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Nella  Giornata della Memoria dedicata allo stermino degli Ebrei è proponibile un raffronto fra la tragedia dell’Olocausto e il destino di milioni di disperati che fuggono dai loro paesi nella speranza, spesso vana, di una vita migliore?

C’è oggi il rischio di un nuovo Olocausto considerata l’attuale crisi umanitaria? Lasciamo la risposta a chiunque legga queste parole.

Se dal punto di vista della mera ricostruzione storica ogni raffronto fra lo sterminio degli Ebrei e il dramma dei migranti sembra improponibile per la diversità dei contesti storici, la questione cambia se si guardano entrambe le vicende dalla prospettiva della crisi umanitaria, della scomparsa di ogni sentimento di pietà e solidarietà che evocano.

Forse sarebbe più adeguata una giornata della memoria e della testimonianza attiva che conduca a un nuovo impegno civile e morale in grado di ispirare le azioni dei singoli e delle istituzioni. Al di là delle evidenti differenze fra lo sterminio nazista e la catastrofe migratoria, entrambe le vicende sono accompagnate da un comune destino di morte e un’esistenza di soprusi. Basterebbe, infatti, trovare il tempo e la disponibilità ad ascoltare i terribili racconti di uomini, donne e bambini che hanno affrontato il disumano viaggio verso l’Europa. Basterebbe ascoltare la loro voce che narra i terribili eventi che hanno dovuto subire per il solo fatto di essere nati nel posto sbagliato. A quel punto il raffronto non apparirebbe così improponibile.

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*Photo Copyright: Francesco Malavolta

E quindi alla domanda se sia possibile cogliere, al di là delle differenze, rilevanti elementi di continuità fra l’immane tragedia dell’Olocausto e l’odierna condizione dei migranti, la nostra risposta è affermativa.

Non dimentichiamo mai che la tragedia dei migranti è oggi la sfida più urgente della civiltà e che i governi del potente e “civile” Occidente dovrebbero farsene carico immediatamente invece di perdere tempo in incontri -spesso inutili- e nella costruzione di muri che non servono a nessuno.

L’attuale catastrofe migratoria interroga la nostra capacità di essere e restare umani. Al centro della riflessione odierna ci sono questioni di civiltà, solidarietà, umanità che l’Europa e l’intero Occidente non possono eludere.

In gioco ci sono la nostra storia, la nostra identità migliori. L’Europa è infatti la patria di grandi conquiste civili, politiche e sociali. Qui sono nati lo stato di diritto, la democrazia, lo stato sociale e la cittadinanza come li conosciamo e queste conquiste hanno inaugurato un’epoca nuova nella storia dell’umanità, nel cammino della civiltà.

Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare che l’Europa è il continente che ha imposto per secoli il proprio dominio su tanti popoli tramite il colonialismo e innescato due devastanti guerre mondiali con le conseguenze che conosciamo.

L’Occidente sembra quindi avere due volti: quello dei diritti universali che difendono la dignità di ogni essere umano e quello colonialista che dimentica il diritto per prediligere la forza.

Ci troviamo oggi ad una svolta decisiva della storia umana e dinanzi una scelta da cui dipende il destino dell’Umanità tutta dal momento che la sfida del nostro presente contrappone alternative radicali: Progresso/Regresso, Umanesimo/Antiumanesimo, Civiltà/Barbarie.

Ricordiamoci, infine, che le considerazioni fatte non valgono soltanto per la questione migratoria bensì per la ben più vasta “questione sociale” europea e occidentale.

 Collettivo Antigone

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