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Articolo 12
La garanzia dei diritti della donna e della cittadina necessita una maggiore utilità ; questa garanzia deve essere istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di quelle a cui essa è affidata.

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Ph. Michelangelo Mignosa

Vorrei citare Berta Càceres, paladina dei diritti umani e dell’ambiente, assassinata nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016, in Honduras. Berta aveva vinto nel 2015 il Premio Goldman per l’Ambiente, il più alto riconoscimento assegnato ai difensori dei diritti dell’ambiente per le vittorie conseguite nel proprio contesto comunitario. Da anni, insieme al Consiglio civico delle organizzazioni indigene e popolari di Honduras (COPINH), conduceva una campagna contro la costruzione di una diga idroelettrica che minaccia il territorio del popolo nativo Lenca. In occasione dell’anniversario della sua morte, Amnesty International ha inviato all’Ambasciatore dell’Honduras in Italia le oltre 11.000 firme raccolte per chiedere giustizia sulla sua uccisione.

Amnesty International Italia vuole, inoltre, dedicare la giornata dell’8 marzo a cinque donne quest’anno: Bibata Ouedraogo, una difensora burkinabè che lavora per la promozione dei diritti delle donne; Su Changlan; una difensora cinese accusata di incitamento alla sovversione contro lo stato; Eren Keskin, un’avvocata turca che difende i diritti umani; Máxima Acuña, una contadina peruviana che si batte per difendere il suo territorio dalla costruzione di una miniera; Helen Knott, una portavoce delle comunità native canadesi di Peace River Valley che si oppongono alla costruzione di una diga idroelettrica sui loro territori ancestrali.

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Articolo 13
Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese dell’amministrazione, i contributi versati dalla donna e dall’uomo sono uguali; la donna partecipa a tutti i compiti, a tutti i lavori ingrati; deve dunque avere la stessa parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, degli incarichi, delle dignità e dell’industria.

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Ph. Michelangelo Mignosa

Leyham Gbowee, liberiana premio Nobel per la Pace 2011, ed Esperança Bias, ministro delle Risorse minerarie del Mozambico, testimoniano un’Africa diversa dal solito, un’Africa da cui si può imparare molto.

Nel Parlamento mozambichese, su 250 deputati 106 sono donne e il governo conta sette ministre in posti di alta responsabilità, come Esperança Bias, alla guida delle Risorse minerarie del Paese. «Nella parità di genere, o almeno nella rappresentanza femminile nelle istituzioni, il Mozambico ha molto da insegnare all’Africa e al mondo», ha precisato il segretario generale dell’Onu. Tra le priorità del governo, spiega Bias, l’educazione femminile è al primo posto, è «una chiave per il futuro: investire nell’istruzione, in particolare delle adolescenti, significa investire nello sviluppo del nostro Paese». Un progetto esemplare che colloca il Mozambico tra gli stati africani più virtuosi per quel che riguarda l’emancipazione femminile, dopo il Ruanda, il Senegal e il Sudafrica.

Nell’Africa Subsahariana la media delle donne elette nei parlamenti è del 22 per cento. Gli Stati Uniti, la Francia e il Giappone si fermano al 19 per cento. Simbolo di questa rivoluzione in rosa è Ellen Johnson Sirleaf, diventata nel 2005 la prima presidente donna della Liberia.

Le donne africane inoltre, secondo Leymah Gbowee, hanno un valore in più: la consapevolezza di appartenere a una collettività: «Se si ha un problema, in Africa, si va dal vicino a chiedere aiuto. In Europa, e in Italia nello specifico, le persone sono più individualiste e pensano più “al proprio orto”». Ritrovare una dimensione sociale porterebbe solo benefici alle donne e di riflesso all’intera società.

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Ph. Michelangelo Mignosa

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima, il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola come una trappola da sacrificio, è quindi venuto il momento di cantare una esequie al passato.

Alda Merini.

Di Claudia La Ferla

Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina.

Traduzione dall’originale francese di Francesca Di Donato.

Copyright © 2004 Francesca Di Donato.

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