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Innocente – chi non è reo di colpa appostagli. Gli innocenti, i bambini. La strage degli innocenti: la commemorazione cattolica degli innocenti uccisi da Erode – “ammazzare gli innocenti a sciabolate”

Innocenza – di chi non conosce il male, di chi lo conosce e non lo commette, di chi non è in età da conoscere il male.

Dal Vangelo secondo Matteo:

Erode […] mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio […] Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: “un grido s’è udito in Rama,un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più.

L’evangelista, citando Ramah e Rachele, fa un parallelo tra la strage ordinata da Erode e la strage dei bambini israeliti del 586 a. C. per mano dei babilonesi.
Erode sa che il suo potere è in crisi, sa che in futuro potrebbe perdere tutto per cui decide di ammazzare il futuro stesso. Cosa c’è di tanto differente rispetto agli eventi che hanno segnato gli ultimi secoli di storia contemporanea se lo stesso Matteo, già agli albori della civiltà cristiana aveva trovato un precedente a una strage di bambini?

Il progresso della scienza e della tecnica, governato dalle regole di un pantagruelico Risiko, è inversamente proporzionale al progresso morale di un’umanità che da sempre venera statue, icone dipinte e antichi poemi con l’unico fine di dare un senso alla morte, all’idea che tutto è destinato a finire nonostante s’ostini a volerci convincere di difendere la vita a tutti i costi.
Nel nostro paese si fanno tante chiacchiere sul diritto alla vita e si difendono con la stessa veemenza confini immaginari sporchi anche del sangue di milioni di bambini che avevano un cervello, due gambe, due mani, un’infanzia da trascorrere.

L’Umanità è morta. Lo dice l’Unicef.

L’Umanità è morta, di nuovo.
L’Umanità muore ogni giorno, ogni volta che permettiamo l’esistenza di un dittatore; ogni volta che quel dittatore malato di mente e legittimato da qualche super potenza, dà ordine di sganciare una bomba su una scuola, su un ospedale, su una casa.
L’Umanità muore ogni volta che una bambina viene data in sposa; ogni volta che un bambino lascia i quaderni per imbracciare un fucile, una vanga o una macchina per cucire.
L’Umanità muore ogni volta che i paladini della vacua cultura occidentale prestano il fianco a quest’assurda e forzata dicotomia tra Islam e Cristo perché, sarebbe ora di ammetterlo, l’unica cosa che continua a essere difesa è la ricchezza che passa dal petrolio ai signori della guerra, i finanziatori di queste stragi: i veri mandanti che un giorno non troppo lontano, laveranno via l’onta per mezzo di ridicole commemorazioni come fu per la Bosnia. La Bosnia però è vicina, è il cuore dell’Europa; il Sudan, la Siria, l’Afghanistan, lo Yemen, la Turchia sono abbastanza lontani da non poter fare veramente male. Non sono Parigi, Berlino, San Pietroburgo, il Colorado. Siamo onesti: chiudiamo fuori quell’orrore ‘ché non può raggiungerci.

Un orrore che è dentro di noi: siamo noi.
Dunque, aiutiamoli a casa loro con l’ignoranza, l’ipocrisia e l’inadeguatezza della nostra classe politica.
Quando una Stato si piega ai ricatti della strategia, rimpatriando un bambino e sua madre, rispedendoli là dove rischiano di morire – in Kazakistan, ad esempio – quello Stato perde il mio rispetto ma a quello stesso stato rappresentato dalla mediocrità più disarmante, non interessa il rispetto dei popoli quando si nutre della paura verso i potenti.
Uno Stato così scialbo e sciatto che non sapendo come difendere gli oppressi, li opprime; che non sapendo come parlare di persone, enumera percentuali e tassi e proporzioni e finti successi e presentazioni e tavoli e congressi.

Quando si uccide un bambino, quando lo si percuote, lo si stupra, quando lo si annulla, lo si cancella, quando non lo si difende, non si merita di arrivare a vedere la prossima alba.

Peter_Paul_Rubens_-_Massacre_of_the_Innocents_-_WGA20259.jpg

P.P Rubens – La strage degli innocenti, 1637. Alte Pinakothek, Monaco.

Di Cristina Monasteri

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