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Oggi, 2 Ottobre 2016, in Ungheria si vota un referendum con cui ci si deve esprimere sulla “questione profughi” e l’accettazione di eventuali quote impartite dall’UE. Le denunce da parte dell’opposizione democratica sono state frequenti e riguardano soprattutto il clima viziato entro cui è stato pubblicizzato il referendum. Orban non ha infatti esitato a sollecitare gli ungheresi al voto secondo le disposizioni del partito, compiendo così un atto patriottico. Orban è stato il primo a costruire un muro anti-migranti che, un anno fa, ancora riusciva a destare sdegno, ma oggi è diventato un modello da seguire. Membro di quell’Europa che ha dimenticato di essere nata per garantire pace e diritti, l’Ungheria col suo leader Orban rivive il peggio della storia del 900: la creazione di formazioni paramilitari per dare la caccia ai migranti (ve le ricordate le S.A?), la propaganda che definisce i profughi “un veleno”, l’attivazione di difficilissimi meccanismi burocratici che scoraggino chiunque voglia fare richiesta di asilo nel paese e i muri che sembrano non essere mai abbastanza. Nils Muiznieks, commissario per i diritti umani al Consiglio Europeo, in una intervista recente al NY Times ha parlato chiaramente di “xenofobia istituzionalizzata” e questo nonostante l’afflusso di migranti in Ungheria sia così basso che sarebbe più facile vedere un UFO che un rifugiato nel paese.

Fra le tante cose che si potrebbero dire, una mi preme sottolinearla. La protezione internazionale, il diritto all’asilo e, ancor prima, il diritto alla vita sono sanciti dal diritto internazionale che non è opinabile in base all’umore del momento e alla propaganda di turno. Accogliere chi scappa dalle guerre non è un atto di carità, quanto piuttosto un dovere. Non siamo buoni quando concediamo a qualcuno asilo politico. Stiamo solo osservando il diritto internazionale cui, come comunità internazionale, siamo vincolati. Sottrarci agli obblighi internazionali ci porta in una dimensione nuova e allo stesso tempo storicamente conosciuta di abusi e violazioni il cui perimetro si fa fatica a prevedere.

Oggi li togliamo ai migranti quei diritti. Ma domani toccherà a noi e verosimilmente non avremo nessuno a difenderci. Comincia sempre così il buio: col tramonto dei diritti. Un tramonto che per molti non fa nemmeno rumore, ma che può averne migliaia di rumori: le urla dei pescherecci che colano a picco, il pianto di un bambino a Idomeni, la pancia che brontola per la fame di una donna a Calais, la polizia che sgombera il Baobab a Roma. O quello di una matita che traccia una croce per esprimere un voto assurdo mentre intorno c’è il silenzio.

Kalternbrunner gli disse : “Perché non entri nelle SS ?”,  e Eichmann rispose : “Già, perché no?”.  Andò così.

(La banalità del male, Hannah Arendt)

muri

*Photo Copyright: Francesco Malavolta

di Maria Grazia Patania

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