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Figuratevi la mia sorpresa, anzi la mia costernazione, quando, senza muoversi dal suo angolino, con voce singolarmente soave, ma ferma, Bartleby rispose: «Preferirei di no». Rimasi per qualche tempo seduto, trasecolato, in assoluto silenzio, chiamando a raccolta le mie facoltà attonite. Subito mi venne da pensare che gli orecchi mi avessero ingannato, oppure che Bartleby avesse completamente frainteso quello che volevo. Ripetei la richiesta con quanta chiarezza mi era possibile, ma con altrettanta chiarezza giunse la risposta di prima: «Preferirei di no».

 Herman Melville, Bartleby lo scrivano.

Soppresso dal governo Mussolini nel 1929, il Ministero della Pubblica Istruzione venne sostituito dal Ministero dell’Educazione Nazionale che, fino al 1932, venne diretto da Balbino Giuliano. Docente di Etica e Filosofia presso diverse Università italiane e precedentemente insegnante di Piero Gobetti presso il Liceo Gioberti di Torino; Giuliano, all’epoca collaboratore dell’Unità di Salvemini, influenzerà con le sue posizioni interventiste le scelte di Gobetti il quale anticiperà l’esame di maturità per partire volontario alla guerra, nel 1918.

Insieme all’obbligo di giurare fedeltà alla patria, imposto nel 1924 dal regolamento generale universitario, venne introdotto, tramite regio decreto, l’obbligo per i docenti di giurare fedeltà al fascismo.
L’articolo 18 del regio decreto 1227 del 28 agosto 1931, impone ai docenti di utilizzare la formula “Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l’ufficio di insegnante e adempire tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al Regime Fascista. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti, la cui attività non si concilii coi doveri del mio ufficio.”

Alcuni docenti aggirarono l’imposizione anticipando la pensione, optando per l’esilio o dimettendosi dai propri incarichi.

Molti altri, seguendo il consiglio di Togliatti, decisero di giurare nell’ottica di mantenere le proprie cattedre e di svolgere così un’azione antifascista dall’interno.

Altri ancora, seguendo le indicazioni di Croce, giurarono per non perdere la cattedra al fine di non permettere l’avvelenamento delle nuove menti, venendo sostituiti.

I docenti della Cattolica di Milano, esonerati poiché dipendenti non statali, vollero comunque giurare fedeltà al fascismo; tra loro solo quattro rifiutarono di aderire all’iniziativa spontanea.

I docenti statali di fede cattolica prestarono giuramento con riserva interiore nonostante l’Osservatore Romano definì il giuramento lecito in quanto il Regime fascista equivaleva al Governo dello Stato.

Su un totale di circa milleduecento docenti, meno di una ventina tra loro decisero di rifiutare.

Ernesto Buonaiuti, docente di storia del cristianesimo: alla fine della guerra non venne reintegrato nel suo ruolo poiché a un sacerdote scomunicato non era permesso occupare la cattedra di una università statale.
Giuseppe Antonio Borgese, docente di estetica. Dopo la caduta del fascismo, decise di non rientrare in Italia: insegnante alle dipendenze del Ministero degli Esteri negli Stati Uniti, fu l’unico a perdere anche il diritto alla pensione.
Aldo Capitini, docente di filosofia. Filosofo e poeta antifascista, fu il primo a introdurre in Italia il pensiero nonviolento. Collaborò, insieme a La Malfa, Bobbio e Ingrao alle attività del Movimento Liberalsocialista e per questo venne arrestato, nel 1942. Arrestato nuovamente l’anno successivo, Capitini fu definitivamente liberato dopo il 25 luglio e fondò il primo Centro di Orientamento Sociale. Nel ’52 affiancò ai COS, i COR: Centri di Orientamento Religioso con lo scopo di conoscere religioni differenti da quella cattolica. Nel 1961 fu lui a inaugurare le Marce per la Pace e la fratellanza dei popoli, da Perugia ad Assisi.
Mario Carrara, docente di antropologia criminale. Scrisse, nel 1931, una lettera al rettore della propria università spiegando il suo rifiuto definendosi “ben lieto di continuare ad assolvere ancora, se potrò farlo con animo sgombro da ogni preoccupazione e con quella libertà di indirizzo che è necessaria ad ogni attività del pensiero.” Arrestato nel 1936 per attività contro il regime, morirà in carcere a Torino.

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Mario Carrara

Antonio De Viti De Marco, docente di scienza delle finanze. Considerato uno dei maggiori economisti italiani, fu proprietario del Giornale degli economisti al quale parteciparono con i propri contributi Pareto ed Einaudi. Da sempre oppositore del regime, oltre a rifiutare il giuramento, si dimise dall’Accademia dei Lincei. Morì nel 1943.
Gaetano De Sanctis, docente di storia antica, fu tra i firmatari del Manifesto degli Intellettuali Antifascisti. Il rifiuto lo vide escluso da ogni attività culturale ma potè continuare a curare la sezione di Antichità classiche dell’Enciclopedia Italiana. Dopo la Liberazione, venne proclamato professore a vita e fu presidente dell’Enciclopedia Treccani fino al 1954.
Floriano Del Secolo, docente di lettere e filosofia, fu allievo di Carducci. Firmò il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti e, rifiutato il giuramento di fedeltà al regime, venne licenziato dal Collegio Militare della Nunziatella.
Giorgio Errera, docente di chimica. Errera fu collega, a Palermo, di Gentile e Zingarelli e fu l’unico, tra gli insegnanti di scienze dell’Università di Pavia, a firmare il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti, redatto da Croce. Al suo rifiuto seguì un riposo imposto, vista l’anzianità di servizio raggiunta.
Giorgio Levi Della Vida, docente di lingue semitiche. Espulso dall’insegnamento universitario, continuò a collaborare alla stesura dell’Enciclopedia Treccani per la quale si occupò della voce relativa all’Ebraismo. Dopo la promulgazione delle Leggi razziali, espatriò negli Stati Uniti dove fu docente di Chomsky. Eletto socio dell’Accademia dei Lincei, morì a Roma nel 1967.
Piero Martinetti, docente di filosofia. Nel 1931 scrisse: “Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza.” Messo in pensione d’autorità, morì nel 1943.
Fabio Luzzatto, docente di diritto civile. Cacciato dall’Università per il rifiuto del giuramento al regime, in quanto ebreo perse ogni diritto all’insegnamento in seguito all’applicazione delle Leggi Razziali. Fuggito in Svizzera, rientrò in Italia nel 1945 e, avendo superato i limiti d’età per essere reintegrato, si dedicò alla scrittura e alla politica.
Bartolo Nigrisoli, docente di chirurgia. Fu un sostenitore degli ideali democratici, repubblicani e socialisti e fu tra i firmatari del manifesto crociano del ’25. Dopo il rifiuto, venne costretto ad abbandonare la cattedra.
Errico Presutti, docente di diritto amministrativo. Fu dichiarato decaduto dalla cattedra dopo essersi rifiutato di giurare fedeltà al fascismo. In seguito, venne eletto membro dell’Assemblea Costituente a cui non potè partecipare per via delle precarie condizioni di salute.
Francesco Ruffini, docente di diritto ecclesiastico. Già senatore del Regno nel 1914, fu socio dell’Accademia dei Lincei e presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino. Ruffini firmò il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti. Morì a Torino, tre anni dopo aver rifiutato il giuramento.
Lionello Venturi, docente di storia dell’arte. Insegnò a Torino fino al 1931 per poi prendere parte al nucleo antifascista di Giustizia e Libertà, a Parigi. Professore di fama internazionale, tenne conferenze a Parigi, Cambridge, Città del Messico, New York, Chicago; tra i suoi studi più apprezzati ci sono quelli sugli Impressionisti, su Modigliani, Cézanne e Caravaggio, oltre che Chagall, Lalla Romano, Soldati. Tornò in Italia nel 1945.

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Lionello Venturi

Vito Volterra, docente di fisica matematica. Politico italiano; nel 1922, quando era senatore, si schierò apertamente contro il regime e, in particolare, contro la riforma Gentile. Anche Volterra fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, al rifiuto seguì l’obbligo di abbandonare la cattedra e la presidenza dell’Accademia dei Lincei. Visse a Parigi e in Spagna, tornò in Italia poco prima di morire.

Cesare Goretti, docente di filosofia del diritto. Fu il segretario del VI Congresso Nazionale di Filosofia, sciolto dalle autorità fasciste; in proposito Goretti scriverà al Rettore dell’Università di Milano una lettera di “protesta in nome della libertà degli studi e della tradizione italiana contro un atto di violenza che impedisce l’esercizio della discussione filosofica ed invano pretende di vincolare la vita del pensiero”. Rifiutandosi di prestare giuramento, resterà escluso dalla carriera accademica e morirà nel 1943.

I would prefer not to. Come Bartleby, questi uomini hanno risposto a una domanda che avrebbe voluto essere retorica. Come Bartleby hanno preferito dire no, annullandosi pur di protestare il proprio dissenso. I loro “no” sono un’eredità perché scegliere di rifiutarsi rappresenta un punto di rottura. Quei “no” sono la prova che un altro mondo sia possibile.

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Ho scattato questa foto durante le manifestazioni contro la Riforma Gelmini, nel 2010. In segno di protesta, una professoressa teneva la sua lezione in Piazza Castello, a Torino.

R-esistete!

Di Cristina Monasteri

 

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