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Art. 10 – Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.

articolo-10 Ph. Michelangelo Mignosa

Un morbo particolarmente pericoloso riguarda l’annullamento della diversità di pensiero, cultura, espressione. Sempre più forza assume la voglia di un modo livellato e dal facile controllo celata dietro irreali e quanto mai banali maschere di democrazia e libertà. La vera democrazia è la libertà di essere diversi. Ogni giorno qualcuno cerca di imporre il proprio pensiero, la propria legge, la propria religione, il proprio personale concetto di stile di vita a chi sembra talmente distante da dover essere “convertito”. Fin quando la diversità non verrà vista come vera fonte di forza e ricchezza si rimarrà incastrati in una nube di stallo e fallimento. L’esempio più lampante è il concetto ossimorico di “democratiche bombe”, molte guerre condotte in oriente sono state etichettate come salvifiche e liberali. Le giuste domande in questo caso credo siano, però, “Come può la morte di anime innocenti essere salvifica?”, “Come può un bomba distruttiva essere costruttiva?”. Spesso questi interrogativi passano in secondo piano o peggio vengono del tutto cancellati da una strana assuefazione alla morte che caratterizza la quotidianità di ognuno di noi. Ci lasciamo letteralmente “scivolare la vita addosso”.

La libertà di pensiero ed espressione è, spesso, una mera illusione, non solo perché in molti casi persiste la censura ma anche perché le informazioni e il conseguente pensiero critico popolare risultano manipolati e compromessi da una pratica che definirei con l’accezione “schiavismo della mente”. La storia è testimone di orrende persecuzioni di uomini, donne, bambini o interi popoli solo perché “colpevoli” di una diversità culturale o religiosa. Ancora oggi tutto ciò risulta spaventosamente attuale e interi popoli continuano a essere sacrificati sull’altare degli interessi economici. Se guardando negli occhi un altro uomo, magari seduto a terra, povero di speranza, solo, vestito diversamente da noi, con un altro colore della pelle e padrone di un’altra lingua potessimo per una volta provare a vedere noi stessi o meglio, noi stessi arricchiti da qualcosa, potremmo finalmente comprendere affondo cosa si intende per libertà. Vorrei si potesse ancora ascoltare la voce di quanti sono stati perseguitati, molestati, uccisi per il proprio pensiero; sono convinta che ci siamo indubbiamente persi qualcosa di prezioso.

La realtà dei fatti è, dunque, che:

Uomini e donne vengono molestati per le loro opinioni, anche religiose,  anche quando la manifestazione di esse non turba l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.

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Art. 11 – La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

articolo-11

Ph. Michelangelo Mignosa

Quando ho visto per la prima volta questa foto di Michelangelo Mignosa ho avuto una suggestione molto particolare: la guardavo come fosse un sogno ad occhi aperti. La realtà, improvvisamente, si confondeva e l’oggettività dei fatti ritratti non mi era più così chiara: la dimensione del sogno, della libertà e della speranza riuscivano a far venir meno tutto il resto. Guardavo questo bambino con le braccia aperte e lo sguardo fiero. Si materializzava l’immagine di un piccolo uomo che con convinzione trasmetteva attraverso quegli occhi decisi, la forza del suo messaggio di libertà. Come fosse un importante ambasciatore di un vigoroso messaggio, fermo davanti al suo leggio, l’ho immaginato parlare alla gente dei suoi sogni e delle sue speranze. L’ho immaginato adulto, raccontare la sua storia, il suo difficile cammino ma anche la sua vittoria, i sogni che non ha dovuto stringere in tasca tra mani vuote ma che ha potuto realizzare. Ho immaginato di ascoltarlo mentre parlava della bellezza della vita e di un mondo capace di regalargli la possibilità di diventare tutto ciò che voleva essere. Questa foto ricalca l’esatta suggestione di un uomo che proclama al mondo i suoi diritti, in piedi con le braccia aperte in segno di vittoria e di libertà. Ho immaginato che quella sopra il suo capo potesse essere la bandiera del suo paese agitata dal vento, esibita con orgoglio come simbolo della propria cultura e delle proprie radici. Ho immaginato lo sguardo fiero di questo piccolo uomo come l’espressione della libertà di manifestare il proprio pensiero, i propri diritti, la propria dignità.

L’entusiasmo e la forza di un bambino sono stati, spesso, nel corso della storia la più forte cassa di risonanza nella battaglia a tutela della libertà d’espressione. Penso in tal senso a Malala la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione (bandito da un editto dei talebani) delle donne della città di Mingora, nella valle dello Swat. Nonostante le molte intimazioni e la paura della famiglia che potesse accaderle qualcosa, Malala non si è mai arresa comprendendo l’importanza e l’urgenza di esprimersi contro il regime talebano a tutela della libertà del suo popolo. Non ha abbandonato la penna né soffocato le parole, anche dopo l’attentato che le è quasi costato la vita, Malala ha continuato a rivendicare il diritto di poter essere una bambina normale con la consapevolezza anche solo la forza di una penna e un foglio possono cambiare il mondo. Quando ancora in moltissime parti del mondo si attenta alla libertà di ognuno di manifestare pensieri e opinioni, di parlare, scrivere e stampare liberamente, ognuno di noi dovrebbe sentirsi leso nella propria libertà. Fin quando la tutela dei diritti dell’uomo e del cittadino sarà una prerogativa di alcune sole parti del mondo, non si potrà parlare né di umanità né di libertà.

Si può quindi, allo stato dei fatti, affermare che:

La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni non è tutelato come uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino non può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente.

Di Claudia La Ferla

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