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Art. 12 – La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.

articolo-12Ph. Michelangelo Mignosa

Un gommone mezzo sgonfio affonda tra il blu intenso del mare. Braccia coraggiose si aggrappano ai bordi ancora gonfi galleggiando dentro una torbida speranza. Mani impaurite attaccate alla pallida bellezza del mondo.

Chi tutela la vita? Chi, di fatto, se ne preoccupa? Chi lancia una cima di salvezza? Chi comprende le innumerevoli vite perse quotidianamente? Soprattutto, chi si vergogna di tutto questo? La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica ma guardandosi intorno, in un mondo eppure così vasto, si ha la netta sensazione di essere soli. Vivere la mera illusione che i nostri diritti siano tutelati, la pura sensazione di essere liberi, l’utopistico pensiero che il mondo finisca dentro i confini del “bel mondo”, questo è il più grosso inganno che quotidianamente si palesa davanti ai nostri occhi. L’amara constatazione di vivere chiusi dentro miseri castelli di sabbia deriva dalla consapevolezza che si sia costituito un “mondo matriosca”: “il bel mondo”, quello esteriore, della facciata, dell’economia, della civiltà e “il brutto mondo”, quello dimenticato, deturpato, ucciso, spesso raso al suolo e saccheggiato. In tutto ciò, come ultimo nucleo di questi fittizi incastri, esiste “il mondo del reale”, quello di cui tutti dovremmo veramente prendere coscienza, fatto di esseri umani che muoiono in mare, in guerra, a causa di un fucile o di una bomba, esseri umani che patiscono la fame, altri privati della loro libertà o rinchiusi in luoghi che uccidono ogni forma dignità.

La forza pubblica è istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata, questo è un altro punto nevralgico presente nell’articolo 12 della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Ma chi tutela il vantaggio di tutti? Ho visto ragazzi arrivare in Italia e vivere ammassati in spazi sporchi e angusti, in tende di fortuna allestite sulle banchine dei porti dentro cui l’aria è irrespirabile, in centri d’accoglienza ricavati in vecchi edifici dismessi quasi inagibili. Eppure esiste un forza pubblica istituita per il vantaggio di tutti, eppure esistono dei fondi stanziati per aiutare chi si trova in difficoltà… Eppure qualcuno continua pretestuosamente a parlare di migranti ospiti di alberghi, stipendiati e sfamati. Dico eppure, perché sarebbe necessario fare un giro anche solo un giorno nelle strutture che ospitano questi “figli della fortuna” per rendersi conto che non esistono alberghi, né soldi, né ottimo cibo. I fondi stanziati per aiutare chi è riuscito ad arrivare e a sopravvivere a un terribile viaggio DOVE e soprattutto da CHI vengono incassati? Vedendo la vera e dura realtà in cui vivono uomini, donne e bambini ho provato rabbia, vergogna e profondo senso di colpa.

La forza pubblica è istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata… basterebbe vivere un solo giorno nel “mondo del reale” per rendersi conto di come tutto questo venga costantemente violato.

Si può, dunque, affermare che:

La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza non è, però, istituita per il vantaggio di tutti ma per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.

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Art. 13 – Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d’amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini in ragione delle loro capacità.

articolo-13. Ph. Michelangelo Mignosa

Il dettaglio che trovo fondamentale nell’articolo 13 della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino riguarda il senso del termine “capacità”. La reale capacità di un cittadino di partecipare al mantenimento della forza pubblica non è un diritto concretamente messo in pratica, per tale ragione il panorama delineato è quello di una società annaspante, oppressa dalla pressione fiscale, uccisa nei sogni e nella speranza.

Ho sempre amato un diritto sancito dalla Costituzione americana, “il diritto alla felicità”, che poi è quello maggiormente dilaniato e dimenticato. Si attenta quotidianamente al diritto del singolo di essere felice e lo si fa negando la possibilità di una vita migliore, ergendosi a divinità capaci di sentenziare chi abbia il diritto di vivere e chi no, chi abbia la possibilità di coltivare il sogno e la speranza di un futuro e chi no. Non si rispetta la “capacità” di partecipazione alla forza pubblica né il diritto e la “capacità” di poter trovare un proprio spazio nella società. Quella angosciante sensazione di vivere con l’acqua alla gola, la paura che domani possa arrivare il baratro, la precarietà di ogni attimo e la paura di veder crollare anni di sacrifici, caratterizzano l’animo del cittadino odierno; lo stesso cittadino che voltandosi si riflette negli occhi di chi ha sfidato la morte pur di non arrendersi. Dov’è il diritto alla felicità in tutto questo? Quale criterio stabilisce chi può essere felice e chi no? Forse il caso o la fortuna? Essere nati nel posto giusto e nelle condizioni ottimali non è un merito, pertanto non può e non deve essere rivendicato come tale. Alla stessa maniera l’implacabile brama di ricchezza dei più non può pesare sulle spalle dei più deboli e non può essere a scapito della vita di chi meriterebbe eguali diritti e possibilità. Ci sono molte cose che abbiamo dimenticato, molte altre conquiste che vanno ancora raggiunte e molte battaglie per la tutela di diritti inalienabili che vanno combattute da capo perché ce le siamo fatte scivolare via tra le mani.

Si può, dunque, affermare che:

Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d’amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso non è ugualmente ripartito fra tutti i cittadini in ragione delle loro capacità.

 Di Claudia La Ferla

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