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Un anno fa, il mio primo scritto sul Collettivo Antigone. Questo non-luogo in cui ci si ritrova come a casa. La stessa piazza in cui ci s’incontrava da ragazzini, quella in cui non importa se non hai sentito nessuno; lo sai: basta andarci per trovare almeno un sorriso. Antigone, una bellissima creatura che cerchiamo di nutrire con parole nuove, trasparenti, luminose.

Dobbiamo arrenderci e abituarci al reale potere delle parole in modo da poter volgere in positivo la loro forza e per sfruttare il loro fascino affinché sia ancora possibile salvarsi dalla povertà di spirito e dalla disonestà intellettuale.

A distanza di un anno, nell’anniversario della sua nascita, le porto in dono una parola che amo molto e che, credo, sia uno dei vocaboli che più potrebbe descrivere il carattere di Antigone. In sanscrito Mahatma, grande anima. In latino magnus animus, grandezza d’animo. Magnanimità. Per Aristotele è la virtù moderatrice dell’onore e della fama. Il magnanimo è animato dalla volontà di raggiungere traguardi morali volti al bene e a vantaggio di tutti.

Antigone è una giovane donna che disobbedisce agli ordini del re e dà degna sepoltura al corpo di suo fratello altrimenti destinato a essere divorato dai cani. Una donna che si ribella alle regole imposte dalla tirannia dell’Uomo per rispondere al richiamo di una legge antica, una legge naturale che difende l’essere umano e la dignità dei corpi. Antigone, attraverso il suo gesto di disobbedienza civile, fa esercizio di magnanimità poiché la sua azione non ha intenzioni distruttive nei confronti della legge ma tende a conservare i diritti innegabili all’essere umano al di sopra delle regole imposte dagli uomini per accrescere il proprio potere che vorrebbero superiore alla natura stessa.

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*Photo Copyright: Michelangelo Mignosa

In questa occasione, il mio regalo per i fratelli e le sorelle che accompagnano la nostra Antigone lungo i sentieri impervi della vita al tempo dei nuovi olocausti è una poesia. Quante volte ci siamo affidati alla poesia per esprimere sentimenti e auspici per un futuro vissuto in piena consapevolezza del fatto che non ci è dato reputarci superiori in base al luogo in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere? Siamo tutti santi, umani, fratelli; abbiamo il diritto di essere accolti, amati, compresi, accettati. Nel 1955, a Berkley, Allen Ginsberg scrive “Urlo” (Allen Ginsberg, Howl and Other Poems, City Lights Pocket Poets, San Francisco, 1956), un poema in tre parti in cui l’autore affronta temi anticonformisti di liberazione omosessuale, politica, poetica e religiosa. In “Urlo” Ginsberg canta dei pazzi rinchiusi in manicomio ed esprime il suo dissenso nei confronti delle terapie invasive, come l’elettroshock, adottate in queste anticamere della morte (la madre di Allen morì in manicomio dopo aver subito un intervento di lobotomia e lui stesso venne recluso nel manicomio di Rockland dal quale fu dimesso solo dopo aver ammesso di essere guarito dall’omosessualità). I protagonisti della poesia sono gli ultimi: i barboni, gli hipster (vi invito a riconsiderare il termine alla luce della definizione che ne fa Frank Tirro nel suo libro del 1977 Jazz: A History), le migliori menti della sua generazione affamate, nude, isteriche; i poeti squattrinati, i tossicodipendenti, i comunisti, gli ambientalisti contro lo spettro del nucleare, i poveri contro il Moloch del capitalismo, gli immigrati. Ginsberg ha poi aggiunto una “nota a Urlo”: brano carico di una sensibilità disarmante che si fa strada nell’animo del lettore portandolo a provare una forte empatia. La poesia è un crescendo di sentimenti pietosi e fraterni, una caccia alle somiglianze tra noi e gli ultimi. Noi, gli ultimi. Noi tutti, ultimi.

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*Photo Copyright: Michelangelo Mignosa

Santo tempo nell’eternità santa eternità nel tempo santi gli orologi nello spazio santa la quarta dimensione santa la quinta Internazionale santo l’Angelo in Moloch!
Santo il mare santo il deserto santa la ferrovia santa la locomotiva sante le visioni sante le allucinazioni santi i miracoli santa la pupilla santo l’abisso!
Santo perdono! pietà! carità! fede! Santi! Nostri! corpi! sofferenza! magnanimità!
Santa la soprannaturale ultrabrillante intelligente gentilezza dell’animo!

(brano tratto dalla “Nota a Urlo”, traduzione di Fernanda Pivano, Allen Ginsberg, Jukebox all’idrogeno, Mondadori, Milano 1965)

Ad maiora!

 *Sofocle, Antigone

di Cristina Monasteri

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