Domenica 21 Maggio al Lebowski come Collettivo Antigone insieme alla rete Antirazzista Catanese abbiamo partecipato ad un incontro per ospitare la tappa augustana delle Carovane Migranti: un progetto itinerante promosso con l’obiettivo di difendere i diritti e la dignità di chi migra.

locandina

Il nostro MB ha aperto l’incontro dando il benvenuto ai presenti e poi si sono alternate alcune testimonianze di realtà molto diverse e lontane geograficamente, ma unite per uno scopo: ribadire che ogni essere umano abita questa Terra coi medesimi diritti.

Diritti e migranti sono le parole che si ripetono più spesso insieme a resistenza e disobbedienza civile tramite piccoli, grandi gesti di ribellione.

La testimonianza Li’ Ki’l Maria Toma Toma ha raccontato il modo in cui il suolo, la terra rappresentino un importante oggetto di rivendicazione e uno strumento che, gestito oculatamente, può garantire autosufficienza e resistenza al capitalismo che divora tutto. Lei e l’università dove si è laureata -la prima Univerità Indigena in Guatemala- si concentrano sui temi della sostenibilità ambientale e il recupero di tradizioni antiche che parlano di terra, semi e libertà.

A lei è seguito Fray Castillo che ha raccontato l’atroce realtà del Messico e della sua mortale frontiera con gli Stati Uniti: dopo il mar Mediterraneo, quella fra Messico e Stati Uniti è la frontiera che miete più vittime. Con grande stupore, ho poi scoperto che era lui il prete coraggioso di cui avevamo parlato in Via Crucis Migrante.

Luoghi diversi, medesimi sogni infranti.

Latitudini diverse, medesima tendenza a trasformare i diritti in privilegi.

Il nostro mare, come i binari dei treni su quella frontiera, sono pavimentati coi sogni di chi non ce l’ha fatta e custodiscono le speranze disattese della parte più fragile di questo mondo crudele.

Infine, Imed Soltani, dell’associazione Terre pour Tous, ha spiegato la sua battaglia affinché si faccia luce sui tantissimi giovani tunisini scomparsi dopo l’arrivo in Italia. La sua voce era la voce delle famiglie, delle madri che hanno partorito quei figli scomparsi in un vuoto di oblio ed indifferenza.

Una vicenda, questa, che ricorda come il vuoto della memoria sia una condanna tanto atroce quanto la morte. L’atto stesso di negare una sepoltura e sollevare una madre dall’attesa di un figlio di cui ignora il destino rappresenta un sopruso intollerabile che, drammaticamente, si ripete lungo il corso della storia durante i periodi più bui.

Questo sopruso, ogni giorno, lo infliggiamo alle madri dei morti di speranza inghiottiti dal mare.

Altre voci si sono poi alternate e ognuna di esse ha raccontato la propria lotta, la propria realtà e prospettiva di questa vicenda migratoria in corso e siamo stat* felici di poter ascoltare anche i rappresentanti delle istituzioni che hanno spiegato cosa significi, per la nostra città, essere esposta ai flussi migratori senza il necessario sostegno istituzionale.

Queste occasioni servono a riprendere fiato e il senso della lotta, della resistenza diventa chiaro ed innegabile. Siamo moltissim* a ribellarci all’attuale criminalizzazione di chi scappa da guerre, violenze e persecuzioni. Siamo tant* a respingere la deprecabile distinzione, ricordata da Gianmarco Catalano (Rete Antirazzista Catanese), fra migranti economici e rifugiati: l’ennesimo pretesto per restringere la cerchia dei diritti sommistrati a piccole dosi come privilegi arbitrari.

Dal mio punto di vista, la resistenza è una cosa semplice: è la gentilezza di una parola di conforto, un abbraccio a chi ha perso tutto o è solo stanco del viaggio, un pasto caldo, una sedia in più a tavola per il pranzo della domenica, un dolce cucinato con amore per chi ha fame.

Resistere oggi significa conservare l’innocenza dello sguardo umano verso gli altri e coltivare l’intima ribellione verso chi vuole dividerci in base ad assurdi criteri.

Resistere significa raccontare le storie dei nostri Figli della Fortuna e piangere le lacrime delle loro madri così come di tutte le madri, che in ogni parte del mondo, vengono brutalmente separate dai figli.

Resistere significa scegliere sempre Antigone e non cedere a Creonte.

Sempre.

*Rivoluzione è distinguere il buono già vivente, sapendolo godere, sani, senza rimorsi, amore, riconoscersi con gioia* (Danilo Dolci)

di Maria Grazia Patania

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