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Siria. Poco più di 185.000 chilometri quadrati. Poco meno di 23.700.000 abitanti. Capitale, Damasco. Lingua parlata: arabo.

Confina con la Turchia, a nord.
A sud, ci sono Giordania, Iraq, Israele.
La Siria si affaccia sul Mar Mediterraneo, subito sopra il Libano.

Dal 2011 la Siria è straziata dalla guerra civile tra i sostenitori del governo di Assad, maresciallo alauita, i suoi oppositori ma anche i curdi, l’Isis e il fronte al-Nusra affiliato di al-Qaida.
Gli alauiti sono sciiti, una minoranza rispetto alla gran parte della popolazione che è sunnita.
I sunniti considerano gli alauiti degli eretici per via dell’interpretazione esoterica che hanno del Corano. I loro testi, mai pubblicati e sconosciuti alla maggior parte dei fedeli, sono custoditi da una cerchia ristretta di iniziati, tutti uomini. Credono, inoltre, di essere i migliori musulmani e non accettano conversioni.

Figlio del precedente capo dello Stato che prese il controllo per mezzo della Rivoluzione Correttiva del 1970, Assad è anche il segretario della fazione siriana del partito Ba’th, dal 2000.
Il Ba’thismo mescola principi socialisti e panarabici all’idea che l’ordine possa essere mantenuto soltanto sotto una guida monopartitica autoritaria. Il Ba’thismo crede nella Terza via come unica soluzione al colonialismo al quale contrappone un sentito nazionalismo.

Dopo la prima guerra mondiale la Siria si ribella al controllo ottomano reclamando l’indipendenza ma dovrà sottostare a un mandato francese per vent’anni finché, grazie alle pressioni della Gran Bretagna e della Lega Araba, otterrà l’indipendenza nel 1946.
Al-Kuwatli, un veterano nazionalista, il primo presidente siriano.
Dopo tredici colpi di stato il paese, dal 1958 al 1961, si unisce all’Egitto di Nasser nella Repubblica araba unita, caduta dopo un colpo di stato condotto dal partito Ba’th.
Nel 1990 Assad padre si schiera con gli Stati Uniti dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq.
Nel 2003 Assad figlio si oppone all’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti.
La Primavera araba del 2011 soffia il vento della protesta sulla Siria e infiamma gli animi fino allo scoppio della guerra civile tra oppositori al regime e forze governative finanziate dall’Iran che fornisce loro armi e l’appoggio di formazioni paramilitari, nonché foreign fighters.

Queste le informazioni generali, l’abc di una situazione internazionale che non può essere ridotta a un capitolo sul libro di scuola del liceo del futuro. Ci sarebbe molto da dire sulla situazione del popolo curdo e, sicuramente, ci sarà occasione per farlo nella maniera approfondita che merita un tema simile.

La Siria, è questo il paese da dove scappano. Questo, il paese per cui assumono il titolo di rifugiati.

“Colui che, (…) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra.”

Dal latino refùgium da refùgere, ritirarsi (v. Rifuggire). Luogo di scampo o di sicurtà per chi fugge; altrimenti asilo, ricovero.

Safety

Chi ha bisogno di altri motivi perché, forse, vivere sotto una dittatura a molti nostalgici non basta, può provare a immaginare che a causa di bombe e sparatorie ed esplosioni, attentati, ospedali crollati, scuole sbriciolate e case sventrate più di tre milioni di bambini in Siria sono sfollati.
Stanno cancellando una generazione. Anche più di una generazione. 
Oltre un milione dei rifugiati siriani sono bambini e quattrocentoventicinquemila di questi bambini hanno un’età inferiore ai cinque anni.
Ma ci sono anche uomini.
Esatto, non terroristi: uomini, meglio ragazzi.
Ragazzi al di sotto dei trent’anni che sfuggono alla vasta campagna di arruolamento indetta da Assad: tutti gli uomini che abbiano svolto il servizio militare negli ultimi dieci anni sono costretti a imbracciare le armi.
Quindi scappano.
Ciao mà, ciao pà (sempre che siano ancora vivi), fanno fagotto, investono i risparmi per un biglietto della lotteria e si incamminano verso il mare. Su una barca, sul mare profondo, mosso, freddo, sconosciuto ammasso d’acqua. Sotto di loro pesci e cadaveri di chi non ha vinto la riffa.
Lungi da me non essere rispettosa ma uso la parola lotteria con astio non di certo per chi affronta il Viaggio.
Lo dico perché, a volte, ho l’impressione che a molti di noi sembri un gioco.
Uno si sveglia la mattina, decide che vuole un I-phone e s’imbarca per l’Italia o la Grecia, la Germania. Molla parenti, amici, studi, calcetto, fidanzata, la vita quotidiana per attraversare il Mediterraneo su un gommone con altri duecento sconosciuti, rischia di morire annegato tra i compagni di viaggio annegati. Arriva una nave e lo tira in salvo, viene di nuovo alla luce di una luna siciliana. Si prende la scabbia. Si ustiona con il cherosene. Beve la sua stessa pipì pur di non morire di sete. Vede morire suo fratello e l’immagine dei suoi occhi sgranati non lo lascerà mai. Le mani tese e, impotente, lui è aggrappato alla vita.

Quest’uomo che è tutti gli uomini chiede solo di vivere e non vuole prendere in mano un fucile, non vuole finire con l’uccidere e l’essere ucciso. Oggi vive in Siria ed è il fratello di Aram. In Siria, tutti si chiamano Aram.

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbracciata l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

F. De André

 

di Cristina Monasteri

 

*Boris Vian
1.Convenzione sullo status dei rifugiati, Cap. 1, Art. 1 “Definizione del termine di ‘rifugiato'”, Ginevra, 28 luglio 1951
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