Tag

, , , , , , ,

Durante lo scorso anno i volontari hanno gestito un campo di transito per i migranti che arrivano in Italia per proseguire verso il nord Europa. L’attivista per i diritti umani Maria Grazia Patania recentemente si è recata al campo chiamato Baobab Experience e ha documentato quanto visto.

image

Un gruppo di rifugiati provenienti dall’Africa in centro a Roma presso il Baobab di via Cupa (foto di Maria Grazia Patania)

Da quando la rotta balcanica è stata chiusa a marzo, il numero di rifugiati che arrivano in Grecia è diminuito drasticamente. Di contro, chi è così disperato da attraversare il Mediterraneo per fuggire da conflitti e repressioni fa rotta verso l’Italia che ha accolto oltre il 90% dei migranti giunti sul suolo europeo a luglio, stando all’agenzia per i rifugiati UNHCR.

Dal momento che il governo italiano fatica ad approntare un sistema adeguato per alloggiare i migranti che continuano ad arrivare sulle sue coste -facendo sì che donne e ragazze siano particolarmente esposte a sfruttamento e violenza- migliaia di persone in tutta Italia si sono fatte avanti per dare alla crisi umanitaria una risposta dal basso. A Roma, un gruppo di volontari la scorsa estate ha allestito un centro d’accoglienza vicino la stazione Tiburtina per dare riparo, cibo, vestiti, assistenza medica e non solo alle persone in viaggio. Chiamato Baobab Experience (dal nome dell’albero africano), il centro è ben presto diventato un punto di incontro per migranti provenienti dall’Africa e rifugiati in cerca di una nuova vita in Europa. Gli organizzatori del campo stimano che l’anno scorso siano transitate 40 mila persone.

All’inizio di dicembre il campo è stato chiuso dalla polizia in seguito agli attacchi di Parigi, ma i volontari del Baobab hanno deciso di continuare il loro lavoro e di allestire un campo per strada con tende e bagni chimici. Hanno anche chiesto al governo di fare il proprio dovere garantendo delle strutture adeguate e sicurezza per i migranti.

La volontaria e attivista per i diritti umani Maria Grazia Patania, 31 anni, ha visitato il Baobab lo scorso mese e ha raccontato a Women & Girls Hub le condizioni del campo insieme ai rischi che donne e ragazze corrono in loco.

image

Migranti bloccati e costretti a dormire per strada esponendo le donne a violenze e stupri (Maria Patania)

Women & Girls Hub: Qual è l’attuale situazione al Baobab a Roma?

Maria Grazia Patania: Quando sono stata al campo alla fine di luglio, circa un centinaio di persone, ivi incluse famiglie con bambini piccoli, vivevano per strada dormendo in tende e su materassi sporchi senza accesso ai servizi di base ed esposte alla violenza di gruppi di estrema destra. Il campo si trova a Via Cupa ed è gestito interamente grazie a volontari e donazioni.

I suoi ospiti vivono nel terrore costante di venire identificati o evacuati dalla polizia o dalle autorità locali. Alcune settimane fa, la polizia ha fatto un blitz al campo e molte persone sono state portate in commissariato per essere identificate. La maggior parte proviene dall’Africa e desidera proseguire verso nord. Hanno paura della polizia e che gli vengano prese le impronte. Tuttavia, con le frontiere chiuse (verso la Francia e la Svizzera) sono bloccati in Italia e non hanno dove andare.

image z

Oggetti personali di alcuni migranti che transitano dal Baobab (Maria Patania)

Women & Girls Hub: Quando ha aperto questo campo non autorizzato e come funziona?

Patania: Il Baobab è stato fondato nel giugno 2015 per rispondere al crescente numero di migranti in arrivo dal sud Italia. Spesso erano abbandonati a se stessi e necessitavano aiuto per avere alloggio, cibo e vestiti puliti. Inizialmente il centro si trovava in un edificio dove si poteva offrire assistenza a chi arrivava nonostante la totale mancanza di un qualsivoglia supporto da parte delle autorità locali o nazionali. Il Baobab riesce ad andare avanti grazie alla comunità locale: cittadini e esercizi commerciali consegnano cibo, medicine e tanto altro. I volontari postano su Facebook ciò di cui hanno bisogno e funziona principalmente tramite social media e passaparola.

In seguito agli attentati di Parigi, l’edificio è stato evacuato dalla polizia ma i volontari non hanno desistito e hanno deciso di continuare ad assistere i migranti bloccati anche senza una struttura vera e propria.

Women & Girls Hub: Donne e ragazze durante tutto il viaggio sono più esposte alla violenza sessuale. Ci sono servizi o sistemazioni disponibili per proteggere le donne migranti da eventuali abusi?

Patania: Le donne migranti sono sicuramente più vulnerabili ed esposte alla violenza e allo stupro. Molte di loro giungono in Italia in condizioni psicologiche di forte disagio, alcune sono incinte come conseguenza delle violenze subite nel corso del loro viaggio. La Croce Rossa ha alcune strutture a Roma con un limitato numero di posti letto: la priorità viene data alle donne incinte, alle ragazze e ai bambini. Se non ci sono posti disponibili, donne e bambini vengono collocati nelle tende migliori del campo e durante la notte sono controllate dai volontari. Viene anche offerta assistenza medica e legale da parte dei mediatori culturali. Una volta la settimana possono fare la doccia in una palestra vicina.

image o

Donne e bambini al Baobab. Dal momento che l’Italia fatica a offrire una degna sistemazione a tutti i rifugiati in arrivo nel paese, le persone sono costrette a vivere in posti di fortuna che espongono donne e ragazze al rischio di sfruttamento e violenza (Maria Patania)

Women & Girls Hub: Come sei stata coinvolta nel lavoro coi rifugiati?

Patania: Vengo da Augusta, sulla costa orientale della Sicilia, e il porto della città ha avuto un ruolo di primo piano nell’accoglienza dei migranti che venivano salvati durante la traversata del Mediterraneo. Sono entrata in contatto coi rifugiati nel maggio 2014 quando, tornando a casa in ferie, ho visitato un centro di accoglienza temporaneo allestito nella mia ex scuola elementare. Un gruppo di minori non accompagnati ci viveva da mesi e i volontari del posto si occupavano di loro. Parlando inglese e francese, ho avuto modo di confrontarmi coi ragazzi. In alcuni casi siamo diventati amici e siamo ancora in contatto.

Sono rimasta così colpita dalle condizioni in cui vivevano e dalle loro storie che ho deciso di dar loro una voce. Nel maggio 2015 abbiamo lanciato un progetto per raccontare le storie dei migranti e un blog in più lingue chiamato Collettivo Antigone per offrire una voce ai migranti arrivati sulle nostre coste. Inizialmente il blog era concepito come un luogo virtuale per raccogliere le loro storie, ma da allora si sono unite altre persone pertanto ora guardiamo al tema delle migrazioni e alla nostra umanità condivisa da prospettive diverse che includono arti e scrittura creativa.

Il futuro del Baobab è incerto: i volontari sono stanchi di essere ignorati dal governo, le persone vivono in tende senza accesso ai servizi sanitari di base e necessitano un luogo sicuro dove siano al riparo dalle avverse condizioni meteorologiche e dai trafficanti. La città deve garantire una adeguata struttura ricettiva e campi come avviene in Germania.

Articolo in inglese di Sandra Pruefer

Traduzione di Maria Grazia Patania

Qui altri articoli sul Baobab che, in quanto esempio di resistenza civile, ci sta particolarmente a cuore.

Advertisements