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Stufo di fare la parte dell’oppresso.
Dai sorrisi passo automaticamente ai pianti.
Stufo di fare la parte del ferito
Stufo… Stanco di sentire dire che andrà tutto bene anche da chi ha una situazione che peggiora giorno dopo giorno.
Mi pongo domande sulla storia del mio popolo e il mio viso si riempie di lacrime.
Allora dimmi tu: è una sfortuna essere tuo figlio?
I tuoi politici mi impediscono di sognare sottomessi ai beni materiali.
Di fronte a tutto questo il mio istinto si ribella.
Tu mi sussurri che mi renderai saggio… Ma a me cosa importa di essere saggio?

La saggezza non è un pasto.
Sul cammino della speranza un giorno me ne andrò, sulla strada dei rimorsi un giorno tornerò.
Voglio dare un senso alla mia vita, stufo d’essere discendete degli schiavi
Vorrei anche io essere un premio Nobel o vincere un Oscar.

Il razzismo è una cosa assurda: da piccolo m’hanno sempre parlato di Adamo ed Eva, mentre adesso mi parlano di Darwin. Ma io rimango scioccato perché riconosco che tu sei la culla dell’umanità, eppure i tuoi stessi figli fanno i razzisti. Rispettami: sono tuo antenato.
Quando penso che i miei antenati si frustavano tra di loro per rendere felice il colonizzatore bianco, piango lacrime di sangue. Esattamente come piango sull’autostrada della povertà. Infatti i nemici dell’Africa sono gli africani stessi.
Chi ha la testa per studiare quando i tuoi non ci sono più? O se ci sono, devi badare a loro invertendo i ruoli normali?
Ci si fa la guerra ancora e per sempre, per rendere felice chi ci colonizza.
Le miei lacrime non sono visibili visto che il mio cuore è assente, sotterrato dalla sete di potere dei politici.

mal

*Photo Copyright: Francesco Malavolta

Discendo dagli schiavi. Quando penso ai lavori che svolgevano e svolgono ancora oggi gli africani nelle miniere d’oro, quando penso ai bimbi soldati… sanguinano le mie dita.
Ti criticano perché hai tanti bambini e si dimenticano che colonizzandoti hanno ucciso e portato via migliaia di tuoi figli, rubandoti anche le risorse.
Mi chiedo se la storia sarebbe stata la stessa se fossero stati i neri a frustare i bianchi.
Luther King aveva un sogno che ha cambiato le menti.
Come lui vorrei tanto sognare anche io, ma i miei sogni sono polverizzati dalle multinazionali. Quando ci penso, divento pallido sapendo che la Cina sta comprando la tua terra.
Vedo nei vostri occhi il giudizio che mi condanna senza conoscermi. Non vi preoccupate: non sono un ladro di macchine o altro. Le macchine vorrei fabbricarle e vendervele. Se entro in un negozio, mi guardate male. Eppure, anche se la mia pelle è color cioccolato, posso permettermi di pagare quello che vendete. Tuttavia, forse vi siete dimenticati che molte materie prime che voi pagate una miseria vengono dalla mia terra. E allora a questo punto vi chiedo: Chi di noi è il ladro?
Mamma Africa, ogni giorno perdi migliaia di figli che muoiono di fame o uccisi dalle armi. Ma tu non hai industria bellica e quindi io non capisco perché siamo sempre in guerra.
Da piccolo ho sempre sentito sparare, ma da quando ti ho lasciata l’unico rumore di sparo che ho sentito è stato quello dei cannoni per la festa di San Francesco.
La tua morte sarebbe la morte di tutta l’umanità.
Sono nero, sono africano e fiero della mia origine.
Quando sorrido e mi vengono in mente i miei fratelli sconosciuti, passo automaticamente al pianto.
Entrambi tormentati dalla paura di perderci, ci ameremo sino alla morte, Mamma Africa.

di Yacob Fouiny

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