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In Siria l’arruolamento forzato non è una questione recente ma va avanti da molto tempo. Ho sentito dire da molte persone più grandi di me che durante gli anni 60 e 70 durava 5 anni. Pertanto ogni giovane fra i 18 e i 42 anni doveva fare il servizio militare per 5 anni e, dato che in quel frangente, non si percepiva un compenso economico, le famiglie dovevano dare il denaro necessario alle reclute. Negli anni 80 e 90 durava due anni e mezzo e chi era figlio unico veniva esonerato. In seguito, prima che iniziasse la guerra, è stato nuovamente modificato da uno a 6 mesi e così è anche ora.

Tuttavia, qualora inizi una guerra mentre si fa il servizio militare, per legge lo stato può trattenere tutte le reclute –se necessario- e ovviamente ora come ora vogliono trattenere chiunque sia disponibile. Oltre a ciò, per legge, se hai già terminato il servizio militare e hai meno di 42 anni, puoi essere richiamato alle armi. E devi unirti all’esercito a meno che non stia studiando all’università e i tuoi studi procedano bene. Ad esempio se per 3 volte nello stesso anno non superi un esame, devi arruolarti e lo stesso accade una volta terminati gli studi universitari. La verità è che nessuno può evitarlo.

Nella situazione attuale la cosa peggiore con la leva è che non ha un limite temporale per cui puoi rimanere arruolato fin quando qualcuno non ti uccide: si tratta di una condanna a morte alla luce dei vari gruppi che combattono contro l’esercito siriano, a partire da Al Qaeda o altri gruppi islamici. Purtroppo non si ha molta scelta. Ora la via verso l’Europa è chiusa e vivere in Turchia o Libano da rifugiato è terribile perché ti trattano come se fossi un animale, ti sottopongono a umiliazioni e ti obbligano a vivere in condizioni che risulterebbero inaccettabili ad ogni essere umano. In quanto rifugiato potresti andare a finire in una tenda senza cibo e questo spiega perché in molti decidono di rimanere in Siria tentando di eludere la leva. Ma cosa comporta questa scelta? Significa vivere nascosto in un villaggio senza poter lavorare. E quindi come pensi di sopravvivere se nessuno ti aiuta? E anche se qualcuno ti aiutasse, non potresti lasciare il luogo dove vivi perché in giro ci sono troppi check-point per controllare il territorio e se ti trovano, ti rapiscono e ti fanno arruolare a forza.

Aram, un disertore

Traduzione di Maria Grazia Patania

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*Foto presa dall’archivio del Gruppo Volontari della Protezione Civile di Augusta che ha messo a nostra disposizione tutto il materiale raccolto nel corso delle varie operazioni di accoglienza. L’idea è quella di creare un fil rouge fra il tema trattato e le sue conseguenze pratiche. Quanti dei giovani sbarcati sulle nostre coste lo hanno fatto per evitare di imbracciare le armi?

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