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E’ il 1913, siamo in Germania, ad Hannover per la precisione. Johann Trollman ha otto anni e inizia a frequentare un corso di boxe. Ha un talento naturale per questo sport: quando boxa muove le gambe e busto in maniera armonica ed elegante, seguendo un ritmo tutto suo, un ritmo che ha nel sangue, il ritmo che gli zingari seguono quando ballano nelle loro feste. E in effetti Johann è un sinti, appartiene ad una razza senza scrittura in cui la famiglia è al centro di tutto e in cui le vicende familiari vengono tramandate a voce.

Johann, dunque, sale sul ring portando con sé i valori e le tradizioni della sua gente ed ha successo. Un enorme successo. Ma nonostante le strepitose vittorie la strada verso le Olimpiadi, prima, e verso la conquista del titolo dei pesi massimi, dopo, è lastricata di insidie e difficoltà: uno zingaro non sarà mai e poi mai equiparabile ad un ariano tedesco.

«Me l’hanno fatto capire in mille modi, un sinti non può diventare campione in Germania. È stata una progressione studiata ad hoc. Prima arrivo a essere uno dei migliori dilettanti e mi tagliano fuori dalle Olimpiadi. E adesso che sono professionista mi impediscono di fare carriera. Mi hanno incastrato, ormai».

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*Photo Copyright: Francesco Faraci

La sua carriera procede rapidamente verso il baratro e Johann a poco a poco viene privato di tutto cio’ che lo rende un essere umano: è costretto a divorziare dalla moglie tedesca, che ama immensamente, per proteggere la sua famiglia dalla persecuzione; gli viene imposto di gareggiare come un ariano abbandonando quindi lo stile che lo ha reso un grande pugile, stile che coincide con quello che lui è, con le sue radici, con le sue tradizioni, evento che inevitabilmente lo porterà ad abbandonare la carriera sportiva; viene inviato sul campo di battaglia a combattere per la gloriosa Germania, ma successivamente viene schedato, costretto alla castrazione chimica ed infine deportato in un campo di concentramento.

La narrazione ha quasi un tono fiabesco, la lettura scorrevole è intervallata da disegni, prodotti dallo stesso Fo, che ritraggono la vita del boxeur, tuttavia la conclusione si discosta del tutto dal classico lieto fine: nel campo di concentramento, infatti, Johann troverà la morte.

Non è una semplice storia del passato questa.

Leggere della vita di Johann Trollman non può far altro che spingerci a guardare, non semplicemente vedere, cosa accade intorno a noi: i capannoni senza acqua, luce, riscaldamento occupati da chi è rimasto bloccato lungo la rotta balcanica; i profughi in fila sotto la neve, al gelo, in attesa del cibo; la distruzione di Aleppo; i cadaveri di bambini annegati in mare; le mattanze realizzate dai miliziani di Boko Haram.

Leggere di Johann porta a chiederci ancora una volta, l’ennesima volta, perché la storia si ripete inesorabile ed implacabile sotto i nostri sguardi inorriditi ed inermi.

Razza di Zingaro, di Dario Fo, Edizioni Chiarelettere

Testo di Simona D’Alessi

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