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Durante il mio viaggio verso l’Europa ho attraversato molte difficoltà, sofferenze e dolori. Il tutto aggravato da chi provava piacere nel guardare un altro essere umano piangere di dolore e che fra l’altro avrebbe dovuto alleviare quei dolori.

Quando sono arrivato in Europa, ero molto felice e mi sentivo molto sicuro. Speravo di non dover rivivere mai più nulla di simile, ma non sapevo che anche loro -gli Europei- avevano il loro modo di provocare dolore. (Il razzismo).

Poi fui trasferito in un paesino. Alcuni giorni dopo il mio arrivo, uscii per una passegiata prendendo una strada principale non troppo trafficata quando all’improvviso dai cespugli spuntò un gruppo di ragazzi e mi si avvicinò con una tale ira da cui traspariva chiaramente l’odio razziale.

Mi picchiarono senza pietà e, come se non bastasse, senza volerlo scoprirono dove abitavo.

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Ph. Michelangelo Mignosa

Quella notte mi svegliai nel bel mezzo della notte e non riuscivo a riaddormentarmi a causa delle voci che sussurravano perfidamente in lontananza. In un primo momento pensai si trattasse delle solite voci dei passanti, ma mi sbagliavo perché si avvicinavano sempre più, quasi fino alla mia porta.

Allora mi alzai ed ero pietrificato. Ero solo nella mia stanza immersa nel buio e non sapevo cosa fare. Era strano ed ero certo stessero venendo da me.

Nella mia mente si affollarono molte cose: pensai di urlare per attirare l’attenzione di altre persone ma non sarebbe servito. Ero rimasto senza voce e in ogni caso nessuno avrebbe potuto sentirmi anche se avessi urlato perché vivo in totale isolamento. La mia preoccupazione aumentava non solo perché ero solo nella mia umile dimora, ma anche per la stranezza della situazione, una di quelle in cui succede qualcosa di tragico.

Mi tornarono nitidi alcuni ricordi di anni fa, quando ero un bambino e mia madre lasciò me e mio fratello a casa per andare a prendere qualcosa dal nostro vicino. Ma prima che lei rientrasse, dei mostri senza cuore fecero irruzione con la forza e portarono via il mio amato fratellino.

Nella mia mente si affollavano pensieri inquietanti ed avevo così paura che pensavo che sarebbe potuta risuccedere la stessa cosa. “Ma è quello è stato in Africa”, mi dicevo “e poi queste cose non esistono in Europa“. In Africa tutti dicevano la stessa cosa, anche i miei insegnanti: questo è quello che ho imparato e in cui mi fanno credere.

Ma era solo un illusione e alla fine fecero violentemente irruzione in casa. Già mi ero messo in ginocchio supplicandoli di lasciarmi andare, ma uno disse “Tu sei nero e malintenzionato. Non ci fidiamo di voi neri. Non abbiamo bisogno di voi qui”.

La mia risposta fu: “Io sono nero ma il mio cuore è bianco come la neve. Non farei del male a una mosca. Sono un povero ragazzo africano in cerca di una vita migliore. Se mi fai male, che ci guadagni Potrei essere tuo fratello o un amico, per favore ti supplico di non farmi male. Sono venuto qui per vivere insieme a te in pace: dobbiamo essere fratelli senza guardare il colore della pelle“. Si guardarono con gli occhi pieni di lacrime, abbassarono le braccia, stringendomi calorosamente la mano, e se ne andarono via.

Da quel giorno siamo diventati migliori amici e abbiamo messo fine alla discriminazione razziale.

Di Michel

Traduzione di Maria Grazia Patania

 

 

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