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Sono passati settantanove anni dal bombardamento su Guernica, ad opera dell’aviazione del Terzo Reich. “È lei che ha fatto questo orrore, maestro?”, chiede l’ambasciatore tedesco. “No, è opera vostra”, risponde Picasso.
Sono passati settantanove anni dall’incendio dell’Hindenburg, lo zeppelin tedesco: l’oggetto volante più grande mai costruito.
Sono passati settantanove anni dal Marijuana Tax Act, il documento firmato da Roosevelt che proibiva l’utilizzo della cannabis negli Stati Uniti.
Sono passati settantanove anni dalla pubblicazione de “Lo Hobbit”, di Tolkien. Settantanove anni fa l’Italia entra a far parte del Patto Anti Comintern, insieme a Germania e Giappone. Un mese dopo questo evento, il nostro paese uscirà dalla Società delle Nazioni. Nel 1937, il Premio Nobel per la Pace viene conferito a Lord Edgar Algernon Robert Gascoyne Cecil, fondatore dell’International Peace Campaign e promotore di una politica di sanzioni economiche e penali contro i nemici della pace.
Settantanove anni fa, nel luglio del 1937, inizia la seconda guerra sino-giapponese anche se formalmente non c’è stata alcuna dichiarazione di guerra; di fatto i giapponesi scelgono, di lì in poi, di parlare di “incidente cinese”. Settantanove anni fa, nel 1937, la Cina Nazionalista viene invasa dalle forze militari del Giappone Imperialista: vengono occupate Shangai, la provincia settentrionale dello Shanxi e Nanchino. Nel 1937, settantanove anni fa, a Nanchino i giapponesi uccidono circa cinquecentomila cinesi (il numero delle vittime è stato confermato nel 2007) . Un incidente. Il massacro di Nanchino, altrimenti detto Stupro di Nanchino: secondo il Tribunale Internazionale per l’Estremo Oriente ventimila donne di ogni età vennero stuprate, spesso in presenza di padri, figli, mariti. Un incidente. Venivano loro amputati i seni. Un incidente. Venivano impalate, trafitte con baionette o canne di bambù. Un incidente. Ai bambini non era riservato un trattamento differente. Un incidente. Padri, figli, monaci vennero costretti a violentare le donne, poi brutalmente uccise. I cadaveri abbandonati per le strade.
Una volta conquistata la città, i soldati giapponesi rastrellarono soldati e civili che vennero uccisi e gettati in fosse comuni ancora con le mani legate: almeno dodicimila persone furono sepolte nel fosso dei diecimila cadaveri, una trincea lunga centinaia di metri. Ancora una volta, un incidente.

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All’epoca molti occidentali vivevano a Nanchino ma solo 22 di loro restarono dopo l’inizio dei bombardamenti da parte dei giapponesi. Molte aziende occidentali avevano i loro stabilimenti in Cina; tra queste anche la tedesca Siemens, rappresentata dall’imprenditore John Rabe. John Rabe il nazionalsocialista. John Rabe che, insieme ad altri occidentali, costituì una zona di sicurezza a Nanchino che comprendesse l’ospedale, la maggior parte delle scuole e le ambasciate e che consentisse la protezione dei civili. John Rabe, il nazista, contribuì a salvare centinaia di migliaia di cinesi. Risparmiò a molte donne e bambini una morte preceduta dalle più atroci torture.
Ma ve l’immaginate un tedesco che ha vissuto in Cina a partire dei primi del ‘900? Un tedesco che nasconde decine di cinesi sotto alla pantagruelica bandiera nazista così da proteggerli dai bombardamenti nipponici perché, si sa, meglio non sparare sugli alleati. Un tedesco scelto come difensore della zona di sicurezza perché, si sa, meglio mantenere buoni rapporti con gli alleati.

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La bandiera del terzo Reich al di sotto della quale Rabe riuscì a nascondere decine di cittadini cinesi, all’interno del giardino della sua casa a Nanchino

Nel febbraio dell’anno successivo, Rabe viene costretto dalla Siemens China Co. a rientrare in Germania dove organizza una serie di conferenze con lo scopo di denunciare i crimini di guerra subìti dalla popolazione cinese. La Gestapo lo arresterà in seguito alla richiesta, fatta direttamente a Hitler, di intervenire presso il governo Giapponese al fine di far cessare i crimini di guerra perpetrati. La documentazione video e fotografica da lui raccolta, distrutta. Successivamente alla fine del conflitto mondiale, dopo un primo rifiuto, la sua richiesta di denazificazione venne accolta dalle forze alleate, nel 1946. Il suo diario venne pubblicato negli anni Novanta e rappresenta ancora oggi, insieme alle lettere e al diario della missionaria americana Minnie Vautrin, una delle fonti testuali di riferimento per la ricostruzione storica della vicenda.
Vautrin insegnò nella prima Università femminile cinese, il Ginling College che ancora conserva i suoi manoscritti. In proposito, consiglio la lettura di “Nanchino 1938: il diario e la corrispondenza di Minnie Vautrin” a cura di Suping Lu e Giulia Salzano, una ricerca pubblicata da DEP (Deportate, Esuli, Profughe) – Rivista telematica di studi sulla figura femminile dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Paradossale come un esponente del partito nazista, espressione di odio, razzismo, tirannia, crudeltà abbia dato un così alto esempio di virtù, umanità, tolleranza, rispetto ed empatia. John Rabe rappresenta quell’ideale di resistenza civile che dovrebbe ispirare ogni essere umano.
Eppure, sempre di uomini si parla quando si fa riferimento, in questa vicenda, al Giappone. Non è stata un’entità astratta a decapitare, torturare, trucidare centinaia di migliaia di persone innocenti. E, francamente, sono stanca di parlare solo delle vittime.

Pretendo che i responsabili, i colpevoli vengano identificati. Voglio dare loro un nome.

I soldati, meri esecutori, galvanizzati dal ruolo di bestie dominanti e “giustificati” dalla banalità del male teorizzata da Hanna Arendt all’interno dell’omonimo saggio del 1963 restano nascosti dietro alla nebbia del tempo, dietro ai grandi numeri.
L’imperatore giapponese Hirohito non venne perseguito, salvo per un patto stipulato con il generale MacArthur.
Il principe Asaka, l’ufficiale nipponico di più alto grado presente a Nanchino durante il massacro, negò. Semplicemente. Sostenne, come non bastasse, di non aver mai ricevuto lamentele riguardo il “comportamento” dei suoi soldati. Morì nel 1981.
I generali Matsui, Tani e Isogai vennero condannati a morte dal Tribunale di Nanchino per i crimini di guerra compiuti.

di Cristina Monasteri

Ciò che l’Olocausto ha identificato come il male più profondo è l’impiego sistematico ed organizzato della violenza contro i membri di un gruppo collettivo stigmatizzato, sia esso definito secondo criteri primordiali o ideologici. Questa rappresentazione non solo ha identificato come male radicale i colpevoli e le loro azioni, ma ha interpretato come male anche i non-attori. Secondo i criteri della moralità post-Olocausto ad ogni individuo è ora richiesto, normativamente, lo sforzo di intervenire contro qualsiasi Olocausto, al di là di ogni considerazione di costi e conseguenze personali.

J. C. Alexander

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