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3 Ottobre 2013.

368 morti accertati.

20 dispersi, presunti.

155 superstiti. 41 minori.

194 corpi recuperati durante le prime operazioni di recupero.

108 corpi recuperati nei sei giorni seguenti.

210 uomini, 83 donne, 9 bambini. Morti.

50 corpi recuperati nove giorni dopo il naufragio.

 

31 Agosto 2016.

30 interventi di soccorso.

1800 persone salvate.

1 gommone carico di migranti.

3 cadaveri.

410 persone vive.

Il piccolo Pietro, nato a bordo di una motovedetta.

 

A Lampedusa, Augusta, Messina, Palermo, Taranto, Cagliari tutti i giorni è il 3 Ottobre.
Tutti i giorni, arrivi. Tutti i giorni, vite salvate. Tutti i giorni, vite spezzate.
Occhi sgranati, mani tese. Esseri umani.

Il Collettivo Antigone vuole condividere con i propri lettori le parole del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Si tratta di una lettera del 2015, indirizzata a David Cameron, Nikola Gruevski, Jean-Claude Juncker, Matteo Renzi, Alexis Tsipras, Manuel Valls.

3-ottobre

*Photo Copyright: Francesco Malavolta, Lampedusa, 3 Ottobre

“Due anni fa dicevamo “Non è una questione che riguarda soltanto la Sicilia”.

All’inizio di questa estate abbiamo sentito ripetere “Non è una questione che riguarda soltanto l’Italia” o “soltanto la Grecia”.

Qualche settimana fa, con l’assalto ai tir e ai treni diretti a Calais, abbiamo sentito dire “Non è una questione che riguarda soltanto la Francia e la Gran Bretagna”.

Da oggi, con quel che è successo a Gevegeljia sentiremo certamente ripetere “non è una questione che riguarda soltanto la Macedonia”.

Quanti altri morti, quante altre tragedie, quanti altri milioni di euro spesi per prevedibili emergenze? Quanto ancora dovremo aspettare perché finalmente e davvero si cominci a parlare e ad agire considerando il tema delle migrazioni come una questione politica europea e globale?

Non importa quale opinione ognuno di noi abbia sulla struttura, gli obiettivi e le politiche attuali dell’Unione Europea. Non importa l’idea che ciascuno di noi ha del futuro dell’Unione Europea.

Oggi è in gioco molto di più che non l’Unione Europea.

Di fronte ai fenomeni migratori che assumono proporzioni sempre più grandi, con decine e centinaia di persone, di uomini, donne, bambini, ragazzi ed anziani pronti a tutto pur di tentare l’ingresso in Europa è ovvio che qualsiasi politica di chiusura, di muri e barriere, di filo spinato o campi minati, è una politica perdente, perché destinata soltanto a spostare il problema di qualche chilometro, allontanare l’emergenza di qualche giorno, alimentare soltanto il traffico e i trafficanti di essere umani.

A 70 anni dalla fine della barbarie nazi-fascista e a 25 anni dalla fine della cortina di ferro, l’Europa deve saper trarre profitto dalla sua storia, deve saper apprendere dai propri errori.

Alimentare odio, xenofobia e chiusure alimenta solo la violenza; alla lunga porta solo distruzione e morte, materiale e culturale.

Allora occorre che ognuno di noi abbia la forza e il coraggio di fare un primo passo.

I lutti, le quotidiane tragedie, le immagini di poliziotti della “civile” Europa che sparano su uomini, donne e bambini indifesi per allontanarli dai nostri confini sono il segnale che altre politiche e altre soluzioni sono necessarie, sono indispensabili e sono urgenti, se non vogliamo tutti insieme essere attori e complici di un genocidio.

Qualche settimana fa, durante il convegno internazionale “Io sono persona” a Palermo, è stato approvato un documento che propone l’abolizione del permesso di soggiorno e la revisione integrale delle politiche europee in materia di migrazioni e cittadinanza.

Sono proposte forti e forse non condivise da molti; ma sono il segnale che altre strade sono possibili e che tutti abbiamo il dovere e la possibilità di ragionare insieme, ma in fretta, su queste altre politiche e soluzioni.

La mancata o ritardata risposta ai diritti umani (“Io sono persona”, appunto) di coloro che, con espressione che ormai evoca alterità ed emarginazione, chiamiamo migranti, lascerà certamente grumi di incomprensioni, sensibilità ferite, anche di voglia di rivalsa o vendetta che peseranno in futuro, con caratteristiche imprevedibili ma certamente drammatiche sulla qualità della vita e la stessa convivenza tanto dentro quanto fuori i nostri singoli paesi e l’Unione Europea.

Signori Presidenti, oggi mi rivolgo a Voi, proprio perché Voi, i vostri Governi e i vostri concittadini avete e hanno chiaro che “non è una questione solo italiana, solo greca, solo britannica, solo francese o solo macedone”, nella speranza che si possa registrare una svolta che vada oltre la migrazione come sofferenza/emergenza e rispetti la mobilità internazionale come diritto umano inviolabile; una svolta che impedisca il perpetuarsi di un vero e proprio genocidio  e il considerare tutti e ciascuno dei Popoli e degli Stati dentro e fuori l’Unione Europea complici, se non responsabili di quel genocidio.”

R-esistete!

Perché l’olocausto del mare venga fermato.
Scegliamo il presente. La memoria è nulla senza una scelta consapevole che manifesti nell’Oggi la volontà di difendere il diritto alla vita, alla felicità. Per tutti.

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