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Tornate a casa vostra.

È la prima cosa che mi viene in mente mentre vi guardo arrivare e vedo le foto di quella che noi continuiamo a chiamare emergenza ma di fatto è ormai diventata una routine.

Tornate a casa vostra anche se ve l’abbiamo distrutta con le bombe o i vostri terreni si sono impoveriti così tanto da negarvi ogni forma di sostentamento. Tornate a casa vostra anche se qualcuno arriverà di notte violentando le donne, uccidendo gli uomini e arruolando i bambini.

La vostra vita non ci riguarda. E nemmeno la vostra morte.

Continuando a venire qui, ci mettete di fronte alla nostra incapacità di gestire un fenomeno così complesso che ha radici lontanissime. Continuando a venire qui, ci mettete davanti alla nuda verità che rende effimere le nostre certezze.

Voi che avete perso la casa sotto una bomba o bruciata da uomini senza scrupoli, ci ricordate come queste mura dentro cui coltiviamo l’illusione della sicurezza siano fatte di cartapesta. Voi ci ricordate quanto il diritto internazionale codificato si riveli un vuoto orpello su cui si fonda molta teoria e poca pratica.

Parole come pace, libertà, democrazia –che con grande vanto studiamo e pronunciamo nei nostri discorsi- sono stanze vuote in cui risuonano le urla dei torturati, se nessuno vigila sulla loro applicazione.

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*Foto Copyright: Francesco Malavolta

Voi, coi vostri vestiti laceri e il viaggio tatuato sul corpo, siete la testimonianza della barbarie di cui è capace il genere umano e ci ricordate quanto illusorie siano le nostre sicurezze.

Voi che un giorno eravate medici, ingegneri, insegnanti…

Voi che coltivavate la terra e un tempo siete stati felici…

Voi venite qui e non vi accontentate della nostra benevolenza. Invece di essere grati per questa sopravvivenza misera e fluttuante che vi concediamo, vi ostinate a volerla vivere a pieno la vostra vita e con le vostre speranze -per cui siete pronti a rischiare tutto- ci dimostrate quanto siamo inadeguati a garantirvi i diritti che trasformiamo in privilegi.

Perché in fondo, al di là della retorica e delle valutazioni politiche, la sola grande verità è che nei vostri occhi possiamo vedere noi stessi. E ci fate paura ricordandoci come mutevoli siano il vento e il destino umano.

Quei figli sono i nostri figli e il corpo di quelle donne violate è il corpo di ogni donna oltraggiata. Quei sorrisi di salvezza nel toccare terra sono gli stessi sorrisi dei giorni importanti delle nostre vite: quei giorni in cui sai che la tua vita può cambiare in meglio. Fra i giochi di quei bambini con giocattoli rimediati ci sono le risate dei nostri bambini e della nostra infanzia: c’è un’infanzia a cui ogni essere umano ha diritto e quel diritto non deve essere negato.

Ma, poi la sera tornando a casa, l’unica cosa che torna in mente è il fragile peso del corpo di una neonata che sua madre mi mette in braccio ridendo come fossimo amiche. In quel peso, nel segreto insondabile del respiro innocente di quella creatura, grava tutto il nostro fallimento di esseri dis-umani e pulsa il battito del mondo intero.

di Maria Grazia Patania

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