Tag

, , , , , , ,

A partire dal 2015 la crisi dei rifugiati è stata uno dei temi più trattati dai media di tutto il mondo. Ogni giorno siamo sommersi di immagini e i giornalisti sembrano aver documentato la crisi in ogni suo aspetto. Eppure il fotografo tedesco Kevin McElvaney era convinto che mancasse una prospettiva: quella che nessun fotografo o giornalista avrebbe potuto documentare.

RefugeeCameras_Website-1-of-34

La macchina fotografica usa-e-getta è stata mandata indietro in una busta impermeabile affrancata e con l’indirizzo di Kevin

Tutto è cominciato quando Kevin, parlando con vari rifugiati intervenuti a eventi organizzati ad Amburgo, la sua città natale, ha chiesto di vedere le foto scattate durante il loro viaggio coi cellulari. Ma non ne avevano. In quel momento Kevin ha capito che “spesso usano i cellulari solo per comunicare e navigare, ma molto raramente per raccontare le loro storie. Ho pensato che sarebbe diverso, se avessero delle macchine fotografiche usa-e-getta“. E quindi ha deciso di prendere un aereo per Izmir con una borsa piena di macchine fotografiche usa-e-getta e unirsi a chi ancora doveva affrontare il viaggio verso l’Europa, fornendo ad alcuni di loro uno strumento per documentare ogni avversità dalla loro prospettiva.

RefugeeCameras_Website-7-of-34

Camera #1: Zakaria (Siria): Un ragazzo appare sollevato mentre guarda l’obiettivo e tiene in braccio una bambina dopo essere arrivati in un porto sicuro

Quando Kevin ha parlato coi rifugiati e ascoltato le loro storie, molti hanno accolto favorevolmente la sua proposta. Ha distribuito 15 macchine fotografiche usa-e-getta, ognuna delle quali con 27 scatti insieme a una busta affrancata e antistrappo con sopra il suo indirizzo per rispedirgliele.

RefugeeCameras_Website-12-of-34

Camera #2: Hamza (Aleppo, Siria) – Abdulmonem (Aleppo, Siria): Dopo aver camminato su e giù per le colline in direzione del villagio più vicino, il gruppo fa una pausa. I vestiti che indossano sono bagnati e hanno pochissima acqua.

Da Izmir in molti continuano il viaggio verso Lesbo, Atene, Idomeni affidandosi ai trafficanti che li stipano su gommoni che attraversano il mare diretti in Europa. Mentre i rifugiati erano costretti a intraprendere un viaggio illegale, estremamente pericoloso e talvolta rischioso per la loro stessa vita, Kevin McElvaney è andato in macchina a Ayvalik, ha preso il traghetto per Lesbo e continuato fino a Idomeni con traghetto e autobus. “[Qui] Ho vissuto uno dei momenti più tristi: dopo aver parlato coi rifugiati che pianificavano il viaggio su un gommone malmesso, io mi trovavo su un traghetto grande, al sicuro, con soltanto altre due persone a bordo. A volte credevo di vedere una barca in mezzo al mare. Era frustrante e in quel momento il viaggio che dovevano intraprendere i rifugiati mi è parso tutto una sorta di stupida sfida. E’ triste che debbano usare questa via illegale mentre io ho solo  il passaporto giusto e pago molto meno di loro“.

RefugeeCameras_Website-15-of-34

Camera #3: Firas (Iraq): Rifugiati guardano fuori da un treno sovraffollato in Macedonia. A destra una donna tiene in braccio il suo bimbo in lacrime. Le porte non si chiudevano e sono rimaste aperte per il tutto il viaggio.

In merito alle sfide principali legate al progetto, Kevin richiama alla memoria alcuni momenti alquanto pericolosi. Le poche ore di sonno e la dura realtà intorno rendevano molto complicato concentrarsi sul progetto stesso. Spesso, dopo solo due o tre ore di riposo, insieme ad altri volontari, aspettava che le imbarcazioni raggiungessero la costa di Lesbo. “Tutti aspettavamo di vedere comparire un puntino nero all’orizzonte. Quando un gommone si avvicinava, diventavamo tutti nervosi. A volte le persone sui gommoni stavano bene, altre erano sfinite o in stato di ipotermia . Quando arrivavano, li aiutavo a scendere senza farsi del male e poi facevo giusto un paio di scatti”.

Refugees sit on the floor in an overcrowded train in Germany

Camera #4: Amr (Siria): Rifugiati nel corridoio di un treno sovraffollato in Germania

Sette macchine fotografiche su quindici sono ritornate in Germania, una è andata perduta lungo il cammino, due sono state confiscate durante i controlli alle frontiere e due non hanno mai lasciato Izmir perché le autorità turche hanno fermato i proprietari. Le ultime tre e i rifugiati a cui erano state date risultano scomparsi. Fino a ora, dice il fotografo, ha ricevuto per lo più riscontri positivi in merito al progetto. “Sembra che la gente percepisse veramente la mancanza di questa prospettiva. C’è grande partecipazione emotiva. Scatta qualcosa quando ci si rende conto che quelle foto non sono state fatte da un fotografo, bensì dai rifugiati. Affiorano più domande e la scarsa qualità delle immagini costringe ad avvicinarsi scoprendo dettagli che a prima vista non erano emersi“. Le foto scattate dai rifugiati verranno esposte ad Amburgo insieme a quelle di fotografi fra cui Jacobia Dahm, Souvid Datta, Daniel Etter, Jan Grarup, Ciril Jazbec, Kai Löffelbein, Alessandro Penso, Espen Rasmussen, Lior Sperandeo, Nicole Tung e Patrick Witty. Chi visita la mostra potrà apprezzare due prospettive diverse una accanto all’altra e potrà così riflettere sulle differenze e somiglianze fra esse. Kevin sta anche valutando la possibilità di ampliare il progetto, dando ai rifugiati l’opportunità di documentare la propria vita in Germania. “Ancora una volta non posso controllare l’esito che avrà il progetto“.

RefugeeCameras_Website-24-of-34

Camera #5: Dyab (Siria): il figlio Kerim salta su e giù sorridendo dopo il loro arrivo in un ricovero temporaneo, probabilmente in Germania.

[…]

Per conoscere meglio Kevin McElvaney visitate il suo sito web e la sua pagina FB.

English Article here

Deutscher Artikel hier

Traduzione di Maria Grazia Patania / All pictures come from here

RefugeeCameras_Website-26-of-34

Camera #6: Saeed (Iran): Un padre siriano dorme col figlio in braccio su un autobus da Atene a Idomeni.

RefugeeCameras_Website-33-of-34

Camera #7: Mohammad (Siria): Avvolti nelle coperte, alcuni rifugiani aspettano in fila davanti un campo temporaneo mentre comincia ad albeggiare.


Era un po’ che osservavo questo progetto. L’inaugurazione è stata ad Amburgo l’1 Aprile e ci sono stati moltissimi visitatori, idem a Berlino. Ho contattato Kevin a metà maggio e, visto che è impegnatissimo con l’allestimento del tour di mostre, abbiamo optato per una traduzione che raccontasse il suo progetto. Le foto qui presenti non sono quelle dell’articolo originale ma provengono dal portfolio di Kevin che le ha messe a disposizione per questo post.

Mi preme sottolineare la partecipazione di Alessandro Penso, fotoreporter di grande rilievo e unico italiano presente in mostra. Il suo lavoro merita tutta la nostra attenzione.

Advertisements