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Art 7 – Per nessuna donna si farà eccezione: la donna è accusata, arrestata, e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a tale Legge rigorosa.

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Photo Copyright – Francesco Malavolta

Penso agli stati islamici in cui vige la legge del Corano, la Shari’a, e penso ai cosiddetti stati laici, come l’Italia: paese in cui importanti conquiste civili, come il diritto all’aborto, vengono costantemente attaccate da fondamentalisti religiosi che si rifanno a un testo vecchio di centinaia di anni.

E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo.
1 – Corinzi 11,8

Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori. Allah è potente, è saggio.
Corano – Sura II, 228

Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. Forse la parola di Dio è partita da voi? O è giunta soltanto a voi?
1 – Corinzi 14,35

Gli uomini hanno autorità sulle donne, per la superiorità che Allah ha concesso agli uni sulle altre.
Corano – Sura IV, 34

Art 8 – La Legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non in virtù d’una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.

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Photo Copyright – Francesco Malavolta

Se l’è cercata.

Cosa si aspettava, vestita così?

Sono decine i casi di donne umiliate per aver partecipato alla realizzazione di video hard amatoriali resi pubblici da ex senza scrupoli. Migliaia, ogni giorno, i casi di bodyshaming contro donne che si macchiano del crimine di aver posato in una fotografia con una maglia un po’ scollata o, addirittura, in costume da bagno. Maschi che giudicano un essere umano in base alla forma di determinate parti anatomiche. Maschi depravati e privi di ogni traccia d’evoluzione della specie. Maschi che trovano assolutamente normale ogni forma di denigrazione e violenza e che poi sono gli stessi pronti a battersi, cappa e spada, contro chi osi anche solo menzionare la genitrice in squallide battute da bar. Nel tribunale delle basse pulsioni, siamo tutte meretrici. 

Art 9 – Nel caso di ogni donna dichiarata colpevole la Legge eserciterà ogni rigore.

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Photo Copyright – Francesco Malavolta

Zeinab Sekaanvand Lokran, una ragazza iraniana di etnia curda, ha 15 anni quando scappa dalla casa dei suoi genitori.

Sposata con Hossein Sarmadi nella speranza di una vita migliore, chiede presto il divorzio a causa delle ripetute violenze subite dal marito. Prova a fuggire ma si trova ripudiata dalla sua famiglia profondamente conservatrice; nemmeno la polizia le dà ascolto quando tenta di denunciare gli abusi.

All’età di 17 anni, arrestata per la morte del marito, viene torturata per venti giorni, fino ad ammettere la propria colpevolezza. Durante il processo le viene negato l’accesso a un avvocato.

Il processo si chiude con la condanna a morte per impiccagione.

Zeinab, giovane vedova, si sposa con un detenuto e rimane incinta. La gravidanza procura un ritardo nell’esecuzione ma il bambino nasce morto. Le cause della morte del feto, deceduto due giorni prima del parto, sarebbero da ricondurre a un forte shock vissuto dalla madre che, dopo aver partorito, non ha ricevuto alcuna assistenza medica.

La ragazza confida all’avvocato d’ufficio di aver confessato un omicidio commesso in realtà dal fratello del marito che da tempo abusava di lei. La ragazza, spinta alla confessione dalla promessa del perdono che, secondo la Shari’a è contemplato se i parenti del defunto accettano di perdonare l’assassino (o il presunto tale), non ha comunque alcuna scelta poiché rea confessa a seguito delle torture subite in prigione.

La ritrattazione non è stata presa in considerazione dal tribunale che ha fissato la data dell’esecuzione per il 13 ottobre 2016.

Non è bastato appellarsi alla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, sottoscritta anche dall’Iran, che vieta d’infliggere pene capitali per reati commessi da minori.

Grazie, però, alla raccolta di più di ottantamila firme da parte di Amnesty International l’esecuzione è stata bloccata e Zeinab, seguita da un nuovo avvocato, potrà presentare la domanda di revisione del processo che fino ad ora le era stata omessa tra le possibili scelte da adottare per la propria difesa.

La condanna a morte resta valida, fino a nuovo processo.

di Cristina Monasteri

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