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The following text was presented yesterday during a monthly book club event organised at the Central Library in Bonn. I was invited, on behalf of Collettivo Antigone, to talk about refugees stories collected in Sicily when I was volunteering in Augusta, my native town. Furthermore, I decided to talk about the Baobab centre in Rome in the hope to raise awareness of it.

Baobab is an unofficial camp close to Tiburtina train station in Rome, it was founded in June 2015 to face the increasing number of migrants arriving in town after disembarking in Southern Italy. Migrants, after their arrival, were often left alone and in need of help to get accommodation, food and clean clothes.
At first, there were decent premises where it was possible to arrange basic help for the new comers despite the lack of any kind of official support from local or national authorities deliberately ignoring Baobab’s volunteers and their requests.
Volunteers are left alone and can carry out daily activities only thanks to the local civil society and its solidarity: citizens and shop owners bringing food, medicines, clothes and so on.
The situation escalated in December 2015 when the building was evacuated and migrants lost their shelter. Nevertheless, the Baobab has resisted and changed its shape. Volunteers have not given up and have kept on assisting their guests with greater commitment since they were and are well aware that what they offer is the only support given to migrants.
I went there myself at the end of July and besides my joy for seeing those people alive, I was and I am more and more worried about their future.
Hundreds of people -including families with small children- are living in the street, sleeping on dirty mattresses, unable to access basic facilities and exposed to violence perpetrated by extreme-right groups. Baobab’s future is totally uncertain and its guests live in the constant fear of being identified or evacuated by police officers or local authorities.
The reason why I decided to talk about this camp is to raise awareness of an Italian reality ignored by the media. How is this connected to our topic (travel)? Every journey is made of single steps and every traveller needs an oasis where to recover: Baobab is the last oasis left in Rome. It is everybody’s duty to protect it.

We are tired. Tired of living in a daily state of emergency. Tired of being ignored by those institutions that we have been replacing for more than one year now. Our guests live in tents with no access to basic sanitation and every day we try to arrange meals, beds, medical and legal help for them. We miss everything. Even dignity. We miss a safe shelter from adverse weather conditions as well as human traffickers.”

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by Maria Grazia Patania

Proofreader Francesca Colantuoni


Ho presentato il testo qui di seguito ieri a Bonn durante il club del libro che si svolge mensilmente presso la libreria comunale di Bonn. Ero stata invitata a nome del Collettivo Antigone per raccontare storie di rifugiati conosciuti mentre facevo volontariato in Sicilia, nella mia città natale Augusta. Ho deciso di parlare anche del Baoba nella speranza di poter sensibilizzare su questo tema.

Il Baobab è un centro di accoglienza autogestito vicino la stazione Tiburtina di Roma nato nel giugno del 2015 per rispondere al crescente numero di migranti in arrivo dopo essere sbarcati nel Sud Italia.

Inizialmente si avvaleva una struttura decente che permetteva di assistere i nuovi arrivati nonostante la mancanza di aiuto da parte delle autorità locali o nazionali che hanno deliberatamente ignorato i volontari del Baobab e le loro richieste. I volontari sono stati abbandonati a se stessi e riuscivano a portare avanti le attività solo grazie alla società civile e alla sua solidarietà fatta di cittadini e esercizi commenciali sempre pronti a portare generi alimentari, medicine, vestiti ecc.

La situazione è peggiorata nel dicembre 2015 quando la struttura è stata evacuata e i migranti hanno perso il rifugio che li accoglieva. Eppure, il Baobab ha resistito e mutato forma: i volontari non si sono arresi e hanno continuato ad assistere i loro ospiti con anche maggior impegno, ben consapevoli di costituire l’unico aiuto per i migranti.

Sono stata al Baobab alla fine di luglio e, al di là della gioia nel vedere che quelle persone erano vive, sono sempre più preoccupata per il loro futuro. Centinaia di persone –ivi incluse famiglie con bambini piccoli- vivono per strada, dormono su materassi sporchi e sono impossibilitati ad accedere alle strutture igieniche di base nonché esposte alle violenze dei gruppi di estrema destra. Il futuro del Baobab è molto incerto e i suoi ospiti vivono nella perenne paura di venir identificati o evacuati da parte della polizia e delle autorità locali. Il motivo per cui ho deciso di parlare di questa realtà è per sensibilizzare su un tema legato all’Italia e poco affrontato dai media. Come si lega al nostro tema di oggi (il viaggio)? Ogni viaggio è fatto da singoli passi e ogni viaggiatore ha bisogno di oasi dove riprendere fiato: il Baobab è l’ultima oasi rimasta a Roma. Ed è dovere di ciascuno di noi proteggerlo.

*Siamo stanchi di vivere in perenne emergenza, stanchi dell’indifferenza delle istituzioni, alle quali ci sostituiamo da più di un anno. […] I nostri ospiti sono in tenda, senza l’accesso ai servizi essenziali. Lavoriamo ogni giorno per arrangiare posti letto, cibo, aiuto sanitario e legale. Manca un riparo sicuro dalle intemperie, dai trafficanti Manca tutto, anche la dignità* [dal Blog del Baobab]

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