Tag

, , , , , , , , ,

Federico Scoppa immortala il tentativo di Gaza di tornare a una vita normale.

Fotogiornalista freelance i cui lavori si concentrano sull’impatto sociale dei conflitti civili e su tematiche scarsamente documentate, Federico Scoppa si è recato a Gaza per la prima volta nel 2013 con l’intenzione di ampliare la vasta documentazione esistente sulla dura quotidianità all’interno degli insediamenti.

L’idea iniziale era quella di recarmi in loco per osservare le conseguenze dei bombardamenti, ma mentre camminavo fra le strade distrutte e attraversavo i quartieri totalmente rasi al suolo, notavo piccole macchie di colore sparse. Poi mi sono accorto che c’erano persone che ritornavano alle loro case devastate”, racconta Scoppa.

Le macchie di colore da lui notate erano lenzuola, tovaglie e tende usate per coprire e riparare temporaneamente le aree sventrate dai razzi, le porte mancanti o i muri sbriciolati, così da fornire protezione e privacy alle famiglie che cercavano di riprendere una vita normale.

Viaggiando all’interno della regione nell’inverno 2014, Scoppa ha documentato le conseguenze del conflitto fra Israele e Gaza protrattosi per 50 giorni e denominato “Operazione Margine Protettivo” immortalando gli stenti derivanti dalla guerra e il suo prezzo sulla pelle dei civili, nonché dando prova di profonda compassione nel ritrarre la resilienza umana. “Cerco sempre di raccontare le storie in modi diversi e ho ritenuto che questo modo  fosse delicato e non invasivo“, dichiara Scoppa in merito al progetto.

Gaza Walls

Un edificio parzialmente distrutto a Shejaiya in cui qualche famiglia tenta di sostituire con delle lenzuola i muri mancanti. Federico Scoppa-CAPTA

Alcuni si concentrano solo sulle macchie di colore e solo dopo realizzano che sotto si cela un problema totalmente diverso“.

Le macchie di colore che emergono fra le macerie nelle aree distrutte di Shejaiya, Beit Lahia, Beit Hanoun e Khan Yunis sono fragili e commuoventi segni di vita. “Si tratta di una nota positiva che testimonia il desiderio di rinascita benché tutto sia stato distrutto. E’ un gesto molto semplice e molto umano che incarna il bisogno delle famiglie di avere un luogo da poter chiamare casa“.

Si tratta tuttavia di una fragile speranza intrappolata all’interno di un interminabile conflitto in cui entrambi i fronti cantano vittoria, mentre chi ci abita non ha alcuna alternativa se non ricostruire sulle macerie. “Tutto ciò genera episodi di forte depressione in molte persone che iniziano a chiedersi che senso abbia ricostruire la propria casa“, spiega Scoppa per far capire il suo interesse nel sondare le conseguenze psicologiche della guerra sulla popolazione civile.

Federico Scoppa è un fotoreporter specializzato nel documentare conflitti sociali. Nel 2015 ha co-fondato il collettivo CAPTA. Fa base in Italia.

(Click here for English and more pictures)

Mikko Takkunen, editor di questo reportage, è stato International Photo Editor del TIME.com.

Lucia De Stefani è una scrittrice e collaboratrice del TIME LightBox. Seguitela su TwitterInstagram.

Seguite il TIME LightBox su Facebook, TwitterInstagram.

Traduzione di Maria Grazia Patania

Revisione di Francesca Colantuoni

 

Advertisements