Tag

, , , , , , , , ,

Torino – L’Associazione Allievi del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” ha inaugurato, lunedì 24 gennaio presso la Sala Mostre del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Castello 165, una mostra fotografica che documenta il tema dei flussi migratori attraverso i lavori di fotografi e video maker che hanno raccontato, attraverso i loro reportage, i momenti più drammatici degli ultimi tre anni nei campi per rifugiati in Grecia, nella jungle di Calais, a Lampedusa, Ventimiglia e Idomeni.

copertina_fronte_taglio.jpg

“EXODOS – rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione” sarà aperta al pubblico tra le 10 e le 18, con ingresso gratuito, tutti i giorni fino al 24 febbraio.
La mostra si pone l’obiettivo di raccontare l’aspetto umano al di là dei numeri e attraverso un percorso che affronti i temi dell’accoglienza e dell’inclusione sociale. Sarà possibile partecipare, inoltre, a una serie di incontri e workshop, testimonianze e momenti di riflessione.

Lo spazio espositivo, pensato per ripercorrere simbolicamente le fasi del viaggio intrapreso dai rifugiati, affronta le tappe di una moderna via crucis.

Il mare. Un mare nero, lontano dalle evocazioni poetiche a cui siamo abituati. I naufragi, la speranza di una nuova vita che aspetta, dall’altra parte, di essere riscattata.
Le strade. L’accoglienza che fallisce ogni qual volta un essere umano venga costretto a dormire all’addiaccio, per strada, nelle tende, nei parchi vicino alle stazioni ferroviarie.
I muri. Le reti. Il filo spinato. Le barriere e i confini contro i quali si ammassano migliaia di esseri umani.
I campi. I non luoghi dove l’attesa diventa tortura e dove la speranza si trasforma, purtroppo, in disperazione.
Infine, l’incontro, lo scambio, l’inclusione.

Al termine della visita sorgono delle domande a cui dovremmo iniziare a rispondere.
Possiamo ancora parlare di emergenza profughi dopo anni di sbarchi, naufragi e condizioni di vita inumane in cui versano milioni di persone?
E poi, possiamo davvero sentirci minacciati da quella che i populisti definiscono una “invasione” o sarebbe necessario provare empatia nei confronti di persone che vorrebbero solo una seconda possibilità sulla terra?

Dalla Siria, attraverso la Turchia di Erdogan e la Grecia e la Macedonia, queste persone tentano di raggiungere il cuore dell’Europa ma vengono respinte. Vuol dire che, materialmente, altri esseri umani li respingono, incuranti del fatto che l’unica alternativa è la morte.

Riuscite a immaginarlo?

files_locandina_nomi_taglio.jpg

Di Cristina Monasteri

 

Annunci