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Sabato 21 maggio ho partecipato ad uno spettacolo organizzato dalla scuola Orso Mario Corbino insieme all’Unitre di Augusta. Lo scopo di questo spettacolo era trasmettere messaggi di PACE attraverso canzoni, balli e girotondi di nonni e nipoti. L’arcobaleno, che é il simbolo della pace, era presente con i suoi colori nei disegni di tutti i ragazzi e le ragazze.

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Sono stato particolarmente colpito dalle parole che scorrevano sullo schermo é che ripetevano che “la pace non è un vocabolo, ma un vocabolario“. La pace infatti comprende tante altre parole importanti: Amicizia, Accoglienza, Rispetto, Amore, Fratellanza, Solidarietà, Perdono, Unione. Io e un mio amico, Kassé, abbiamo avuto la possibilità di partecipare allo spettacolo e avevamo il compito di aiutare una bambina disabile. In questo modo anch’io mi sono sentito coinvolto e importante.

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di Doumbia (foto e testo)


 C’è un motivo preciso se abbiamo scelto di raccontare questa storia svoltasi ad Augusta, correndo il rischio di essere in qualche modo autoreferenziali visto che alcun* di noi vengono da questa città. Augusta è spesso al centro di notizie di cronaca e altrettanto spesso tratteggiata sotto una luce negativa: crisi dei migranti, crisi ambientale, inquinamento dovuto al polo industriale le cui mortifere conseguenze segnano moltissime famiglie. Tuttavia, troppo poco si mette in luce quanto di buono ci sia in una comunità che con dignità affronta le sfide appena elencate. E allora ho chiesto a Doumbia, protagonista di questa esperienza, di raccontarla. Ma ho chiesto anche a una delle persone direttamente coinvolte nell’organizzazione di spiegarmi la genesi di questa iniziativa.

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Si tratta infatti di un percorso snodatosi durante tutto l’anno scolastico che ha visto la partecipazione del corpo scolastico tutto e dell’associazione Unitre Augusta con il fine ultimo di generare accoglienza, inclusione e integrazione. Il simbolo peculiare è stato il doppio girotondo, uno di bambini e uno di adulti, che si muovevano attorno a Silvia, Kassé e Doumbia. A quel punto “non ci sono stati bambini e adulti, bianchi o neri, abili o disabili, ma un gruppo di persone che hanno imparato a rispettarsi e volersi bene“.

Se abbiamo scelto di dar voce a questa iniziativa, è perché la riteniamo simbolo di quella unione virtuosa fra scuola, coraggio civile e desiderio di accogliere in cui noi, come Collettivo Antigone, crediamo fortemente.

di Maria Grazia Patania

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