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Un fiocco di neve
non sa il dove
ne’ conosce il suo destino.
Esiste fuori di sé.
Non sa di sciogliersi
sulla lingua di un cantastorie
tornato giovane,
per un momento.

In braccio, il suo ottone
le dita si muovono fuori
da guanti bucati.
Intrappola neve con le ciglia allo zenit.

Un fiocco ancòra s’adagia
nel silenzio, quando è deciso.
Su di lui un altro,
con sconosciuta esistenza.
Accumula il suo peso da nulla su simili
e precedenti, che ormai non sono più.
Le forme si adattano.
Lo spazio, trovato.

Non sa di dissolversi
in pozzanghere sudice:
appena distratti,
finisce d’esser nuovo.

Le ruote si lavano,
schianti le svuotano e
schizzi che sporcano:
uomini imprecano.

Un altro cristallo ignorante,
su di un altro.
E ancora.
È perso l’uno, già è tutto.
Già è altro.
Gioco di bambino
e di guerra.
Almeno finché dura.

S’agita su un prato che era e non è
S’infarina di fresco
poi resta stupito
del suo stesso calore.

I palmi freddi
ora, freddi e bagnati
e doloranti
Le dita e i geloni

I piedi si ghiacciano
Il naso che cola
La lagna comincia
quando finisce il gioco.

Coltre innanzi a porte, stipiti, finestre.
Velo su parabrezza, panchine, tettoie.
Una crosta
sulle cabine del telefono,
poche rimaste.
Resistenti ricordi,
nostalgia di fatti noiosi.
Rimpianto di un rifiuto.

I fiocchi di neve che pure cadono,
ma non preoccupano.
Non c’è rumore a disturbare sonni
e tranquille veglie o silenzi impartiti.
Un uomo sa di dove è figlio,
Un uomo sa chi è sua madre,
Un uomo. Resta.
Non puoi scioglierlo in un canale di scolo.

di Cristina Monasteri

cri-neve

*Photo Copyright: Francesco Malavolta

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