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Hanno lasciato i loro villaggi con il sorriso e i loro cari con le lacrime.

Sua madre l’ha stretto forte a sè dicendogli “sii forte, figlio mio! Tu sai quanto ti voglio bene, ritorna presto a me…“.

Poi lui partì verso l’ignoto, verso una terra che dicono ricca di umanità e progresso.

Egli voleva fuggire dalla povertà per tornare ai suoi cari con più luce.

Così partì pensando di prendere il cammino verso il paradiso.

Invece atterrò all’inferno.

Si imbarcò con degli sconosciuti dopo aver pagato un prezzo caro per attraversare il mare: pensava di comprare un biglietto per la fortuna! Ahimè si imbarcò sul treno della morte.

Bambino del calore, non conosceva il freddo.

Bambino del deserto, non conosceva il mare.

Bambino della terra, non sapeva nuotare.

Intrappolato fra cielo e mare, ecco che arriva una terribile onda e la barca ondeggia!

Cade nelle acque profonde…

Bambino della pianura, non sapeva nuotare.

Nella sua disperazione si dimenava inutilmente: pensava al suo villaggio, ai suoi fratelli e alle sue sorelle, ai suoi amici, a suo padre ma soprattutto a sua madre.

Nel suo ultimo soffio, scivolavano lacrime sul viso e tuffandosi diceva: “Perdonami, madre, io non sono riuscito ad aiutarvi e muoio senza averti più rivista“.

Fu più difficile di quanto egli credesse.

La potente Europa: inaccessibile, irraggiungibile!

Quale destino!

È nato nella terra arida, ma è morto in mare aperto.

È morto a causa di un mondo senza pietà, a causa di un sistema assassino.

Egli è morto mentre voleva vivere…

Onore a voi! Eroi dei tempi moderni!

di Yacob Fouiny, 17 anni, Costa d´Avorio

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 *Photo Copyright: Francesco Malavolta


Qualche giorno fa in un articolo che ho avuto il piacere di scrivere ho esplicitato con fermezza un pensiero che sento nel profondo: L’arte non ha popoli eletti. Conosco questo “giovane poeta figlio del mondo” da dietro uno schermo… Uno schermo che non permette differenze e che annienta le barriere paradossalmente proprio innalzando una barriera. Non sapevo chi avessi dall’altra parte, ma in quell’istante importava poco: le sue parole bucavano lo schermo. Mi racconta la sua storia attraverso le sue poesie scritte in un italiano perfetto. Mi pongo molte domande, ma poi mi perdo nelle sue parole. Mi racconta di sé e in quelle righe trovo un mondo… Con fermezza, decisione e consapevolezza mi fa una proposta: Voglio fare un cortometraggio. Sì, ebbene sì, anche l’Africa fa cinema per chi se lo stesse chiedendo, perché se per un attimo smettessimo di pensarli come “parte d’arredo” di un barcone, potremmo vederli e vederci per quelli che siamo (e non sono). Si fida di me, di una mano che può aiutarlo a scrivere una sceneggiatura, a tradurre il suo talento in immagini e la sua fiducia mi gratifica più di qualunque altro complimento ricevuto fino ad oggi. Il suo testo è un pugno allo stomaco che vale la pena di essere diffuso.

Claudia La Ferla

Questo blog è nato principalmente per non perdere le storie che mi venivano raccontate da chi arrivava nella mia terra, la Sicilia, e avevo l’onore di ascoltare. Dare voce a chi spesso voce non ha. Ho conosciuto Yacob inconsapevolmente nel giugno 2014 in un centro di prima accoglienza. Consapevolmente ad agosto 2015 quando andai a fare colazione col mio gigante buono che doveva poi incontrare un suo caro amico. Il caro amico si rivelò una persona dall’intelligenza vivissima e una proprietà di linguaggio in italiano che io col tedesco dopo 3 anni non possiedo. Da quel momento ho sperato di poterlo ospitare qui e finalmente ce l’abbiamo fatta. Dietro questo testo ci sono molte telefonate, tante confidenze e preoccupazioni. Dietro questo post ci sono speranze e sogni che noi speriamo di contribuire a tradurre in realtà. Quanto racconta Claudia è vero: mentre io discutevo con Yacob su come farlo scrivere qui, deciso lui mi dice “Maria, voglio fare un corto con le nostre storie“. E qui io alzo le mani e subentra Lei. Oggi comincia un percorso nuovo per il Collettivo Antigone e siamo onorati che Francesco Malavolta sia con noi. Spero che il viaggio insieme continui ancora per molto. Per osservare come ci ha sostenuti fino ad ora, cliccate sulla categoria che porta il suo nome e ascoltate le sue foto.

Maria Grazia Patania

Questo post è stato pubblicato per la prima volta nel Novembre 2015.

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