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Non è facile parlare del Collettivo Antigone, sarebbe come chiedere a una madre di parlare di suo figlio. Amore, dedizione, passione, questo è il Collettivo Antigone; penne fatte di inchiostro, sogni e speranze. Collettivo Antigone è il bisogno di non passare oltre, ma di esserci. Il giorno che Maria Grazia, attraverso lo schermo di un pc mi parlò di questo progetto che non rappresentava tanto l’esigenza quanto l’urgenza di creare una cassa di risonanza di fronte ai troppi silenzi, non pensai che tutto questo fosse una assurdità… ma una meravigliosa follia. Con un tono quasi timido mi chiese se avessi conoscenze di cinematografia africana e quello fu l’inizio di questa avventura per cui non smetterò mai di ringraziarla.

Collettivo Antigone è la penna di uomini e donne che hanno un unico fine: difendere il diritto alla vita. Parlare di un diritto così elementare in un tempo che chiamiamo “nuovo millennio”, un tempo in cui scopriamo nuovi pianeti e pianifichiamo vacanze spaziali in giro tra le stelle, appare quanto meno surreale. La triste e rabbiosa verità è che il diritto alla vita non è per tutti, come se la pura casualità che ci ha permesso di nascere “nella parte giusta del mondo” arrecasse il diritto di smontare le orecchie dalla nostra testa, strappare gli occhi dal nostro viso e inchiodare le nostre labbra per non recarci il disturbo di pensare agli altri… D’altronde “il lato giusto del mondo” è uno luogo molto comodo. Ma dimentichiamo che, volendo citare Dante, anche gli ignavi vanno all’inferno colpevoli del loro non agire. Credo nella veridicità della teoria analizzata da Lorenz conosciuta come Butterfly effect: “Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?” Sì, possiamo attraverso la nostra non-indifferenza, cambiare le sorti di una realtà diventata “massacro di anime”.

Non è il sogno della pace nel mondo di una ragazzina che si appresta a ricevere la corona di reginetta di bellezza, ma l’azione consapevole di dare gran voce a chi passa ormai quasi inosservato nella routine di fatti che appaiono scadalosamente “normali”. I corpi inghiottiti dal mare non sono una tacita quotidianità su cui cambiare canale per passare al ben più interessante programma di cucina e noi, quel “lato giusto del mondo”, siamo colpevoli di nascondere la testa sotto la sabbia attraverso l’alibi dell’impotenza. Ognuno può fare qualcosa se, come dice Malala, basta un bambino, un insegnante, un libro e una penna per cambiare il mondo. Allora basta il coraggio di ognuno per fermare una strage silenziosa. Non esistono recinti che connotano “il nostro mondo”, la vita ha eguali diritti ovunque essa sia e il nostro dovere è di preservarla con ogni mezzo, fosse anche un foglio e una penna… Perché ci potranno chiamare pazzi o sognatori ma la più grande e meravigliosa follia è la vita stessa e ognuno deve avere il diritto di poterla vivere. Non c’è sogno che non possa essere realizzato se si ha il coraggio di non voltarsi dall’altra parte.

Ringrazio di cuore chi lavora ogni giorno per tutto questo, chi ha sacrificato molto per vedere nascere un sorriso sul viso di ha scampato la morte… Tutti i collaboratori, i fotografi che ritagliano emozioni rendendole indelebili e chiunque abbia orecchie per sentire… sentire nel profondo.

di Claudia La Ferla

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*Photo Copyright: Alessandra Lucca


Questo testo era stato scritto a Gennaio per la presentazione di Antigone a Francoforte insieme alla Macchina Sognante e noi -mantenendo fede alla promessa di non dimenticare quel giorno-  pubblichiamo le sue parole nel giorno del primo compleanno di Antigone.

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