Tag

, , , , ,

Sicilia, centro di prima accoglienza, 21.06.2014

E’ sabato mattina presto. Per i corridoi non c’è quasi nessuno.

I pochi assonnati che incontro mi sorridono e chiedo loro di aiutarmi ad allestire la nostra lezione improvvisata. Reagiscono con l’entusiasmo che li caratterizza. Sorrido mentre porto nel giardino della mia scuola elementare quelle sedioline su cui ho imparato a leggere, scrivere e contare. Sorrido quando le vedo in mano a questi giganti colorati. E soprattutto sorrido quando ce li vedo seduti sopra con le ginocchia che arrivano al mento.

Ho paura che sia un flop e non venga nessuno. Mi rimprovero per non aver organizzato meglio la cosa. Intanto arrivano mio padre e mia madre. Lui emozionato come se stesse per parlare di fronte a dei capi di stato. Lei fiera al suo braccio.

Vado su e giù a chiamarli e quelli che conosco meglio mi dicono che stanno chiamando i loro amici. Doumbia-che mi conosce e sa che sono fatta di carne e ansia- mi rassicura sorridendo. Esco di nuovo in giardino e ne trovo alcuni già seduti e sorridenti. Prima ancora di cominciare sono in dieci ad aspettare. E alla fine siamo tanti. Un successo.

8

Cominciamo. Tema del giorno: libertà e dignità umana.

Mio padre comincia con delle domande: Cosa significa essere liberi. Qual è il valore della libertà. A cosa si accompagna la libertà. Cosa la caratterizza.

E comincia a distinguere le tre categorie fondamentali dei diritti: civili, sociali e politici. Spiega che nessuno può essere perseguitato per le sue idee religiose, politiche e per le sue convinzioni. Spiega il valore fondamentale delle costituzioni nazionali come strumento per garantire questi diritti. E l’introduzione al loro interno di pene per che le viola.

Parliamo della Nazioni Unite e della Carta dei diritti dell’uomo e del cittadino. Tutti annuiscono quando chiedo se conoscono le Nazioni Unite. La voce ferma di mio padre aumenta di tono quando parla della colpa occidentale in merito alla catastrofe africana. E’ il suo modo di chiedere scusa a questi figli della terra che noi abbiamo violentato e impoverito per arricchire le nostre vite arroganti. Per alimentare la perversione di un mondo ingiusto e sterile di Amore.

E loro annuiscono. Vedo lo stupore di questi ragazzi –gli occhi lucidi- che ascoltano un padre parlar loro di diritti, rivendicazioni, dignità umana. Un padre che spiega che tutti hanno diritto ad essere amati e loro lo meritano ancora di più per via delle loro storie. Quel padre li ringrazia per essere venuti ad aprire i nostri occhi volutamente miopi. Quel padre li incita a dimostrare al „civilizzatissimo“ mondo occidentale -tramite le loro azioni e il loro comportamento- come siano un dono e un prezioso contributo per il progesso di tutti.

I loro occhi sono uno spettacolo di emozione, commozione e dolcezza. E’ la prima volta che scoprono di avere DIRITTO a essere istruiti e curati, a essere trattati con rispetto e avere accesso a una libera informazione. Le catene della tortura non potranno mai privarli della loro anima e della loro dignità di esseri umani.

Qualcuno si commuove e si asciuga una lacrima. Ma ciò che domina è lo stupore. E da quello stupore arrivano le parole di Mohammed. Un adolescente del Gambia che supera la vergogna e parla davanti ai suoi fratelli africani. Ci ringrazia per questo incontro e dice che finalmente conoscono la Pace e non hanno paura per la loro vita. Ci racconta come in Libia la vita non valga nulla e di come per la prima volta con noi abbia sentito parlare di diritti. Mohammed mi prende la mano e conclude dicendo che il loro compito è migliorarsi in Italia per poi tornare nei paesi di provenienza a insegnare la libertà nella loro terra. Per educare ai diritti i fratelli e le sorelle africane.

Da interprete credo di aver violato ogni regola professionale, la deontologia e il buonsenso. Niente cuffie, niente blocchetti per la consecutiva, niente cabina, niente collega per darsi il cambio. Solo il cielo, l’aria, il vocìo della strada. Prima inglese, poi francese, ogni tanto vien fuori qualche bizzarìa. Da donna, però,  ho dato un senso ai lunghi anni di studio e ho avuto la mia rivincita per un mestiere troppo spesso svilito. Perchè quel giorno, in mezzo agli eventuali errori di grammatica, è nata una scintilla nel cuore di questi figli della fortuna e perchè per il tempo di quella lezione eravamo davvero tutti uguali.

L’incontro finisce con un applauso e tanti ringraziamenti. Io termino dicendo che la mia personale speranza è che il prossimo Segretario Generale delle NU sia proprio in mezzo a loro. Dentro di me spero che fra loro ci siano i Mandela, i Luther King, i Ghandi e i Che Guevara del futuro. Dei coraggiosi combattenti per l’Amore e la Libertà.

di Maria Grazia Patania


A questa lezione faceva riferimento proprio un post di Doumbia che la scintilla del 2014 continua a coltivarla ancora oggi. Tutto nacque dato che in tanti si lamentavano di non andare a scuola, di non poter studiare. Pertanto chiesi a mio padre di parlare con loro.

Annunci