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Dal 20 al 24 Febbraio abbiamo raccontato, ognuna a modo suo, lo scarto pericoloso fra la sfera dei diritti garantiti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, che rappresenta una conquista fondamentale della Rivoluzione Francese, e la realtà. Abbiamo preso gli articoli, uno ad uno, per contrapporli a situazioni in aperta violazione delle garanzie previste e per riflettere su queste stesse violazioni.

Nessuna di noi vorrebbe essere uno spaccapietre del Nepal o uno scarto fra gli scarti dei dannati dell’India di Alessio Mamo. Nessuna di noi vorrebbe essere detenuta o arrestata arbitrariamente o osservare il mondo da dietro una recinto di filo spinato come la bimba ritratta da Riccardo Pareggiani a Idomeni. Nessuna inoltre vorrebbe essere il migrante in bianco appena salvato ed immortalato da Michelangelo Mignosa il cui sguardo silenzioso ci interroga su domande scomode quanto impellenti. Vorremmo noi essere al suo posto? Vorremmo diventare numeri fra i numeri, bianco fra il bianco, niente fra il niente? Infine nessuna di noi vorrebbe essere costretta a dormire fra cocci taglienti in qualche angolo di rotta balcanica documentato da Francesco Malavolta.

E siccome nessuna di noi vorrebbe essere una creatura ridondante in un mondo fintamente opulento abbiamo sentito la necessità di raccontare, di illustrare, di far riflettere. Abbiamo voluto, ricordando i diritti che neghiamo ogni giorno, esprimere il nostro dissenso rispetto alle continue violazioni della dignità umana a cui assistiamo quotidianamente e che, ormai, vengono fatte passare per normali. Siamo in un momento cruciale, un momento in cui il buio può trasformarsi in nero facendoci rivivere scenari trascorsi che avremmo voluto relegare nelle pagine dei libri di storia. Ma tutto sembra ritornare e la leggerezza con cui rinunciamo ai diritti altrui, senza capire che così facendo calpestiamo noi stessi, è allarmante.

Mentre noi parlavamo di diritti, due donne per divertimento e crudeltà gratuita venivano rinchiuse in gabbia come animali da intrattenimento. Le urla di quelle donne contrapposte allo scherno delle persone che le riprendevano per amplificare il divertimento in rete sono il ritratto e la sintesi perfetta della banalità del male della Arendt. Il sottobosco bestiale di insulti e incitazioni alla violenza proprio contro quelle che erano le vittime di un gratuito gesto lesivo della dignità umana sono invece la dimostrazione che, insieme alla preziosa eredità dei diritti conquistati con lotte e rivoluzioni, è a rischio l’integrità di ciascuno di noi. Se la linea fra sicurezza e prevaricazione è così sottile e la giustizia così lontana, come possiamo sentirci al sicuro? Come possiamo non avere paura di essere noi le prossime vittime di abusi intollerabili ed ingiustificabili? Come possiamo non volere con ogni fibra proteggere e salvaguardare quei diritti che a cuor leggero dimentichiamo?

Collettivo Antigone

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