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Sono cresciuto a Serrekunda in un tempo in cui tutti si guardavano come fratelli. Giocavamo fuori per le strade a costruire tane e fare altalene sull’albero. Ci sporcavamo, non mangiavamo al ristorante, ma abbiamo sempre mangiato cibi preparati in casa dai genitori.

Giocavo a tici tack e nascondino. Non c’erano le bottiglie d’acqua, ma bevevamo sempre l’acqua del rubinetto o direttamente da una pentola usando tutti gli stessi bicchieri. Non avevamo bisogno di inviti o di chiamare prima di andare a trovare gli amici. Non c’erano cose come cellulari e dispositivi elettronici. Non avevamo paura di nulla.

Litigando risolvevamo le nostre differenze di bambini. La scuola era obbligatoria. Abbiamo vissuto guardando le nostre madri circondati dai nostri anziani, li guardavamo con molta attenzione perché sapevamo che per noi sarebbe arrivato il momento in cui dovevamo fare la stessa cosa che facevano loro.

Le notti di luna piena erano le notti più belle per noi perché quasi tutti i bambini del villaggio uscivano fuori a giocare insieme. Altre notti invece le passavamo con i nonni che ci raccontavano delle storie per impressionarci e così rimanevamo svegli per tutta la notte a pensare a quelle storie. Sono cresciuto in una comunità in cui il nostro slogan era “coltiva ciò che mangi e mangia ciò che coltivi”.

Ogni famiglia aveva il suo terreno agricolo in cui tutti lavoravano e alla fine della stagione  poteva ancora nutrirsi di quello che aveva prodotto fino alla stagione successiva.

Era obbligatorio praticare la religione e poi RISPETTO, RISPETTO, RISPETTO. E’ la parola che continua a squillare nella mia testa perché, senza essere rispettosi, non si può vivere nella mia comunità.

In una comunità africana un bambino viene cresciuto da tutto il villaggio e non solo dai genitori. Per questo per strada sei obbligato a comportarti anche meglio che a casa perché, rischi di essere accompagnati a casa con il cucchiaio di legno. E arrivato a casa tua, rischi di essere rimproverato dai tuoi genitori per il tuo comportamento sbagliato.

Alcune notti erano dedicate alle lezione di Corano e tutti i ragazzi portavano dei legni per accendere il fuoco perché c’era buio. Ognuno dei ragazzi sapeva che aveva il compito di portare dei legni per fare luce e studiare, quindi subito dopo il pranzo tutti andavano nei boschi per prendere dei legni per la notte.

Sono cresciuto in questo modo nella comunità di Serrekunda.

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*Photo Copyright: Michelangelo Mignosa

Di MB


Io e MB ci siamo conosciuti alle Scuole Verdi di Augusta nel 2014, ci siamo persi e poi ritrovati grazie ad un altro Figlio della Fortuna, Doumbia. Quando gli ho chiesto di scrivere con noi, mi ha detto che la prima cosa che avrebbe voluto scrivere era sulla sua terra e sul loro vivere tutti insieme.

Maria Grazia Patania

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