il capo e dirgli la verità, perché la verità vince sempre e volevo stare con lei e nonna ma avevo anche tanta paura. Ascoltai mia sorella e partii. Mi resi presto conto che tornare a casa sarebbe significato morire ed io non volevo morire.
In Senegal alcuni miei coetanei stavano organizzandosi per partire per l’Europa e mi chiesero se volessi andare con loro. Parlai con nonna e mia sorella, piangevano tanto ma mi dissero di andare. “Sei piccolo, per te c’è speranza. Scappa fratello mio, mettiti in salvo”. Ed io lo feci, scappai. Attraversai l’Africa, il Mediterraneo ed arrivai in Sicilia. Sul mio barcone c’erano tantissimi bimbi e ragazzini come me. Eravamo uno sull’altro, spaventati, affamati, assetati ma con la speranza nel cuore. Partimmo da Tripoli ma arrivati nel canale di Sicilia qualcosa andò storto ed il barcone affondò prima che arrivassero i soccorsi. Io non sono un bravo nuotatore e avevo poche forze perché non mangiavo da giorni. Cercai di aiutare i miei amici, urlavo, piangevo ma come per le pecore, non riuscii a salvare nessuno. Sopravvivemmo in pochissimi, 28 su 900. Fu allora che rincontrai la morte per la seconda volta, avevo 14 anni.

Photo Copyright: Michelangelo Mignosa

Arrivato in Italia fui mandato ad un centro per l’accoglienza dei minori a Caserta. Non capivo nulla, c’erano tantissime persone. Nessuno mi spiegava cosa fare. Alcuni ragazzi come me decisero di andare a chiedere l’asilo politico, lo feci anche io. Tutti mi decidevano di inventarmi una storia plausibile ma io sentivo la voce di mamma e papà dire “i bambini buoni non dicono bugie, la verità vince sempre”. Deciso a rispettare i loro insegnamenti, mi presentai e parlai con un uomo che dopo avermi fatto qualche domanda ascoltò il motivo della mia richiesta. Mi guardava e scriveva, silenzioso, impenetrabile. Finché non si girò verso un collega e disse “Vengono tutti con la stessa storia. Tranne lui, la sua è proprio ridicola! Come si fa ad inventarsi una cosa del genere?!” Poi si girò verso di me e mi disse di andare via e che avrei ricevuto notizie. Le notizie arrivarono ma non erano quelle che speravo io. Avevano rifiutato la mia richiesta. Non capivo, avevo detto la verità! Avrei dovuto essere premiato non punito. Il panico mi divorò, non potevo tornare a casa, ero solo, non riuscivo più a dormire, cosa avrei fatto? Perché nessuno mi diceva cosa fare? Perché nessuno capiva che ero solo un bimbo ed avevo paura? 

Il Signore però mi deve aver ascoltato, fui trasferito in un nuovo centro con molti meno ospiti. Sono ancora lì, un’oasi felice in tanta oscurità. Finalmente posso essere di nuovo un bambino. Vado a scuola, gioco a calcio ho scoperto la passione per il teatro e sogno una vita migliore per me e la mia famiglia. Ho parlato tanto con gli assistenti, non so se mi hanno creduto ma mi hanno comunque aiutato a fare appello in tribunale dove io ancora una volta dirò la verità perché la verità vince sempre! Ed i bambini buoni non dicono le bugie! 

Anonimo

Annunci